Analisi
La Fed non alza 11 anni fa - lunedì 25 settembre 2006
L'inflazione Usa non morde più e la Fed (la Banca centrale Usa) ha tenuto immutati i suoi tassi.

Settimana scorsa si è aperta con la notizia (peraltro ignorata dai mercati) che nel 2° trimestre il saldo delle partite correnti Usa (la differenza tra il valore di beni e servizi venduti all'estero e il valore dei beni e servizi acquistati all'estero, là dove la più nota bilancia commerciale riguarda solo i beni e non i servizi) ha mostrato un deficit peggiore del previsto (218,4 miliardi di dollari contro i 213,4 attesi). Mercoledì è arrivata la decisione della Fed di mantenere i propri tassi ufficiali invariati al 5,25%. La decisione era attesa dagli analisti e dai mercati, ma non è stata presa all'unanimità, ancora una volta il consigliere Lacker era per un rialzo. Inoltre la Fed si è detta consapevole che le pressioni inflazionistiche, seppur sotto controllo non sono del tutto sedate, per cui nulla esclude che nel futuro ci possa essere un rialzo dei tassi. Intanto c’è stato il rallentamento dei prezzi alla produzione (i prezzi all’ingrosso) di agosto. Rispetto a luglio i prezzi son sì saliti dello 0,1%, ma ci si aspettava un +0,3%. Inferiori alle attese anche i prezzi senza alimentari e energia (in genere più “ballerini”) che, anziché essere dello 0,2% come pensavano gli operatori si sono attestati a quota -0,4% continuando sulla scia di luglio (-0,3%). Infine giovedì è stato reso noto il dato di settembre dell'indice Philadelphia Fed (che misura l'attività del settore manifatturiero, anticipando le prospettive di crescita economica) che è crollato a quota -0,4 dal 18,5 di agosto, contro le previsioni degli operatori che si attendevano un valore intorno a 15. Non scendeva così basso da tre anni e mezzo.

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