Analisi
Economie e mercati 12 anni fa - lunedì 12 dicembre 2005
La ripresa economica tedesca dà segno di solidità, mentre soffre l'economia nel regno di sua maestà britannica.

IN BREVE

· Dopo il calo dello 0,9% subìto a settembre, nel mese di ottobre le vendite al dettaglio della zona euro sono aumentate dello 0,5%. L’attività di questo settore resta comunque depressa: negli ultimi dodici mesi le vendite sono salite di appena lo 0,4%. Nonostante le notizie incoraggianti che provengono dal mercato del lavoro e il calo dei prezzi petroliferi i consumatori europei continuano infatti a rimanere molto cauti nei loro acquisti.

· In Germania si conferma la ripresa dell’industria. Dopo la crescita messa a segno a settembre (+1,5% rispetto ad agosto), a ottobre la produzione industriale è cresciuta dell’1,1%. Positive anche le attese per i prossimi mesi. La produzione industriale dovrebbe ancora migliorare, favorita sia dal calo di prezzo dei prodotti petroliferi, sia dalla discesa dell’euro sul dollaro, che dovrebbe giovare alle esportazioni. La ripresa tedesca sembra quindi solida e capace di resistere al rialzo dei tassi di Eurolandia.

· In Gran Bretagna, invece, l’industria è sempre più in crisi. A ottobre la produzione industriale è diminuita dell’1% rispetto a settembre, per un calo dell’1,7% rispetto a ottobre 2004 (vedi grafico). Gli ultimi sondaggi non annunciano inoltre miglioramenti per i prossimi mesi. I rialzi dei tassi ufficiali decisi dalla Banca d’Inghilterra nel 2004 hanno dunque finito per rallentare molto più di quanto inizialmente previsto la domanda interna ed è servito a poco il ribasso operato in agosto con la speranza di rilanciare l’economia. Malgrado i cattivi dati dell’industria, le persistenti pressioni inflazionistiche impediscono però alla Banca d’Inghilterra di ridurre ancora i suoi tassi ufficiali, che sono così rimasti invariati alla riunione del comitato monetario dell’8 dicembre.

· La Banca del Canada ha rialzato al 3,25% il proprio tasso ufficiale – il più alto livello dal luglio 2003 – e ha lasciato chiaramente intendere che dobbiamo aspettarci nuovi rialzi nei prossimi mesi. Le autorità monetarie canadesi continuano infatti a preoccuparsi dell’aumento dei prezzi al consumo e vogliono evitare un surriscaldamento della loro economia. Ovviamente la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi dovrebbero continuare a sostenere il dollaro canadese che, dall’inizio dell’anno, si è fortemente apprezzato nei confronti dell’euro.

· Anche in Nuova Zelanda la Banca centrale ha rialzato ancora dello 0,25% il proprio tasso ufficiale, portandolo al 7,25%: il più elevato livello di tutti i Paesi industrializzati. Le autorità monetarie neozelandesi continuano infatti a essere preoccupate per le persistenti pressioni inflazionistiche e per il boom del settore immobiliare. Con un costo del denaro così elevato c’è però il rischio di un crollo dell’attività economica e del dollaro neozelandese, che, al livello attuale, è già nettamente sopravvalutato rispetto all’euro.

· Nel terzo trimestre l’economia australiana è cresciuta solo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Anche se i consumi e gli investimenti immobiliari sono continuati a crescere in modo apprezzabile, le esportazioni sono diminuite del 2,3%. Il calo si spiega con l’apprezzamento del dollaro australiano nei confronti del biglietto verde e con l’indebolimento della domanda a livello mondiale. L’economia australiana resta comunque dinamica: nel terzo trimestre, la crescita annua è stata infatti del 2,6% e il buon andamento del mercato del lavoro dovrebbe continuare a sostenerla. A novembre sono stati creati altri 28.000 posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1% della popolazione attiva.

ANDAMENTO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN GRAN BRETAGNA
(in %. su base annua)

L’industria britannica continua ad accusare il forte rallentamento
della  domanda  interna, ma le  pressioni inflazionistiche impedi-
scono alla Banca d’Inghilterra di ridurre il costo del denaro.           

I MERCATI E I VOSTRI INVESTIMENTI

La scorsa settimana il moltiplicarsi delle speculazioni sull’andamento dei tassi ufficiali sulle due sponde dell’Atlantico ha animato il mercato dei cambi, con un euro che ha continuato a essere scambiato tra gli 1,17 e gli 1,18 dollari. Secondo noi la ripresa del biglietto verde nei confronti dell’euro non è affatto terminata. Inoltre, agli attuali tassi d’interesse le obbligazioni in dollari Usa sono interessanti. Oltre che in dollari e in euro, investite in corone svedesi, dollari australiani e sterline per beneficiare dei tassi britannici più elevati di quelli della zona euro (i consigli alle pagine 9-10). Mantenete le obbligazioni in dollari canadesi.

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