Analisi
Economia e mercati 11 anni fa - lunedì 3 aprile 2006
Questa settimana non ha brillato solo l'indice Soldi Sette: sulla scia si sono mossi anche l'Ifo tedesco e l'indice italiano Isae.

IN EUROPA

Questa settimana non ha brillato solo l'indice Soldi Sette: sulla scia si sono mossi anche l'Ifo tedesco e l'indice italiano Isae. L'inflazione europea, intanto, si conferma in calo, come nelle attese.

Non sono solo i risparmiatori fotografati da Soldi Sette a risultare fiduciosi, ma anche i consumatori italiani che hanno partecipato alla rilevazione dell'indice Isae. L'indice Isae della fiducia dei consumatori è, infatti, balzato a quota 94,2 da 92,7 superando le attese degli operatori e raggiungendo i massimi da gennaio 2001. Il dato è importante perché "fotografa" il futuro, là dove la fotografia del passato non era molto luminosa: il dato sul Pil nell'ultimo trimestre del 2005, infatti, è stato confermato come invariato. Buone notizie, comunque anche dalla Germania dove la fiducia degli industriali tedeschi è ai massimi da 15 anni: l'indice Ifo è infatti passato a 105,4 (prima era 103,4), proprio quando le attese degli operatori erano per un suo calo. E per concludere buoni anche i dati dell'indice della fiducia economica della commissione Ue che passa a 103,5 da 102,7, un risultato ancora una volta superiore alle attese di molti analisti. Intanto venerdì si è anche saputo il dato sull'inflazione europea di marzo che è scesa al 2,2% dal precedente 2,3% di febbraio. Il risultato era atteso, ma importante. Secondo molti operatori, infatti, è un elemento in più che potrebbe spingere la Bce (che si riunisce questa settimana) a rimandare a maggio (come atteso dai mercati) l’altrimenti scontato rialzo dei tassi europei.

NEL MONDO

Bernanke è un tipo prevedibile: così almeno devono aver pensato tutti quando il governatore della Banca centrale Usa ha rialzato i tassi dello 0,25%. In Giappone continua la vendita massiccia di titoli esteri.

Il fatto importante della settimana scorsa è ovviamente il rialzo dei tassi Usa dello 0,25%. Si tratta di un fatto previsto che potrebbe, però, non concludere la serie di strette monetarie a cui la Fed ci ha abituati da tempo. Tutto dipende (nel pragmatico atteggiamento Usa) dai dati che usciranno. Per ora, a detta della Fed, l'inflazione è sotto controllo anche grazie alla previsione per i prossimi mesi di una crescita economica più moderata e sostenibile, tuttavia è stato anche sottolineato che il mercato del lavoro Usa vede pochissime risorse inutilizzate, quindi non sono da escludersi tensioni salariali (che poi, si sa, han spesso ricadute inflazionistiche). Comunque le buone notizie non finiscono qui: è stata pure rivista marginalmente al rialzo la stima del Pil Usa dell'ultimo trimestre (+1,7% rispetto al precedente) ed è migliorata la fiducia delle famiglie rilevata dal Conference Board che passa a 107,2 da 102,7. Per concludere veniamo al Giappone: la disoccupazione è calata al 4,1% (ben oltre le attese), e il dato sull'inflazione conferma la fine della deflazione. Infine, fatto interessante, continua la tendenza dei giapponesi a disfarsi di titoli esteri (-664 miliardi di yen) e, infatti, è di questi giorni la notizia che la Cina ha (seppur di poco) superato il Giappone come Paese del mondo con maggiori riserve in valuta estera.

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