Analisi
Economie e mercati 12 anni fa - lunedì 10 ottobre 2005
Disoccupazione in aumento, sia nella zona euro (8,6%) che negli Usa (5,1%).

DA NOI

· In agosto, l'indice dei prezzi alla produzione è stato pari a 111,4, per un aumento mensile dello 0,5% e annuo del 3,7%. La crescita è dovuta prevalentemente all'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi, dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua, senza considerare i quali i prezzi alla produzione sarebbero aumentati solo dello 0,1% in un mese e dell'1,1% su base annua.

· Secondo la prima stima dell'Istat – l’Istituto nazionale di statistica – a settembre l'inflazione italiana non ha registrato variazioni rispetto ad agosto, mentre è cresciuta del 2% rispetto a settembre dello scorso anno. L'indice armonizzato a livello europeo ha invece registrato una crescita mensile dello 0,5% e annua del 2,2%.

· Sempre in settembre l'indice del settore manifatturiero italiano è salito sopra quota 50 – la soglia che separa l'espansione dalla contrazione – a 51,5. Quello di settembre è il miglior risultato da settembre 2004, quando l'indice si era portato a quota 51,6. Il dato, superiore alle attese del mercato, lascia pensare che "il peggio" sia passato e che il settore si trovi già sulla strada della ripresa.

IN BREVE

· In peggioramento, ma meno del previsto, i dati sulla disoccupazione americana. Gli uragani Katrina e Rita hanno distrutto infatti 35.000 posti di lavoro e non 150.000 come molti analisti temevano. Questa perdita di occupazione ha fatto comunque invertire tendenza alla disoccupazione americana, che, a settembre, è risalita al 5,1% della popolazione attiva dal 4,9% di agosto. La perdita di posti di lavoro in seguito agli uragani, anche se più limitata di quanto anticipato dai mercati, ha spinto al rialzo la disoccupazione americana, che, a settembre, è risalita al 5,1% della popolazione attiva dal 4,9% di agosto.

Da segnalare inoltre l’andamento contrastante, a settembre, degli indici ISM sulla fiducia dei responsabili degli acquisti delle società americane. Se quello del settore manifatturiero ha continuato a crescere per il ventottesimo mese consecutivo, quello del settore dei servizi ha invece accusato un netto calo. Gli elevati prezzi petroliferi, facendo temere una riduzione dei consumi delle famiglie, rendono dunque poco ottimisti i responsabili degli acquisti nel settore non manifatturiero.

· Nella zona euro, ad agosto, il tasso di disoccupazione è salito all’8,6% della popolazione attiva dall’8,5% di luglio. Bisognerà attendere i dati dei prossimi mesi per vedere se si tratta di una risalita passeggera dopo diversi mesi di calo o di una vera e propria inversione di tendenza. Intanto in agosto le vendite al dettaglio di Eurolandia sono aumentate dello 0,9% rispetto a luglio, per un incremento annuo del 2%. In salita, a settembre, anche l’indice sulla fiducia dei direttori degli acquisti nel settore manifatturiero. Unica nota negativa: le imprese non assumono ancora. Il fatto che i prezzi di vendita aumentano a un ritmo inferiore a quello delle materie prime continua infatti a pesare sui margini di guadagno.

· In Canada a settembre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,7% della popolazione attiva, il livello più basso degli ultimi trent’anni.

· A settembre l’indice Tankan della Banca del Giappone sulla fiducia degli industriali locali ha continuato a crescere. L’ottimismo regna in tutti i settori dell’economia, facendo prevedere una ripresa degli investimenti e delle assunzioni nel 2006.

ANDAMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE AMERICANA
(in % alla popolazione attiva)

La perdita di posti di lavoro in seguito agli  uragani,  anche  se
più limitata di quanto anticipato dai mercati, ha spinto al rialzo
la  disoccupazione  americana,  che, a  settembre, è risalita al 
5,1% della popolazione attiva dal 4,9% di agosto.                        

I MERCATI E I VOSTRI INVESTIMENTI

La settimana scorsa il prezzo del petrolio ha subìto un netto calo. La prolungata chiusura di alcune raffinerie nel Sud degli Stati Uniti ha fatto diminuire la domanda di greggio da raffinare, mentre talune statistiche lasciano presagire un calo dei consumi di prodotti raffinati, in seguito ai loro eccessivi rincari. Quanto all’euro ha chiuso la settimana a quota 1,21 rispetto al dollaro, che è stato penalizzato dall’aumento, anche se più limitato delle attese, della disoccupazione americana. Secondo noi il biglietto verde dovrebbe comunque apprezzarsi nel medio termine. Oltre che in euro e dollari americani, continuate a investire in corone svedesi, dollari australiani, dollari canadesi, nonché in sterline per beneficiare dei tassi britannici più elevati di quelli di Eurolandia (vedi i nostri consigli alle pagine 9-10).

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