Analisi
Google: corsa senza fine? 12 anni fa - lunedì 23 gennaio 2006
Ho letto che, secondo alcuni analisti il prezzo di Google in Borsa potrebbe anche superare quota 600 dollari. È plausibile? Conviene comprarlo?

Lo sbarco in Borsa di Google è stato un trionfo: il prezzo è più che quadruplicato in un anno e mezzo. Secondo noi non conviene comprare il titolo vuoi per ragioni di carattere economico vuoi per pecche relative alla struttura del controllo societario del colosso californiano. Vediamole.

Un prezzo molto caro…

·Google annuncerà i dati dell’ultimo trimestre del 2005 a fine gennaio. Le attese degli analisti sono di un utile per azione trimestrale di 1,76 dollari, quasi il doppio dell’utile del quarto trimestre del 2004 (0,92 dollari per azione). Questa stima porta le attese di utile per azione per l’intero 2005 a 5,89 dollari per azione (+115% su tutto il 2004): considerato che Google quota oggi intorno ai 400 dollari, il suo rapporto P/E è di circa 68. Questo valore ci dice che

il mercato sta pagando 68 dollari per ogni dollaro di utile di prodotto da Google. Poco o tanto? La media del settore tecnologico è di poco superiore a 22. Tra due appartamenti identici voi comprereste quello venduto a 68 dollari al metro quadro o quello a 22? …non siete gli unici: sembra dunque scontato che il prezzo di Google sia destinato a scendere riportando il P/E a valori più “di mercato”.

·La valutazione sull’andamento del prezzo di Google però non può prescindere dal tasso di crescita degli utili della società. Secondo alcuni analisti Google potrà mantenere nei prossimi due anni un rapporto P/E di 50 (il diretto concorrente Yahoo! ha un P/E di 47). Ci si aspetta che gli utili di Google crescano del 50% nel 2006 e del 35% nel 2007. Se le stime dovessero essere confermate il prezzo di Google potrebbe schizzare a 600 dollari (12 dollari di utile per azione a fine 2007 X 50). È credibile che Google raddoppi il proprio utile in due anni e continui a mantenere un P/E più elevato del suo settore?

·Secondo noi i segnali che la corsa del prezzo della società sia destinata a rallentare ci sono. I dati trimestrali di Yahoo!, hanno deluso gli analisti di Wall Street: il tasso di crescita dei ricavi della società si è ridotto trimestre dopo trimestre. È possibile che le quote di mercato di Yahoo! siano passate a Google, ma il dato sembra rappresentare un generale rallentamento dei tassi di crescita del mercato di attività di Google. Nonostante la miriade di servizi lanciati negli ultimi mesi, la società basa ancora il 98% dei propri ricavi sulle commissioni di pubblicità che le società pagano affinché il loro sito compaia nel motore di ricerca. Se il mercato dovesse essere“maturo” Google alla lunga ne risentirebbe. Un indizio a conferma di questa tesi può essere la ricerca di Google stessa di estendere i canali pubblicitari offerti alla carta stampata e alla radio (per esempio l’acquisizione di dMarc Media Network).

·La creazione di un motore di ricerca alternativo – Quaero – di stampo europeo, ma soprattutto i rischi di possibili regolamentazioni che impongano, come sta cercando di fare il governo Usa per combattere la pornografia, di rivelare quali sono i siti visitati dagli utenti potrebbero far scendere il prezzo della pubblicità online, ulteriore motivo per la riduzione dei margini di guadagno della società.

·Gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo di Google nel 2005 si traducono in una serie di costi difficilmente “comprimibili” in seguito alla riduzione del fatturato (lo scarso risultato del terzo trimestre di Yahoo! è dovuto a un difficile contenimento dei costi). Senza contare il possibile esito negativo della causa giudiziaria intentata dagli editori americani, legata all’idea della biblioteca universale gratuita online della società, con effetti negativi per tutto il settore, come il capitombolo del settore hi-tech dopo lo scandalo che ha investito il titolo Livedoor Co. a Tokio.

…e poco rispetto per gli azionisti

·Se dovessimo poi valutare la corporate governance di Google, il rispetto dei suoi azionisti, secondo il modello di cui vi abbiamo parlato in Soldi Sette n° 659, il punteggio della società californiana sarebbe molto basso: il principio basilare “un’azione – un voto” da Google non è rispettato.

·Ogni azione in mano ai fondatori e manager garantisce loro 10 voti in assemblea rispetto al singolo voto di ogni altro azionista: formalmente solo una minoranza delle azioni è nelle mani dei soci “storici”, è loro il totale controllo della società.

·Questo fatto riserva ai manager della società totale libertà d’azione senza che i piccoli azionisti possano far valere i propri interessi. Rende la società non contendibile e con altri meccanismi previsti dallo statuto, è di fatto impossibile che soci “indesiderati” vengano in possesso delle azioni “pesanti”. Questa scarsa qualità di “corporate governance” può essere col tempo causa di cattivi risultati borsistici.

Il rapporto P/E

Il P/E è calcolato rapportando il prezzo di Borsa di un titolo all’utile per azione (meglio se si utilizza il dato futuro atteso rispetto a quello storico) della società. Insieme a altri “multipli” quali il rapporto prezzo/valore contabile o prezzo/flusso di cassa è un indice della convenienza di un titolo: esprime quante volte dovete pagare la stessa unità di una determinata grandezza (in questo caso, l’utile). Pensatelo come il prezzo al metro quadro di un appartamento: quanto più è elevato, tanto più l’appartamento (e in finanza  il titolo) è costoso.

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