Analisi
Usa: il petrolio raffredda i prezzi 11 anni fa - lunedì 23 ottobre 2006
Il calo dell'oro nero ha avuto un effetto benefico sull'inflazione americana, ma l'attività industriale brilla poco.

Settembre positivo per l'inflazione americana: i prezzi Usa sono, infatti, calati dello 0,5% contro la crescita dello 0,2% di agosto, ben al di là delle attese dei mercati che si attendevano una limatina dello 0,3%. Il motivo sta soprattutto  nel calo del petrolio e nella discesa (-7,7%) dei prezzi dell'energia. Le sorprese per i mercati finiscono, comunque qui, l'indice dei prezzi depurato delle componenti più volatili (alimentari e, appunto, energia) ha registrato una salita dello 0,2%, in sintonia con le attese. Deludente è stato invece il dato fotografato dall'indice Philadelphia Fed (che misura la vivacità dell'attività industriale della zona di Filadelfia ed è una piccola sfera di cristallo per l'andamento del settore in tutto il Paese): a ottobre è sceso a quota -0,7 (era -0,4 a settembre), un risultato peggiore delle attese dei mercati che si attendevano un livello pari a 6. Ci si può tuttavia consolare col buon dato (inatteso) sull'attività edilizia che a settembre ha visto i nuovi cantieri salire del 5,9% contro le attese di un calo dell'1,2%. Per quanto riguarda il Giappone (seconda economia del mondo), in assenza di dati e indici segnaliamo, però che in un discorso tenuto venerdì, il governatore della Banca centrale, Fukui, ha ribadito che l'economia è in ripresa e che i tassi saliranno (anche se non ha risolto i dubbi degli analisti che non sanno se ciò accadrà già nel 2006 o nel 2007).

condividi questo articolo