Analisi
Una settimana da dimenticare 12 anni fa - lunedì 12 giugno 2006
Il rialzo dell’inflazione negli Usa e la carenza di liquidità di alcuni investitori professionisti hanno trascinato al ribasso tutti i listini.

Il rialzo dell’inflazione negli Usa e la carenza di liquidità di alcuni investitori professionisti hanno trascinato al ribasso tutti i listini.

Nonostante i recuperi messi a segno nelle giornate di mercoledì e venerdì, il bilancio della settimana resta pesantissimo per tutti i listini mondiali: in Europa (che chiude con un -2,35%) le perdite maggiori sono state registrate da Parigi (-3,86%), Francoforte (-3,92%) e Amsterdam (-2,83%) mentre più contenute, almeno in parte, sono state le vendite su Milano (-1,92%) e Londra (-1,9%). Più che l’aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea, in linea con le previsioni, è l'attesa di  un’ulteriore stretta monetaria negli Usa volta a frenare la crescita dell’inflazione a preoccupare i mercati: New York ha chiuso con una perdita del 2,79% mentre il Nasdaq perde il 3,8%. Valore, quest’ultimo, assieme al crollo dell’indice mondiale dei semiconduttori (-5,22%) che, molto probabilmente, sta a indicare sia un più generale aumento dell’avversione al rischio degli investitori professionisti che preferiscono abbandonare settori più rischiosi quali, appunto, quello tecnologico, per puntare su altri tradizionalmente più “stabili” come quello farmaceutico (-0,58%) sia una carenza di liquidità degli operatori più aggressivi: in questo senso si spiegherebbero infatti i crolli delle borse asiatiche (Tokio, su tutte, con un -6,55%) e dell’indice delle materie prime dei metalli non ferrosi che lascia sul terreno il 7,92%. Trascinato al ribasso dai dati sulle immatricolazioni Usa (-6% a maggio rispetto all’anno scorso), l’indice automobilistico mondiale crolla del 5,41%, con Fiat che limita parzialmente i danni (-1,82%) grazie a una crescita delle immatricolazioni e al mantenimento di una quota di mercato in Italia superiore al 30%. In calo, infine, l’indice europeo bancario (-3,59%) e il settore utility (-1,88%) tra cui si salva però Enel (+1,64%) che si rafforza nell’Est europeo.

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