Analisi
Italia a rischio? 11 anni fa - lunedì 23 ottobre 2006
Due degli enti che valutano l'affidabilità del nostro debito pubblico hanno peggiorato il giudizio sull'Italia, tuttavia i mercati non si sono spaventati.

Le “agenzie” Fitch e S&P, incaricate di dare una valutazione circa l'affidabilità di chi emette obbligazioni (e quindi anche titoli di Stato), sotto forma di un giudizio detto rating, hanno declassato il debito italiano. Fitch ha passato la valutazione da AA a AA- (è sempre un livello ottimo); S&P l'ha passata da AA- (ottimo) ad A+ (buono). In entrambi i casi sono notizie nell'aria da tempo e che, per questo, non hanno avuto impatti significativi sui mercati. Per il momento, visto che il peggioramento del giudizio da parte di S&P sull'Italia ad un livello (buono) inferiore a ottimo rimane una voce isolata tra le agenzie rating  e visto che (vedi pagina 1) non comporta un aumento significativo delle probabilità di fallimento del Bel Paese, manteniamo il nostro giudizio sull'affidabilità dei BTp pari a ottimo. Ricordiamo però, che il calo dei rating si è ripercosso a cascata sul debito di emittenti "sottoposti" al governo italiano, uno fra tutti, le Poste che per S&P passano da A (discreto) ad A- (sufficiente). Sul fronte dei tassi il buon dato sull'inflazione europea (vedi articolo in basso alla pagina precedente) ci sembra passeggero (non da ultimo per l'effetto inflattivo dell'aumento dell'Iva in Germania a gennaio) e non ci fa cambiare le nostre attese di rialzo dei tassi in Eurolandia. Analogamente la salute economica della Gran Bretagna (vedi articolo in basso alla pagina precedente) ci fa pensare che la Banca d'Inghilterra alzi i tassi alla prossima riunione del 9 novembre. Per trovare schiarite bisogna attraversare l'Atlantico: negli Usa il calo dell'inflazione (vedi articolo qui sotto) conforta la posizione moderata da parte della Fed (la Banca centrale Usa) che non ha più modificato i tassi dal 29 giugno scorso e che ora può dirsi soddisfatta di avere ottenuto una crescita apprezzabile con inflazione sotto controllo. Per ora un rialzo dei tassi Usa appare, quindi, improbabile. In questo scenario i tassi di mercato della zona euro sono rimasti stabili, così come quelli americani. Venendo ai cambi l'euro la scorsa settimana è tornato a quota 1,26 dollari nel pomeriggio di giovedì, a causa del dato negativo dell'indice Philadephia Fed (vedi articolo qui sotto).

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