Analisi
Nuovi indici a Piazza Affari 12 anni fa - lunedì 26 settembre 2005
Nell’ambito di un cambiamento generale della struttura dei listini, Borsa italiana ha introdotto gli indici total return. Vediamo cosa sono e a che cosa servono.

Novità a Piazza Affari

· La scorsa settimana Borsa italiana ha introdotto diversi cambiamenti nei listini: alcune modifiche riguardano il Nuovo mercato che non solo cambia nome (MTAX) ma assume la stessa regolamentazione del listino principale (Mercato Telematico Azionario, MTA).

· Altri cambiamenti riguardano i requisiti di ammissione: è stata ad esempio aumentata la capitalizzazione minima (numero di azioni moltiplicato per il loro valore) richiesta per l’ammissione a quotazione oppure per l’assegnazione della qualifica di blue chip.

· Uno dei più importanti per gli investitori è l’introduzione degli indici total return, detti anche indici di capitalizzazione: a differenza di quelli “tradizionali” calcolati da Borsa italiana, tengono in considerazione sia l’andamento dei prezzi sia dividendi distribuiti. Perché è importante l’introduzione di questi indici?

Un riferimento più realistico

· Gli indici di Borsa sono importanti per gli investitori perché sono il più comune parametro di riferimento (benchmark) utilizzato dai fondi comuni. Finora, il parametro di riferimento utilizzato era spesso un indice di “prezzo”: una scelta che si ripercuote negativamente sulle tasche degli investitori.

· Se il fondo sceglie una gestione “passiva” adeguando l’andamento a quello dell’indice, vi ritrovate a rinunciare “automaticamente” a una fetta del rendimento del mercato, quella data dai dividendi: una rinuncia non da poco se cumulata negli anni (vedi grafico).

· In secondo luogo, le commissioni dipendono in parte dalla “bravura” dei gestori nel battere il proprio parametro di riferimento: ma se al “concorrente” vengono tarpate le ali escludendo il dividendo, risulta più facile batterlo.

Un passo avanti... ma è sufficiente?

· Le modifiche al regolamento Consob hanno introdotto, per i fondi a capitalizzazione dei proventi, l’obbligo di confrontarsi con un benchmark che reinvesta i dividendi. Da qui, il quasi obbligo per Borsa italiana di introdurre una versione total return di tutti i nostri principali indici (vedi riquadro).

· Di certo si tratta di un miglioramento, forse un po’ tardivo e forse insufficiente. Infatti secondo noi si potrebbe fare ancora di più. La maggior parte degli indici è costruita utilizzando come criterio di scelta la capitalizzazione, a cui vengono a volte associati altri criteri (come ad esempio la liquidità nel caso dello S&P Mib). Ma le dimensioni sono un criterio ottimale di scelta?

· Secondo alcuni studi no: le società più grandi non sempre sono le più redditizie, anzi a volte sono le più care (e quindi quelle il cui rendimento atteso è più deludente). Perché allora non costruire un indice che includa le società più “sane” (valore del capitale proprio, liquidità generata, volume d’affari...) anziché le più “grandi”? Alcuni studi effettuati sul mercato Usa dimostrano che, utilizzando criteri diversi dalla capitalizzazione, il rendimento ottenuto dall’indice (e quindi dai fondi comuni a esso legati) sarebbe stato significativamente superiore.

GLI INDICI DI PIAZZA AFFARI

Ecco i principali indici della Borsa di Milano, per i quali sarà d’ora in poi calcolata anche una versione “total return”.

S&P/Mib: è l’indice principale, che raccoglie le 40 maggiori “blue chip” in termini di flottante, liquidità e rappresentatività settoriale.

Mibtel: raccoglie tutte le azioni quotate al MTA e MTAX.

Midex: include i titoli più liquidi del segmento blue chip di MTA e MTAX, escludendo però quelli già presenti nello S&P/Mib.

All stars: comprende tutte le azioni del segmento Star di MTA e MTAX.

Star: comprende tutte le azioni del segmento Star di MTA e MTAX appartenenti ai settori economici “tradizionali”.

Techstar: comprende tutte le azioni del segmento Star di MTA e MTAX appartenenti al settore tecnologico.

 

ANNO DOPO ANNO... LA DIFFERENZA SI VEDE

Il risultato della Borsa Usa, rappresentato dall’indice S&P 500, è notevolmente diverso considerando anche la distribuzione dei dividendi (grassetto; base 100) oppure considerando il solo indice di prezzo (linea sottile). Su un periodo breve la differenza è piccola, ma con il passare degli anni il divario aumenta.

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