Analisi
Il ritorno di fiamma del nucleare 11 anni fa - lunedì 3 aprile 2006
La crisi del gas dello scorso inverno ha evidenziato la dipendenza energetica dell'Europa, ma diversificare l’approvvigionamento non è facile e i governi stanno, quindi, resuscitando il nucleare.

La crisi del gas dello scorso inverno ha evidenziato la dipendenza energetica dell'Europa, ma diversificare l’approvvigionamento non è facile e i governi stanno, quindi, resuscitando il nucleare.

· Parte dell’Europa ha voltato le spalle al nucleare dopo la catastrofe di Chernobyl nel 1986. Tuttavia lo sviluppo di energie alternative ha accumulato ritardi e sarà necessario ricorrere più che mai alle centrali a gas, una soluzione inquinante che si scontra con gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Per questo anche nei Paesi che hanno bandito o programmato la fine del nucleare si comincia a ridiscuterne.

· Il nucleare pare poi destinato a svilupparsi non solo in Europa, ma anche in Giappone e negli Usa, dove l’energia è al centro delle preoccupazioni del mondo politico. Anche molti Paesi emergenti guardano al nucleare per soddisfare la domanda di elettricità e sono ai nastri di partenza i matrimoni fra società del settore. La giapponese Toshiba ha già sborsato infatti ben 5,4 miliardi di dollari per comprare Westinghouse, uno dei principali gruppi attivi nel nucleare, inizialmente in vendita a 1,8 miliardi di dollari.

Le società del settore

· Le società attive nel settore nucleare si dividono grosso modo in 4 gruppi:

– quelle che si occupano di estrarre l'uranio come l'americana Cameco, le australiane Era o Bhp Billiton (attraverso la controllata Wmc) o la russa Priargunsky;

– quelle che costruiscono gli impianti nucleari o loro componenti come la tedesca Siemens, o la giapponese Jgc o l'italiana Ansaldo Camozzi;

– quelle che trattano l'uranio e lo stoccano come la belga Belgonucleaire o l'americana Usec;

– quelle che con l'energia atomica producono poi elettricità come la francese Edf o la tedesca Rwe.

· I più importanti tra questi gruppi possono comprendere più attività: estrazione dell'Uranio, costruzione di impianti e trattamento del materiale per la francese Areva; costruzione di impianti e produzione di elettricità per l'americana General Electrics.

C'è poco da acquistare

· Per gli investitori non è facile approfittare del ritorno del nucleare investendo in queste società. Infatti il loro capitale spesso non è aperto al pubblico o lo è solo in parte. È il caso principalmente di quelle grandi società che si occupano di tutta la filiera dell'energia atomica e che hanno un valore strategico per le nazioni in cui operano: pensiamo alla britannica British Nuclear Fuels  e all'italiana Sogin (entrambe di proprietà dello Stato) o al colosso francese Areva, di cui si possono trovare quotati solo dei certificati senza diritto di voto rappresentativi del 4% del capitale, mentre il resto è controllato direttamente o indirettamente dallo Stato o da grandi imprese come Edf e TotalFina. Esistono poi alcune società che  si occupano solo di componenti ingegneristiche che sono completamente in mano a privati (ad esempio l'americana General Atomics o l'italiana Ansaldo Camozzi, nata da una costola di Ansaldo).

· In secondo luogo, anche quando è svolta all'interno di società quotate, spesso l'attività nucleare è solamente una piccola parte dell'attività di un gruppo e ne influenza solo marginalmente l'andamento. È il caso dell'italiana Ansaldo nucleare che è solo un pezzo del gruppo Finmeccanica, o dell'americana General Electric Nuclear Energy, che fa parte del colosso Usa General Electric oppure di Global Nuclear Fuels Americas e Global Nuclear Fuels Japan, nate da una collaborazione tra General Electric, Toshiba e Hitachi, tutti gruppi di grosse dimensioni che contengono ben altro, come d'altronde contengono ben altro pure i giganti Siemens e Alstom, comunque  attivi nel settore.

· Per quanto il settore nucleare sia promettente purtroppo non è facile puntarci: molti titoli non sono quotati, e anche quando lo sono, si tratta per lo più di sono grandi gruppi industriali che "diluiscono" le attività nel nucleare tra mille altre.

· Abbiamo tratto dal nostro database, un elenco di titoli che dedicano una piccola parte dell'attività al settore nucleare. Ecco la nostra valutazione e il nostro consiglio.

· Sono cari o molto cari (vendere): la tedesca Siemens (76,93 euro, ingegneria), le francesi Alstom (69,2 euro, ingegneria) e Edf (46,8 euro, elettricità), la svizzera ABB (16,45 franchi svizzeri, ingegneria) e l'italiana Finmeccanica (18,74 euro, ingegneria). Sono corretti (mantenere): l'inglese Rio tinto (2922 pence, estrazione), la tedesca E.On (90,85 euro, elettricità)  e la spagnola Iberdrola (26,64 euro, elettricità).

· Vi ricordiamo, infine, che sono convenienti (acquistare) i seguenti titoli che non comprendono direttamente l'attività nucleare, ma che si occupano di elettricità: Enel (6,98 euro) e Scottish Power (582 pence).

· Senza basarci sul nostro modello (vedi riquadro per la metodologia) abbiamo analizzato alcune altre società: Cameco (42 dollari canadesi, estrazione, quotata a New York e Toronto, cara non acquistare), Usec (12,05 dollari, trattamento dell'uranio, quotata a New York, visto che è la meno cara di tutte lo speculatore può tentare una scommessa, sapendo, però, che è un titolo relativamente piccolo e che non lo seguiremo in futuro) e Bhp Billiton (28,9 dollari australiani, estrazione, quotata su diversi mercati tra cui Sidney e Londra, cara, non acquistare).

 

· Per sapere come sono valutate le società del nostro database potete trovare informazioni al link: http://www.altroconsumo.it/finanza/map/show/694010/src/4795913.htm

· Le società assenti dal database sono state analizzate sinteticamente col "metodo dei multipli", ossia confrontando i dati di consenso sulle attese di utile e il patrimonio netto coi prezzi dei titoli. Il primo confronto dice quanti anni la società impiegherà per ripagare coi propri utili l'investimento; il secondo ci dice quante volte avete pagato il suo patrimonio netto.

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