Analisi
Straordinario? Quasi ordinario! 11 anni fa - lunedì 27 marzo 2006
Il tema delle operazioni straordinarie sta diventando ormai consueto per le Borse che, dopo aver raggiunto nuovi massimi, rallentano la corsa.

Il tema delle operazioni straordinarie sta diventando ormai consueto per le Borse che, dopo aver raggiunto nuovi massimi, rallentano la corsa.

Anche se le operazioni di fusione e le acquisizioni continuano a riempire le pagine di cronaca finanziaria, le Borse cominciano a reagire in maniera un po’ più fredda: la Borsa Usa chiude in leggero calo (-0,33%), quelle europee limitano il progresso allo 0,69%. Piazza Affari chiude in calo dello 0,48%: i numerosi risultati societari, positivi e superiori alle attese, non sono bastati a compensare le prese di beneficio sulla Borsa di casa nostra, in particolare nel settore bancario. A raffreddare gli entusiasmi degli investitori hanno contribuito le difficoltà sempre più evidenti nel creare un mercato europeo che sia unico anche in concreto e non solo in teoria: dopo le ormai note vicende francesi e polacche anche la Spagna è finita sotto i riflettori Ue per i presunti ostacoli all’ingresso della tedesca E.On. Anche i livelli massimi già raggiunti dalle Borse e i segnali discordanti provenienti dai dati economici (vedi gli altri articoli in queste pagine) hanno spinto i mercati verso una maggior cautela. Ciò nonostante, alcuni settori sono riusciti a registrare ancora dei progressi sulla scia della finanza straordinaria: il settore chimico, ad esempio, guadagna l’1,22% dopo l’offerta di Bayer su Schering. Il settore minerario (+3,37%) e quello energetico (+1,45%) sono invece sostenuti dai nuovi rincari delle materie prime, mentre a dare man forte al settore auto (+2,05%) ci hanno pensato le notizie provenienti da Fiat e Bmw (vedi rubrica In breve). Il settore farmaceutico, che sale dell’1,21%, beneficia dell’accordo raggiunto da Sanofi (vedi alle pagine seguenti). Anche il settore tecnologico riesce a chiudere in progresso (+0,71%) nonostante la battuta d’arresto dopo l’annuncio di Microsoft che ha rimandato a gennaio 2007 il lancio di Windows Vista.

condividi questo articolo