Analisi
Economie e mercati 11 anni fa - lunedì 29 gennaio 2007
In Italia peggiora il saldo della bilancia commerciale per il caro petrolio e, a gennaio, scende la fiducia dei consumatori. In Europa, cala la fiducia degli imprenditori tedeschi, ma i francesi spendono. Meno peggio del previsto gli Usa.

IN ITALIA

A dicembre la bilancia commerciale con i Paesi extra Unione europea, la differenza tra quanto importato e quanto esportato, è migliorato rispetto al dicembre 2005, ma se si guarda al suo andamento in tutto il 2006 il saldo ha avuto un netto deterioramento, portandosi a -19.133 milioni di euro. Si tratta del peggior dato dal lontano 1993. A determinare l'aumento del deficit sono state delle importazioni cresciute del 19,1% nel 2006 contro una crescita delle esportazioni di solo l'11,9% nell’anno. A determinare lo squilibrio il deficit del comparto energetico aumentato di circa il 27% sul 2005. Secondo l'Isae – l'Istituto di studi e analisi economica legato al Ministero del Tesoro – la fiducia dei consumatori italiani ha registrato in gennaio una lieve flessione, scendendo a quota 110,3 da 113,6 del mese precedente. Il calo giunge dopo il forte rialzo di dicembre, ma a pesare sulla fiducia dei consumatori sono stati i crescenti timori di un'accelerazione dell'inflazione sia nel breve, sia nel medio termine,  a causa degli indesiderati effetti che nuovi aumenti nella quotazione del greggio potrebbero avere sui prezzi dei prodotti energetici. Migliori notizie sono giunte dall'Istat – l'Istituto nazionale di statistica – secondo cui le vendite al dettaglio (quelle dirette ai consumatori finali) sono salite a novembre dell'1,7% rispetto a un anno prima e dello 0,3% sul mese precedente.

IN EUROPA E NEL MONDO

In Germania – la principale economia dell'eurozona – l'indice Ifo – che misura la fiducia degli imprenditori tedeschi sul futuro andamento della loro economia – è sceso a gennaio a quota 107,9 da 108,7 di dicembre (il mercato si attendeva un aumento a 109). A pesare sul morale degli imprenditori è stato l'aumento dell'Iva (dal 16 al 19%) entrato in vigore il primo gennaio di quest'anno, che potrebbe impattare negativamente sulla propensione agli acquisti da parte dei consumatori e di conseguenza sulle vendite delle imprese. Meglio in Francia, dove la spesa per consumi è aumentata a dicembre dell'1,3% sul mese precedente. Si conferma dunque la propensione al consumo da parte dei francesi, già evidente negli aumenti di spesa registrati in precedenza: +0,8% a ottobre e +0,9% a novembre. Nella zona euro, le notizie di maggior rilievo riguardano invece gli ordini industriali – le probabili vendite di domani – e la liquidità in circolazione. I primi, a novembre, sono cresciuti dell'1,4% sul mese precedente (+6,2% annuo), sorprendendo positivamente il mercato che, dopo la flessione di ottobre dello 0,5%, si attendeva una crescita più contenuta. La liquidità in circolazione, a dicembre, è invece aumentata del 9,7%: un alto tasso di crescita, che fa temere nuove impennate dell'inflazione. Oltreoceano due dati hanno catalizzato le attenzioni dei mercati: la vendita di case nuove (+4,8% a dicembre) e gli ordini di beni durevoli +3,1% a dicembre. Dati che hanno spinto più di un operatore a riconsiderare la propria visione dell’economia e le proprie attese in materia di tassi.

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