Analisi
Tassi e valute 11 anni fa - lunedì 24 luglio 2006
Scende la fiducia degli investitori tedeschi e i tassi euro van giù. Quelli Usa soffrono per l'atteso rallentamento della crescita economica.

TASSI EURO E USA IN LIEVE DISCESA

I dati macroeconomici parlano chiaro: Eurolandia cresce, ma le difficoltà ci sono e, con esse, le preoccupazioni. Il mercato – che ha gli occhi puntati al caro petrolio e agli effetti attesi su crescita e inflazione – non nasconde certo le sue perplessità - la fiducia degli investitori tedeschi è crollata a luglio di 22,7 punti - e i tassi euro di tutte le scadenze, fotografando questa sfiducia, la scorsa settimana sono scesi. In sincronia con quelli europei, sono calati anche i tassi Usa di tutte le scadenze. L'atteso rallentamento della crescita economica statunitense e le dichiarazioni di Bernanke, il presidente della Banca centrale Usa,  che l'inflazione si combatte nel medio/lungo termine, hanno rafforzato la convinzione che il movimento al rialzo dei tassi ufficiali Usa stia per concludersi, tant’è che il mercato attribuisce oggi una probabilità solo del 40% all’evento rialzo dei tassi, contro il 90% di qualche tempo fa. Sul fronte valute, l'accentuarsi delle tensioni fra Libano e Israele ha spinto gli investitori ad acquistare titoli di Stato americani, denominati in una valuta – il dollaro statunitense – considerata da sempre "rifugio" in presenza di shock politici. A inizio settimana il biglietto verde si è così apprezzato, portandosi sotto quota 1,25 sull'euro. Anche il dato sull'inflazione americana (salita a giugno al 4,3% annuo) ha fatto bene al biglietto verde che, a metà settimana, ha recuperato terreno, salendo a 1,24 sull'euro. Si è però trattato di recuperi temporanei poiché, dopo le dichiarazioni di Bernanke sul rallentamento della crescita economica Usa e l'imminente fine dei ritocchi all’insù dei tassi, il dollaro è nuovamente sceso, tornando a viaggiare verso quota 1,27 sull'euro. In controtendenza ai tassi Usa ed europei, la scorsa settimana sono andati i tassi inglesi, saliti per  tutte le scadenze. A spingerli ci ha pensato la forte salita dell'inflazione (+2,5% a giugno da +2,2% di maggio) e l’impetuosa crescita  dell’economia (+2,6% annuo nel secondo trimestre, il ritmo più elevato dell'ultimo biennio).

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