Analisi
I muscoli Usa a rischio di strappi? 11 anni fa - lunedì 11 settembre 2006
I dati positivi fan bene all'economia Usa, ma i timori di inflazione e di rialzo dei tassi restano.

Negli Usa l'indice Ism non manifatturiero (che misura la fiducia dei responsabili degli acquisti) ad agosto è salito ben oltre le attese da 54,8 a 57 punti, indicando un rinnovato ottimismo. A bilanciare questa notizia lo stesso giorno si sono avuti insieme ai dati sulla produttività americana (+1,6%, poco superiore alle attese dell1,5%) quelli sul costo del lavoro statunitense che è salito del 4,9% contro il 3,8% previsto: una bella fiammata che ha fatto storcere i nasi del mercato che ora teme che pressioni inflazionistiche spingano la Fed (la banca centrale Usa) a ulteriori rialzi dei tassi, in contrapposizione coi dati del Beige book (rapporto che descrive la situazione economica Usa) che dan la crescita americana meno brillante che in passato e poco bisognosa di tassi più alti. Novità anche dal Giappone (seconda economia mondiale) dove la Banca centrale ha annunciato che manterrà invariata la politica di lenta ascesa dei tassi e che il raffreddamento dei prezzi a luglio non ne pregiudica la crescita. In Giappone, ricordiamo, per anni anziché inflazione han avuto prezzi in calo, fatto negativo perché rinvia gli acquisti delle famiglie e frena l'economia. In Australia, infine, la crescita economica in giugno è stata solo dell'1,9% contro il 3% precedente per il calo delle giacenze delle industrie. L'economia resta però solida (investimenti in salita del 12% e consumi su del 2,6%) per cui dovrebbe tornare a crescere più in fretta.

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