Analisi
Pirelli paga la bolletta del telefono 11 anni fa - lunedì 26 giugno 2006
Quale vantaggio ho, come azionista Pirelli, dalla vendita dei pneumatici? È un trucco per far cassa alle mie spalle?

Quale vantaggio ho, come azionista Pirelli, dalla vendita dei pneumatici? È un trucco per far cassa alle mie spalle?

Perché quotare Pirelli Tyre?

· La motivazione ufficiale della quotazione di Pirelli Tyre è quella di facilitare lo sviluppo di Pirelli Tyre, un po’ come è accaduto con la quotazione di Pirelli Real Estate. Una motivazione che tuttavia non convince molto, soprattutto considerando che si tratta di un’offerta pubblica di vendita e non di sottoscrizione: le azioni offerte, cioè, sono messe in vendita dai “vecchi” azionisti e alla società non arrivano nuove risorse.

· Anche un’altra possibile motivazione, quella di aumentare la visibilità, non sembra coerente vista la notorietà già acquisita dal gruppo.

· Rimane un’altra motivazione, un po’ meno ufficiale ma secondo noi convincente: la necessità, da parte di Pirelli, di nuove risorse e la quasi impossibilità, in questo periodo, di “batter cassa” presso i propri azionisti con un nuovo aumento di capitale (la situazione del mercato non è favorevole e inoltre il gruppo ha già varato un aumento di capitale nel 2005).

· Ma perché questa necessità di nuove risorse? Principalmente per finanziare la presenza nel settore telecom, che sta comportando, in questo periodo, nuovi esborsi. Ma facciamo qualche passo indietro.

Cinque anni di bollette

· L’ingresso di Pirelli nel settore telecom risale al 2001, quando Olimpia (60% Pirelli, 20% Edizione Holding, 10% Unicredito e 10% Banca Intesa) acquisisce da Bell una quota nell’allora Olivetti (oggi Telecom Italia).

· Nel 2003, Hopa acquisisce il 16% di Olimpia (tra l’altro non pagandola in contanti ma con l’apporto della società Holy) riducendo così le quote degli altri soci: 50,4% Pirelli, 16,8% Edizione Holding, 8,4% a testa le banche.

· Ma gli esborsi per Pirelli non sono finiti: nel 2005 la fusione tra Telecom e Tim “diluisce” la quota detenuta da Olimpia in Telecom. Si rende quindi necessario, per mantenere invariato il proprio peso sulla società, l’acquisto di nuove azioni; per finanziarlo, Olimpia vara un aumento di capitale. Pirelli sottoscrive la propria quota e anche quella delle due banche; la sua quota in Olimpia sale al 57,66%, ma per finanziare tutta l’operazione Pirelli è costretta a sua volta a varare un aumento di capitale.

· E arriviamo al 2006, anche questo ricco di novità (e di pagamenti). A febbraio, i soci di Olimpia comunicano a Hopa il recesso dagli accordi. In base ai patti parasociali il “divorzio” dovrebbe comportare l’attribuzione a Hopa di una quota proporzionale delle attività di Olimpia, cioè in pratica le azioni Telecom: il bilancio di Olimpia è infatti composto quasi esclusivamente dalla partecipazione in Telecom, finanziata in parte con patrimonio proprio e in parte con debiti. Per evitare di dover rinunciare a una fetta di azioni Telecom, Pirelli e gli altri soci di Olimpia hanno scelto l’opzione (prevista per contratto) di pagamento del corrispettivo in contanti (che verrà effettuato a luglio).

· Infine, l’ultimo “salasso”. Lo scorso marzo, le due banche (che dopo la mancata sottoscrizione dell’aumento di capitale hanno visto la propria quota in Olimpia ridursi al 4,77% a testa) hanno comunicato l’intenzione di esercitare le opzioni put a loro attribuite; Pirelli sarà cioè costretta ad acquistare le loro quote.

Facciamo due conti

· Quanto costano a Pirelli il divorzio da Hopa e dalle banche? Iniziamo da Hopa: al prezzo del 31 maggio scorso (come da accordi) le azioni Telecom che dovrebbero essere attribuite a Hopa valgono circa 750 milioni di euro; considerando però anche la quota di debiti di Olimpia di competenza di Hopa e il contributo ai pagamenti da parte di Edizioni Holding, l’esborso per Pirelli dovrebbe ridursi secondo i nostri calcoli a “solo” 200 milioni di euro circa.

· Quanto alle quote delle due banche, che dovranno essere pagate a ottobre, l’importo minimo è pari a 585 milioni di euro ciascuna (cioè l’importo inizialmente investito).

· In totale, gli esborsi di Pirelli ammontano a quasi 1,4 miliardi di euro. Se sommiamo i proventi della quotazione di Pirelli Tyre (fino a 800 milioni di euro) e delle altre dismissioni programmate (400 milioni di euro) – tra cui potrebbero rientrare anche le quote in Mediobanca e Capitalia, oltre alle “briciole” derivanti dalla vendita del 15% dell’Inter (13,5 milioni di euro) – gli esborsi sono in buona parte coperti. Sarà un caso?

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