Analisi
Come ti gonfio la bolletta dello Stato 11 anni fa - venerdì 26 gennaio 2007
Secondo fonti di stampa, i vertici di Fastweb sarebbero indagati per un giro di false fatturazioni. La societa' ha smentito le accuse; in attesa che si faccia chiarezza, ne approfittiamo per spiegarvi il meccanismo di questa (per ora ipotetica) truffa.

Secondo fonti di stampa, i vertici di Fastweb sarebbero indagati per un giro di false fatturazioni. La società ha smentito le accuse; in attesa che si faccia chiarezza, ne approfittiamo per spiegarvi il meccanismo di questa (per ora ipotetica) truffa.

Ménage à trois

· L’ipotesi accreditata dalla stampa in questi giorni riguarda una “triangolazione” di fatture tra Fastweb e altre società, in modo da creare dei falsi crediti Iva. Secondo queste fonti, Fastweb avrebbe “gonfiato” una serie di fatture per aumentare i crediti Iva. Ecco come.

· In un primo momento, un gruppo di società terze (chiamate “cartiere”) avrebbero acquistato servizi telefonici e telematici da società inglesi e statunitensi. Queste “cartiere” avrebbero poi rivenduto i servizi a Fastweb, facendole pagare l’Iva e generando quindi un credito della società nei confronti dello Stato. Infine, Fastweb avrebbe chiuso il “triangolo” rivendendo i servizi alle stesse società inglesi e statunitensi da cui era partito il giro. Una vendita non soggetta a Iva, trattandosi di esportazioni; non si sono perciò creati debiti da parte di Fastweb nei confronti dello Stato.

· Alla fine di tutto questo “giro”, quindi, non ci sono delle vere compravendite (i servizi sono “ritornati” a chi li aveva ceduti per primo) ma ciò nonostante Fastweb si ritrova con un importante credito per Iva che va ad alleggerirne i conti. Questo, almeno, secondo le accuse lanciate dalla stampa.

Vero o no... statene alla larga

· Se tutto questo fosse vero, le ripercussioni su Fastweb sarebbero pesanti non solo dal punto di vista giudiziario ma anche contabile. L’importo della truffa ipotizzato dai giornali è infatti di 170 milioni di euro, di cui 30 relativi a Fastweb: il che significa che un quinto del fatturato nel periodo in questione (il 1994) sarebbe in realtà inesistente.

· La società ha nettamente smentito le accuse, sostenendo che le indagini giudiziarie in corso riguardano altre operazioni in cui Fastweb avrebbe un ruolo marginale e comunque legale. Ciò non ha impedito al titolo di reagire negativamente: dopo aver aperto le negoziazioni a -8,45%, ha limitato i danni ma ha comunque chiuso la giornata in calo del 4,16%. Tutto questo quando si era appena placata un’altra bufera causata dalla notizia della vendita, da parte del principale azionista, di una quota significativa della propria partecipazione (ve ne abbiamo parlato la scorsa settimana, vedi Soldi Sette n° 724). Per non parlare della bocciatura degli incentivi per l’acquisto di decoder arrivata dalla Commissione Ue (vedi la rubrica In breve) che, sebbene in maniera marginale, ha colpito anche Fastweb.

· Tutti questi elementi aumentano l’incertezza sul titolo (40,85 euro) che, anche dopo i crollidi questi giorni, continua peraltro a rimanere caro. Il nostro consiglio, quindi, non può che rimanere quello di vendere.

Come funziona l’Iva

· Quando una società vende un bene o un servizio, comprende nel prezzo di vendita anche l’Iva (imposta sul valore aggiunto, vedi riquadro). In pratica la società funge da “esattore” nei confronti del cliente: riscuote l’Iva, ma dovrà a sua volta versarla allo Stato. Nel momento della vendita, cioè, la società registra nei propri conti un’entrata di cassa ma anche un debito nei confronti dello Stato.

· Una società può anche accumulare dei crediti per Iva. Questo avviene nel caso in cui non sia venditrice ma acquirente: quando acquista un bene o un servizio paga l’Iva, ma ha diritto a farsela rimborsare dallo Stato (l’Iva è infatti un’imposta che pesa solo sul consumatore finale).

· Le società devono quindi calcolare (mensilmente o trimestralmente, dipende dal giro d’affari) il saldo tra l’Iva a debito (quella riscossa sulle vendite) e l’Iva a credito (quella pagata sugli acquisti) e versare la differenza allo Stato. Se i crediti superano i debiti, il saldo viene “rimandato” al periodo successivo o, in alcuni casi, può essere rimborsato.

 

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