Analisi
I venti di guerra infiammano l'oro nero 11 anni fa - venerdì 28 aprile 2006
Quali prospettive per economia e Borse?

I venti di guerra infiammano l'oro nero

La corsa al nucleare da parte dell'Iran rende giorno dopo giorno sempre più realistico lo scenario di un intervento militare Usa o israeliano per contenere il rischio che Teheran si doti di bombe atomiche. È vero che gli Stati Uniti sono già impegnati coi loro uomini su molti fronti (Iraq, Afghanistan...) e che in questo momento non hanno probabilmente risorse sufficienti per intraprendere un nuovo conflitto su larga scala in Medio Oriente, tuttavia non è pensabile che lascino l'Iran libero di armarsi di bomba atomica. Se i negoziati internazionali in atto da tempo dovessero fallire un blitz contro gli impianti nucleari iraniani appare inevitabile. I mercati temono, però, che questo intervento, anche qualora venga progettato per risolversi in tempi brevi, porti a una lunga guerra, con conseguenze pesanti per il prezzo del petrolio che, infatti, è già salito oltre i 75 dollari al barile. E secondo i Paesi produttori il prezzo resterà a livelli elevati per i prossimi 5 anni.

Dopotutto di motivi per il caropetrolio ce ne sono anche molti altri. In primo luogo la fame di energia mostrata dall'economia cinese e dai mercati emergenti manterrà alta la domanda di petrolio, a fronte di una produzione che stenta a crescere. In secondo luogo l'Iran non è il solo Paese produttore di oro nero che si trovi in una zona calda del pianeta: in Nigeria ad esempio c'è da tempo una guerra strisciante che ha reso indisponibile la produzione di un quarto dei giacimenti situati sul delta del fiume Niger; in Venezuela la spaccatura politica del Paese e la strategia anti Usa del presidente Chavez mantengono alto il rischio di instabilità della produzione locale. Infine non dimentichiamo che la lenta pacificazione irakena non è ancora riuscita a far sviluppare le potenzialità estrattive di questo Paese che secondo la maggior parte degli studiosi siede su una delle principali riserve di oro nero al mondo.

I Paesi produttori di petrolio si sono a lungo coordinati molti anni all'interno dell'Opec (l'associazione che raccoglie i principali Paesi produttori) per garantire livelli di produzione tali da non strangolare l'economia mondiale, contenendo il prezzo del barile tra i 20 e i 30 dollari. Ultimamente, però, la situazione è sfuggita loro di mano: stanno infatti già pompando al massimo, e la loro capacità produttiva risulta inadeguata a soddisfare la fame energetica di Paesi quali l'India e la Cina.

Una babele di previsioni

· Per questo nell'ultima riunione l'Opec si è detta preoccupata che l'economia mondiale subisca contraccolpi.

· In particolare l'Opec prevede un rallentamento per la crescita Usa per cui il sostegno della domanda mondiale (finora spinta da quella americana), resterà nelle mani dei Paesi asiatici, in considerazione delle difficoltà europee legate alle incertezze politiche emerse di recente nel Vecchio Continente (elezioni sul filo di lana in Italia, proteste di piazza in Francia).

· Pure il Fondo monetario internazionale ha mostrato allarmismo, ma lo ha fatto con una certa ambiguità. In primo luogo ha, infatti, rilevato nel World economic outlook (una analisi delle tendenze dei mercati) pubblicato dopo Pasqua che finora lo sviluppo economico globale non si è curato né degli uragani della scorsa estate, né del caropetrolio e, infatti, lo stesso Fondo monetario internazionale ha previsto una crescita del 4,9% per il 2006 e di un ulteriore 4,7% per il 2007.

· In secondo luogo il Fondo monetario internazionale ha sostenuto che il petrolio potrebbe salire anche a 80 dollari al barile, e che questo potrebbe impattare sull'inflazione, e quindi, sulla crescita economica dei Paesi emergenti comportando una riduzione delle stesse stime che vi abbiamo appena descritto.

· I problemi alla base di questa apparente contraddizione nel descrivere la realtà sono di due tipi. Il primo è che nessuno può predire esattamente dove arriverà il petrolio. Il secondo è che l'effetto di una crisi petrolifera si diffonde nell'economia solo poco per volta, quindi occorre stare attenti a non farsi ingannare dal fatto che, fino ad ora le economie sembrano avere incassato il colpo.

30 ANNI DI QUIETE E 30 DI CAOS

Il petrolio (in dollari al barile, linea sottile, in grassetto il valore depurato dall'inflazione) dagli anni '70 è diventato un problema rilevante.

IL CAROPETROLIO È STABILE?

Mese

Prezzo a termine

Agosto

72,04

Settembre

72,39

Ottobre

72,65

Novembre

72,85

NB: In dollari al barile, Brent all'Ipe il 27/4.

Come reagiranno i mercati?

· Mentre il Fondo monetario internazionale annunciava una crescita globale del 4,9% nel 2006, l'Opec, pur critica sulla crescita, rialzava al 4,5% dal 4,4% le stime per lo stesso anno. Le previsioni sono numeri ballerini, ma su una cosa concordano: l'economia mondiale continuerà a crescere.

· Il problema per chi investe è però capire come reagiranno mercati e operatori: se sono convinti che il rialzo del petrolio sia un fenomeno passeggero (e quindi rischiano di disilludersi nel momento in cui capiranno la dura realtà) o se, invece, hanno capito la sua valenza strutturale e l'hanno scontata nelle loro attese.

· Certo i mercati non prevedono ribassi ad autunno (vedi tabella). Come con un petrolio in salita, e portatore di inflazione (in Italia l'Istat parla dello 0,18% per ogni 10% di crescita dell'oro nero), fanno i conti le banche centrali che tengono alta la guardia dei tassi.

· In poche parole mercati e operatori sono abbastanza informati del fatto che se, fino ad oggi, la crescita del prezzo dell'oro nero è stata trainata dalla forte domanda (vedi il grafico qui sopra: La febbre petrolifera asiatica), il petrolio oggi soffre anche di problemi di produzione: l'offerta è, infatti, limitata e fa fatica a crescere.

· Tutte queste considerazioni fanno ben sperare sulla consapevolezza di mercati e operatori circa il destino dell'oro nero.

LA FEBBRE PETROLIFERA ASIATICA

Tra il 1995 e il 2004 le economie dei Paesi asiatici hanno aumentato notevolmente la loro domanda di petrolio (nel grafico è indicata in milioni di barili al giorno). Solo in Cina, ad esempio, è quasi raddoppiata.

Una lettura alla luce dell'Iraq

· Leggiamo, però, ora queste considerazioni alla luce dallo scoppio (3 anni orsono) della guerra in Iraq.

· Le Borse, diversamente da quanto fecero con gli shock petroliferi degli anni '70, sembrano essersene completamente disinteressate e hanno proseguito indisturbate nella crescita raggiungendo livelli ragguardevoli (vedi grafico Il boom dell'ultimo triennio). Come mai è andata così?

· Rispetto a 35 anni fa, nei Paesi industrializzati il peso (e quindi l'importanza) del petrolio nella produzione di ricchezza è calato di oltre il 40%. Nei Paesi in via di sviluppo è, sì, salito del 20% (in Cina è oggi più di due volte che nei Paesi industrializzati), ma la loro capacità di invadere i mercati con prodotti a basso costo (dovuta ad altri fattori, come il costo del lavoro) è rimasta intatta.

· Stando così le cose c'è più da confermare le attese attuali, che formularne di nuove: i tassi continueranno a salire dietro il timore d'inflazione e le Borse continueranno a essere ben intonate. Ovviamente a meno di shock improvvisi che sono sempre possibili.

Approfittare dell'oro nero?

· A furia di parlare di corsa del petrolio vi sarà venuta voglia di sapere se sia possibile o meno salirle in groppa. La risposta è che non è facile, visto che i titoli del settore hanno corso molto. Tuttavia non c'è da scoraggiarsi.

· Nella tabella trovate una selezione di titoli petroliferi. Accanto al mercato di quotazioni vi indichiamo alcuni dati di bilancio e la loro valutazione. L'unico che sia conveniente e che potete, quindi acquistare per scommettere sull'oro nero è British Petroleum.

· Se non temete il rischio potete i speculare sul settore acquistando un Etf  quotato a Francoforte come quello che punta sull'indice DJ Stoxx 600 oil & gas che investe nei 20 principali titoli europei del settore (ad esempio l'inglese British Petroleum che vi consigliamo vi pesa per circa il 30%).

· In alternativa alle pagine seguenti trovate un consiglio speculativo sulla matricola di Borsa Saras, che opera nel settore della raffinazione, e che viene quotata a Piazza Affari, proprio in questi giorni.

· Non mancano infine i fondi che puntano su società del settore energia. Anche se si tratta di fondi comuni (prodotti comunemente considerati per un investitore tranquillo) non sono per il buon padre di famiglia e nella maggior parte dei casi hanno valutazioni deludenti. Chi desidera fare una piccola scommessa tuttavia ne può scegliere uno tra quelli acquistabili con facilità via internet e senza costi di acquisto, come, ad esempio Gestnord azioni energia e materie prime (minimo 500 euro, gestito da Sella Gestioni, telefono: 800/102010) che su www.onlinesim.it viene via praticamente senza spese e che è investito in titoli di energia e materie prime soprattutto americani (metà portafoglio) e europei (40% circa del portafoglio).

IL BOOM DELL'ULTIMO TRIENNIO

Mentre il prezzo dell'oro nero galoppava senza sosta (linea sottile, base 100) le Borse mondiali hanno continuato imperterrite la loro corsa (in grassetto), qui ripresa proprio dal momento dello scoppio della guerra in Iraq.

NB: I dati di bilancio sono espressi nella stessa valuta in cui è espresso il prezzo del titolo. Il dividendo è quello generato nel 2006 che verrà, quindi, staccato nel 2007. Il cash flow sono le entrate di cassa al netto delle relative uscite. Rappresenta la capacità della società di generare liquidità e di investire senza ricorrere all'indebitamento. Il Patrimonio netto è il valore della società se chiudesse in quel momento e se tutti i beni potessero essere liquidati allo stesso valore presente nel bilancio. La nostra valutazione e il nostro consiglio non sono dati solamente sulla base dei dati di bilancio attesi per il 2006, ma tengono conto anche delle prospettive dei titoli negli anni a venire. Per avere maggiori informazioni su come costruiamo i nostri consigli vedi al link: http://www.altroconsumo.it/finanza/map/show/720010.htm.

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