Analisi
Tassi e valute 12 anni fa - lunedì 16 gennaio 2006
Le attese di nuove manovre restrittive dalla Bce e i positivi dati macro sostengono i tassi di Eurolandia. L’euro oscilla attorno quota 1,21 dollari.

TASSI E VALUTE

· Dopo il rialzo di 0,25 punti operato l'1 dicembre del 2005, scontato era il "non intervento" della Bce sul tasso ufficiale, che, al termine della riunione mensile, è rimasto invariato al 2,25%. Si tratta di una "pausa di riflessione" (a breve ci attendiamo un rialzo di 0,25 punti) con cui l'Istituto monetario ha confermato di non voler iniziare un ciclo di ripetuti aumenti, ad imitazione dei cugini statunitensi della Fed. Non stupisce neanche l'andamento dei rendimenti dei BoT offerti in asta la scorsa settimana. Seguendo la tendenza del mercato, i rendimenti dei titoli a 3 e 12 mesi sono saliti, giungendo, rispettivamente, all'1,66% e al 2,06% netto. Il BoT annuale inizia dunque a suscitare interesse come investimento di breve periodo. I BTp a 5 e 30 anni sono stati invece aggiudicati al 2,66% e al 3,34% .  

· Per quanto riguarda i tassi della zona euro, dopo il ribasso registrato nel periodo natalizio, la scorsa settimana hanno ripreso a salire. A sostenere quelli a breve sono state le attese di nuove manovre monetarie restrittive da parte della Bce in una delle prossime riunioni. Forse già a febbraio, se i dati macro, in sintonia con l'aumento di fiducia di consumatori e investitori, confermeranno che la nostra economia ha davvero iniziato a "ingranare". In caso di dati "meno robusti" ma pur sempre positivi, la Bce dovrebbe invece intervenire con una manovra restrittiva non più tardi di marzo. A sostenere i tassi a media e lunga scadenza sono stati invece i recenti dati macro, che, anche per la nostra economia, evidenziano segnali di ripresa. Per esempio lo Zew – che esprime la fiducia degli investitori  tedeschi sul futuro andamento della loro economia – è salito in gennaio a quota 71 da 61,6 di dicembre.

· Più incertezza ha invece mostrato il mercato valutario, col cambio euro/dollaro che, per tutta la scorsa settimana, ha continuato a oscillare fra quota 1,20 e 1,21 dollari per un euro. Il mercato, guardando con interesse al differenziale dei tassi Usa/area euro, ha infatti risposto prontamente a ogni segnale che potesse preannunciare sia nuove manovre restrittive da parte della Bce, sia la fine della prolungata fase di rialzi del tasso di sconto da parte della Fed.

· E i tassi americani? Sono saliti sia quelli a breve, sia quelli a medio/lungo termine. In base alle dichiarazioni di autorevoli esponenti della Fed c'è infatti ancora spazio per qualche ritocco all'insù del tasso di sconto americano, non fosse altro che per scongiurare nuovi rischi di pressioni inflazionistiche. Inoltre l'economia americana continua a confermare il proprio stato di "buona salute".

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