Analisi
Economie e mercati 12 anni fa - lunedì 5 settembre 2005
Cala la disoccupazione negli Usa e in Eurolandia. Le economie sulle due sponde dell'oceano crescono però meno del previsto.

DA NOI

· A luglio l'indice dei prezzi alla produzione è salito a quota 110,8, mettendo a segno una crescita dei prezzi alla produzione dello 0,3% rispetto a giugno e del 3,6% rispetto a luglio del 2004. I dati sono inferiori alle stime del mercato, orientate a una crescita mensile dello 0,4% e annua del 3,8%. Senza considerare i prodotti energetici, i prezzi alla produzione di luglio sono aumentati dell'1,2% rispetto a un anno fa e sono invece rimasti stabili rispetto al mese precedente.

· Secondo le prime stime dell'Istat – l'Istituto italiano di ricerca – in agosto l'inflazione è scesa al 2% annuo dal 2,1% di luglio. I prezzi sono invece cresciuti dello 0,2% rispetto al mese precedente. L'indice armonizzato a livello europeo si è attestato a 110,1, registrando una variazione mensile negativa dello 0,3% e una crescita annua del 2,1%. I dati sono in linea con le attese del mercato. Da notare che l'inflazione risente fortemente del prezzo dell'energia, senza considerare il quale la crescita annua sarebbe stata solo dell'1,4%.

· Le vendite al dettaglio, in giugno, sono diminuite dello 0,2% rispetto a maggio e dello 0,7% rispetto a giugno 2004. Il calo annuo è diretta conseguenza di una flessione delle vendite dell'1,4% nelle piccole imprese e di un contestuale incremento dello 0,4% nella grande distribuzione. 

· A luglio i salari contrattuali sono aumentati dello 0,4% rispetto a giugno e del 2,8% rispetto a un anno prima.

· Nel mese di giugno la bilancia commerciale italiana relativa ai Paesi dell'Unione europea ha registrato un saldo negativo per 439 milioni di euro, contro -1.156 milioni di euro dello stesso mese del 2004. Le esportazioni sono aumentate del 9,3%, le importazioni del 3,8%. Nei primi sei mesi di quest'anno la bilancia commerciale verso i Paesi dell'Unione europea ha mostrato invece un saldo negativo per 1,422 milioni di euro, contro -2.148 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno. Le esportazioni sono aumentate del 5,6%, le importazioni del 4,5%.

IN BREVE

· La crescita americana del secondo trimestre è stata rivista leggermente al ribasso, portandola al 3,3% dal 3,4% inizialmente stimato. Sempre in Usa, ad agosto, l’impennata del petrolio e il rincaro delle materie prime hanno inoltre fatto arretrare leggermente la fiducia del settore manifatturiero. La fiducia dei consumatori americani resta però ben orientata e la creazione, ad agosto, di altri 169.000 posti di lavoro (vedi grafico) ha fatto scendere la disoccupazione al 4,9% della popolazione attiva.

· Nel secondo trimestre l’economia della zona euro è cresciuta solo dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, i consumi delle famiglie sono diminuiti dello 0,1% e le spese delle amministrazioni pubbliche hanno rallentato la crescita a +0,3%, contro +0,5% del primo trimestre. Uniche buone notizie per Eurolandia: a luglio la disoccupazione è scesa all’8,6% della popolazione attiva dall’8,7% di giugno e ad agosto l’inflazione è scesa al 2,1% annuo dal 2,2% del mese precedente.

· Ad agosto in Germania il numero dei disoccupati è sceso per il quinto mese consecutivo, ma il tasso di disoccupazione resta ancora elevato (11,6% della popolazione attiva).

· In Giappone a luglio la produzione industriale è diminuita dell’1,1% rispetto a giugno e, sempre nello stesso mese, la disoccupazione è salita al 4,4% della popolazione attiva dal 4,2% di giugno.

CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO NEGLI USA (in migliaia)

Ad agosto l’economia americana ha creato ancora 169.000 posti
di lavoro, facendo scendere il tasso di disoccupazione statuniten-
se al livello più basso degli ultimi quattro anni                                   

IL MERCATO E I VOSTRI INVESTIMENTI

La settimana scorsa mentre l’uragano Katrina spingeva il petrolio alle stelle, il biglietto verde ha avuto un andamento piuttosto nervoso reagendo, di volta in volta, ai dati, più o meno positivi, sull’economia Usa. Con un dollaro sottovaluto rispetto all’euro e dei tassi nettamente più elevati di quelli europei, le obbligazioni americane rappresentano un investimento interessante. Oltre che in euro e dollari Usa, continuate ad investire in corone svedesi, dollari canadesi, dollari australiani e sterline britanniche (i consigli alle pagine 9-10).

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