Analisi
Borse spaventate 11 anni fa - lunedì 17 luglio 2006
La situazione a livello geopolitico si inasprisce, il prezzo del petrolio vola e le Borse ne risentono.

La situazione a livello geopolitico si inasprisce, il prezzo del petrolio vola e le Borse ne risentono.

Prendete le tensioni in Medio-oriente, sommate rapimenti, danneggiamenti agli oleodotti e stop alle raffinerie in altre aree strategiche come Africa e Sud America, aggiungete il calo delle riserve di greggio negli Usa e avrete una buon quadro per capire come mai in settimana il prezzo dell’oro nero sia schizzato in alto fino a raggiungere punte superiori ai 78 dollari al barile. Se al rincaro dei prezzi dell’energia, che pesa sugli utili delle società e spinge al rialzo l’inflazione, aggiungete i primi risultati semestrali sia in Usa che in Europa non particolarmente brillanti e scecherate con la paura che tutti questi elementi stiano a indicare un futuro rallentamento di tutte le economie occidentali, otterrete il cocktail velenoso che ha trascinato al ribasso tutte le Borse mondiali: in particolare New York in settimana ha perso il 2,31%, Tokio il 3,02% mentre l’Europa, tra la discesa del 2,81% di Amsterdam e il calo del 4,57% di Francoforte, perde in media il 3,09%. Milano riesce meglio a contenere le perdite chiudendo con un ribasso del 2,71%. L’avversione al rischio trascina al ribasso i tecnologici che soffrono anche per la multa commissionata da parte dall’Ue a Microsoft e per i risultati non esaltanti del fornitore di software europeo Sap (-10,4%): il Nasdaq perde il 4,35%, l’indice dei semiconduttori il 2,91%, mentre l’indice delle società attive nella produzione di componenti hardware e software cede il 2,81%. L’unico settore a salvarsi, anche se in misura forse inferiore alle attese, è quello degli energetici che riporta guadagni dello 0,97%, mentre registra vendite anche il settore-rifugio dei metalli preziosi che lascia sul terreno il 2,31%. Nel calo generalizzato si salvano le due matricole di Piazza Affari Piaggio (+6,5%) e Valsoia (+4,9%) che erano state costrette però a fissare il prezzo di collocamento intorno ai minimi della forchetta. Pesante, infine, la perdita del settore auto (-3,88%) che risente del calo delle immatricolazioni in Europa occidentale e del taglio dei dividendi annunciato da Ford.

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