Analisi
È ora di cambiare auto 11 anni fa - lunedì 25 settembre 2006
Cambio della guardia nella nostra lista di titoli preferiti.

Cambio della guardia nella nostra lista di titoli preferiti. La nostra preferenza passa da DaimlerChrysler a Renault.

DaimlerChrysler si ferma ai box...

· L’importante e inatteso profit warning (comunicazione del management quando gli utili sono inferiori a quanto il mercato si aspetta per le precedenti comunicazioni del management stesso) lanciato da Chrysler è stato una doccia fredda per il mercato, dopo che l’andamento degli ultimi due anni sembrava indicare una ripresa dell’attività.

· Questo fatto ci ha spinto a rivedere al ribasso le stime sui risultati 2006 e 2007. Il titolo è ora correttamente valutato e il consiglio è passato a mantenere (vedi analisi ). DaimlerChrysler (DCXGn.DE; 39,14 euro) esce dalla rosa dei nostri titoli preferiti tra quelli all’acquisto.

...e Renault passa in pole position

· Al posto di DaimlerChrysler, inseriamo nella nostra “lista d’oro” Renault (RENA:PA; 88,2 euro). Il piano di ristrutturazione ci sembra convincente e contiamo su un importante rialzo della redditività nei prossimi anni; per questo, ve ne consigliamo l’acquisto. Ecco qualche informazione in più sulla società per capire la nostra scelta.

· Gli ultimi dati trimestrali non hanno esentato Renault dal momento difficile del mercato auto: vendite in Europa in calo del 7,6%, calo dal 3,3% all’1,6% dei margini di redditività e flessione del 26% dell’utile per azione. Il mancato sostegno delle vendite tramite il ribasso dei prezzi mostra qualche limite: gamma datata, feroce concorrenza, rialzo del costo delle materie prime e minor dinamismo dei concorrenti (VW, Fiat...) nel ridurre i costi. A questo si aggiungono problemi strutturali: dipendenza da alcuni modelli (gamma Mégane) e assenza da alcuni comparti, come il 4X4 o le auto di alta gamma.

· Agli attuali 26 miliardi di euro la capitalizzazione (numero di azioni in circolazione moltiplicate per il loro prezzo) sorpassa appena il valore delle partecipazioni detenute in Nissan (44%) e Volvo (21,8%), pari rispettivamente a 17,3 e 4,4 miliardi di euro. In sintesi, la Borsa valorizza Renault “solo” 4,3 miliardi di euro, contro i 10 di Peugeot, che ha una produzione superiore del 30%.

Obiettivo crescita

· Lo sforzo principale per il rilancio del gruppo si focalizzerà sui nuovi modelli (almeno 26 entro il 2009). Nella gamma alta, dai margini più elevati, Renault prevede 5 modelli. L’ingresso in mercati dove è assente (come il 4X4) servirà a ridurre la volatilità dei risultati.

· Il piano non prevede importanti tagli al personale (il che rassicura lo Stato, azionista del gruppo con il 15,3% del capitale), bensì una riduzione dei costi di acquisto e di fabbricazione. Rispetto a un obiettivo del 2,5% per il margine industriale (rapporto tra utile industriale e fatturato) nel 2006, il gruppo prevede di raggiungere il 3% nel 2007, il 4,5% nel 2008 e il 6% nel 2009.

Ostacoli all’orizzonte

· Lo sviluppo nella gamma alta metterà Renault in diretta concorrenza con gli “specialisti” del ramo come BMW, Audi e Mercedes, dove Renault non ha mai brillato, ma l’investimento è indispensabile per uscire dai segmenti a bassa redditività. Il 6% di redditività è un obiettivo difficilmente raggiungibile per un produttore “generalista”.

· Altro punto critico sono i mercati di vendita: nell’ipotesi di stabilità dell’Europa occidentale, solo la buona intonazione dei Paesi emergenti potrà permettere di centrare l’obiettivo in termini di numero di auto vendute (+7% annuo fino al 2009).

L’incognita General Motors

· Un importante azionista di General Motors ha portato il gruppo americano a intavolare dei colloqui con Renault per possibili alleanze. In assenza di dettagli è difficile esprimere un’opinione, ma questo scenario ci lascia piuttosto scettici.

· Renault potrebbe avere economie di scala sulla ricerca e sull’acquisto di componenti, ma con una produzione di 6 milioni di veicoli (compresa Nissan) il gruppo ha già un buon “vantaggio” dimensionale. La sfida di Renault non è sui costi ma sul dinamismo delle vendite. E su questo aspetto l’accordo con GM rischia di disperdere energie.

Fiducia nel successo

Le incognite sulla riuscita del risanamento di Renault non mancano. Ma la concretezza del piano d’azione e i passati successi del management ci spingono a dar fiducia al gruppo: stimiamo utili per azione a 10, 11 e 13 euro per il 2006, 2007 e 2008. Anche la politica di dividendi annunciata è sintomo dell’ottimismo sulle probabilità di successo: dai 2,4 euro per azione del 2005 (18% dell’utile), il management intende alzare a 4,5 euro il dividendo 2008.

GLI ALTRI “FAVORITI”

· BP (574 pence). Il recente stop della produzione in Alaska non ha rappresentato una notizia positiva, ma non basta a mettere in dubbio le qualità del gruppo petrolifero britannico che può contare su metodi produttivi tra i più dinamici del settore e su dividendi generosi.

· Ciba Specialty (73,35 CHF). In un contesto di settore difficile, il gruppo chimico svizzero ha messo a segno un secondo trimestre soddisfacente, che fa ben sperare nelle misure di risanamento da poco intraprese.

· ING (34,02 euro). Il colosso finanziario anglo-olandese ha confermato il suo stato di salute con dei positivi risultati trimestrali, e può inoltre contare su una strategia chiara e convincente.

· Pfizer (28,16 USD). Il gruppo farmaceutico statunitense procede nella razionalizzazione delle attività iniziata lo scorso anno. Positiva, a nostro avviso, la cessione del settore farmaci da banco.

· Vodafone (115 pence). Il piano di forzata espansione ha pesato sui conti, ma il gruppo sembra aver tratto profitto dall’esperienza negativa e sta ora cambiando rotta, contrastando il calo di redditività e programmando anche alcune cessioni.

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