Analisi
Economia e mercati 11 anni fa - lunedì 27 marzo 2006
Sette su dieci: queste le probabilità di un rialzo dei tassi a maggio da parte della Bce.

IN EUROPA

Sette su dieci: queste le probabilità di un rialzo dei tassi a maggio da parte della Bce. In Germania i prezzi al consumo sono tiepidi, ma quelli alla produzione ribollono.

Forse un po' più alta nel 2007 (rispetto al 2% previsto nel 2006): con questo giudizio sulla crescita europea il presidente della Bundesbank (e membro del direttivo della Bce) ha confortato i mercati circa la correttezza delle loro attese di crescita dei tassi. Infatti, visto che la Bce è fiduciosa nella forza di Eurolandia, non avrà paura di danneggiare la crescita quando deciderà un rialzo dei tassi in chiave anti inflazione. E di inflazione si è, appunto, parlato in Germania: i primi dati sui prezzi (di marzo) nei Lander tedeschi sono stati confortanti. Se confermati vedono un aumento mensile dello 0,1%, anziché dello 0,2%; merito dei prezzi degli alimentari freschi calati, contro ogni attesa, dell'1%. Tuttavia la situazione è fluida: i prezzi alla produzione tedeschi di febbraio sono saliti dello 0,7% mensile (5,9% annuo) molto più delle attese (male), ma senza il caroenergia la situazione mostrerebbe una variazione annua (tranquillizzante) all'1,1%. Sono poi giunti i dati sulla disoccupazione italiana a fine 2005 che risulta invariata al 7,7%: se è vero, infatti, che i disoccupati sono cresciuti di 20.000 unità, è pur vero che è aumentata  anche la forza lavoro a cui questi disoccupati vanno rapportati. La quota dei lavoratori flessibili è cresciuta al 16,7% dal 15,6%, comunque ben al di sotto della media della zona euro, pari al 25%. Infine in Italia a gennaio il fatturato dell'industria (-3,3%) è andato peggio delle attese (-1,3%), ma in compenso gli ordinativi, pur in calo, non preoccupano e sono sostenuti dagli ordinativi esteri.

NEL MONDO

Bella stagione?

Nonostante Bernanke non sia un mostro di comunicativa i mercati continuano a percepire ottimismo dalla Fed. Anche il Giappone cresce.

Alla Fed ci avevano abituati troppo bene con gli obiettivi chiari dell'ex presidente e oracolo della finanza Greenspan, mentre ora ci tocca districarci nello stile oracolare (i tassi a breve devono essere più alti della norma se quelli a lungo termine riflettono premi a termine bassi) del suo successore Bernanke. Tuttavia una volta fatto lo sforzo di interpretare le sue parole, il messaggio è chiaro: la Fed, per ora, non è preoccupata del fatto che i tassi Usa a lungo termine non siano superiori a quelli a breve (in genere la cosa è vista come un campanello di allarme-recessione). Anzi, la Fed non è neppure preoccupata di un rallentamento del settore immobiliare da cui vengono segnali contrastanti. La debolezza del settore c'è, ma febbraio ha stupito con una vendita di case esistenti in crescita per la prima volta dopo 5 mesi. Segnali contrastanti pure dai prezzi alla produzione che sono calati dell'1,4%, sopra le attese (-0,2%) ma con un dato core (senza elementi volatili come l'energia) in crescita dello 0,3% contro attese dello 0,1%. In Giappone continuano timidi segnali di ripresa: i prezzi dei terreni commerciali nelle tre città più importanti sono saliti per la prima volta da 15 anni a questa parte, e l'attività del settore terziario è cresciuta del 2,2% mensile contro l'1% atteso. Infine pure i grandi magazzini hanno visto le vendite aumentare di uno 0,5% annuo, segno che la spesa delle famiglie è in ripresa. Tuttavia la Banca centrale è prudente e anche questa settimana un suo membro ha sottolineato che i tassi saliranno molto piano.

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