Analisi
La battaglia fa bene ai mercati? 11 anni fa - lunedì 13 marzo 2006
Tra tentativi di assalto e arrocchi protezionistici, Parigi e Milano riescono a salvarsi da una settimana negativa per il resto del mondo.

Tra tentativi di assalto e arrocchi protezionistici, Parigi e Milano riescono a salvarsi da una settimana negativa per il resto del mondo.
Le notizie macroeconomiche della settimana hanno avuto scarso impatto sui mercati azionari
: se la svolta del Giappone con l’addio ai tassi nulli è l’ulteriore conferma del progressivo orientamento verso politiche monetarie più restrittive, il fatto che i tassi non cambieranno se non tra qualche mese è stato interpretato come segnale di stabilità. In una settimana peraltro caratterizzata dalla pubblicazione dei risultati annuali da parte di numerose società, le Borse si sono quindi concentrate sulle operazioni di finanza straordinaria: Opa di Linde su Boc, Blackstone che acquista CarrAmerica Realty Corp, Nbc Universal che acquista iVillage... Non a caso, all’interno di un bilancio nel complesso negativo (l’indice S&P 500 segna –0,44%), a registrare un progresso sono proprio le Borse italiana e francese (rispettivamente +1,44% e +1,61%) che si trovano nell’occhio del ciclone per i tentativi di conquista dei rispettivi settori bancario e energetico. In Italia, in particolare, hanno impazzato le ipotesi di fusione tra banche: la scommessa più gettonata è stata l’unione tra Capitalia e Banca Intesa (vedi alle pagine seguenti) tanto che il settore bancario italiano guadagna l’1,14% contro un calo dello 0,39% dell’indice di settore europeo. Bene anche il settore telefonico (+0,56%), in questo caso per operazioni concrete e non solo ipotizzate: Vodafone che cede le attività giapponesi, AT&T che acquista Bellsouth. Nonostante il riaccendersi delle tensioni in Nigeria il prezzo del petrolio ha subìto una battuta d’arresto dopo i dati sulle scorte Usa e la decisione dell’Opec di lasciare invariate le quote di produzione. Il calo del prezzo ha favorito il settore auto (+1,83%), ma allo stesso tempo ha appesantito il settore energetico (-3,22%).

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