Analisi
La temperatura aumenta... anche in Borsa? 11 anni fa - lunedì 19 febbraio 2007
I cambiamenti climatici causati dall’effetto serra destano sempre più preoccupazioni. Ci sono tuttavia alcuni settori e alcune società che, almeno sul lato economico, potrebbero trarne qualche vantaggio. Se non temete un rischio elevato, ecco quali sono i settori su cui potete puntare.

I cambiamenti climatici causati dall’effetto serra destano sempre più preoccupazioni. Ci sono tuttavia alcuni settori e alcune società che, almeno sul lato economico, potrebbero trarne qualche vantaggio. Se non temete un rischio elevato, ecco quali sono i settori su cui potete puntare.

Un problema ormai imprescindibile

· L’effetto serra, cioè il surriscaldamento del pianeta dovuto all’aumento delle emissioni di diossido di carbonio (CO2), non può più essere considerato un argomento di mero interesse per gli studiosi ma è oggi una priorità per tutti.

· D’altronde i cambiamenti climatici stanno cominciando ad avere conseguenze pesanti sia in termini umani sia in termini economici: uragani, desertificazione, innalzamento dei livelli dei mari sono al centro del rapporto Onu sul clima presentato recentemente a Parigi. Anche gli Usa stanno lentamente cambiando la propria posizione: in passato non hanno ratificato l’accordo di Kyoto (entrato in vigore nel 2005, impegna gli Stati aderenti a ridurre l’emissione di gas serra) ma ora si sono impegnati per una riduzione del consumo di petrolio a favore di carburanti alternativi e fonti rinnovabili. Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione: ad esempio, sono stati annunciati nuovi incentivi per l’installazione di pannelli solari, stavolta con sovvenzioni meno favorevoli per i grandi impianti e più orientate a sviluppare mini-impianti nei singoli edifici.

· E le società? Sono ormai numerosi gli esempi di iniziative “ecologiste”, dovute non certo alla mera presa di coscienza del problema ma anche a motivazioni economiche: creazione di una “immagine” migliore nei confronti della clientela, anticipazione di più stringenti regolamentazioni future... per non parlare del costo dei combustibili, decisamente lievitato. E così, ad esempio, la catena commerciale Wal-Mart, l’inglese Tesco e British Telecom hanno avviato piani per ridurre le emissioni, mentre Coca Cola ha annunciato l’intenzione di sostituire la “flotta” di frigoriferi aziendali con modelli meno inquinanti.

· In tutto questo sistema in evoluzione, anche gli investitori possono “seguire la scia” e cercare di trarre profitto dai cambiamenti. Come? Ad esempio, puntando sui settori più coinvolti. Tenete però presente che i rischi e le incognite sui futuri sviluppi della situazione rendono questo tipo di “filosofia di investimento” adatta solo agli speculatori.

L’acqua

· Se da una parte la domanda mondiale è in aumento, con il settore agricolo che necessita di circa il 70% delle risorse oggi disponibili, dall’altra i cambiamenti climatici hanno reso sempre più frequenti i periodi di siccità, riducendo l’offerta. Uno squilibrio tra domanda e offerta che dovrebbe far aumentare i prezzi, favorendo le società che operano in questo comparto.

· La maggior parte delle azioni dei gruppi coinvolti tiene già conto, nei prezzi di Borsa, di queste prospettive. Tuttavia, le inglesi Northumbrian Water Group (312,25 pence) e Pennon Group PLC (573 pence) hanno ancora prezzi abbordabili. Correttamente valutata è la francese Suez (38,98 euro), mentre altre società del settore sono secondo noi care: ad esempio la britannica Kelda Group PLC (931 pence), la spagnola Aguas de Barcelona (27,86 euro), la francese Veolia (56,36 euro), la svizzera Geberit AG-REG (2202 CHF) e la statunitense Idex Corp. (52,1 dollari).

· Collegato al discorso dei periodi di siccità sempre più frequenti c’è anche il settore agricolo: se nel suo complesso non può che essere penalizzato dai cambiamenti climatici, le società attive in alcuni rami particolari potrebbero trarne beneficio: è il caso, ad esempio, della statunitense Monsanto (55,65 dollari), attiva nelle biotecnologie applicate all’agricoltura (settore impegnato nella ricerca di varietà vegetali più resistenti alle peggiorate condizioni ambientali).

Il problema della produzione di energia

· Uno dei settori che contribuisce in maniera più pesante all’emissione di CO2 è quello della produzione di energia. Particolarmente nel mirino sono i siti produttivi alimentati a carbone, più inquinanti rispetto ad esempio a quelli alimentati a gas naturale. Anche in seguito a restrizioni legislative, la produzione a carbone sarà sempre più costosa, il che avvantaggia la produzione tramite gas naturale. In questo ambito, i titoli delle britanniche Centrica (375 pence) e BG Group (710,5 pence) e della francese Gaz de France (35,23 euro) sono secondo noi da mantenere.

· Un’alternativa per la produzione di energia è lo sviluppo del nucleare: un tema tuttavia controverso, sia per le implicazioni “politiche” legate ai rischi di questa produzione sia per le implicazioni economiche (impianti attuali in età avanzata, costi elevati per le nuove installazioni). Vi sconsigliamo perciò le società del settore, ad esempio le statunitensi Constellation Energy (75,31 dollari), Entergy Corporation (99,66 dollari) e Exelon Corporation (63,19 euro). Vi sconsigliamo anche Electricité de France (58,10 euro), particolarmente attiva nel settore. Per puntare indirettamente sul nucleare potete scegliere American Ecology (19,36 dollari), attiva nel trattamento di rifiuti speciali tra cui quelli radioattivi.

· Rimanendo invece nel settore elettrico, potete scegliere General Electric (35,87 dollari), il colosso Usa che nei suoi tanti rami produttivi si occupa anche di sviluppare produzioni energetiche “pulite”.

Fratello sole...

· Il problema dell’inquinamento sta spingendo sempre più verso l’utilizzo di fonti energetiche alternative, tra cui l’energia solare. Un mercato che ha preso piede in Giappone, Germania e Usa; non a caso, le principali società del settore hanno sede in questi Paesi. Purtroppo, però, i prezzi di Borsa già raggiunti dalle società del settore non ci fanno intravedere grandi occasioni di acquisto: correttamente valutate sono le tedesche Ersol Solar Energy (56,5 euro) e Solon (35,45 euro), le potete mantenere, ma non sono da acquistare. Troppo care invece SolarWorld (57 euro) e Q-Cells AG (47,82 euro) e la statunitense Energy Conversion Devices (29,86 dollari).

· Oltre all’energia solare, anche l’energia eolica dovrebbe conoscere una fase di sviluppo in reazione ai cambiamenti climatici. La spagnola Gamesa (23,97 euro) e la danese Vestas Wind System (287,5 DKK) operano nel campo della produzione di turbine, la spagnola Acciona (161,05 euro) e la statunitense FPL Group (59,24 dollari) sono produttori di energia eolica. Tutti questi titoli sono però cari. È invece correttamente valutato, e quindi al massimo da mantenere, il titolo Iberdrola (34,82 euro); la società è leader mondiale nell’energia rinnovabile, e in particolare l’eolica.

Il settore auto

· Sempre più leggi e regolamenti cercano di ridurre il livello inquinante delle automobili; per questo, le case produttrici si stanno orientando verso una maggiore efficienza dei motori o verso l’istallazione di sistemi “ibridi” (combustibile più elettricità). Segnaliamo ad esempio Peugeot (51,80 euro; mantenere) che possiede il 71% di Faurecia, uno dei principali produttori di filtri per particolato dei motori diesel.

· Una via diversa è quella dello sviluppo di combustibili alternativi come l’etanolo (che proviene da materie prime vegetali, ad esempio la canna da zucchero). Anche l’Unione europea ha posto attenzione al problema, ponendosi come obiettivo quello di aumentare entro il 2010 la produzione di questi carburanti. Ebro Puleva (18,55 euro; mantenere) è il maggior produttore alimentare in Spagna; il gruppo sta progressivamente abbandonando la produzione di zucchero optando per il più redditizio mercato dei biocarburanti. Potete mantenere anche le statunitensi Archer Daniels Midlands (35,88 dollari), che controlla circa il 20% della produzione di etanolo negli Usa, e Bunge Limited (80,56 dollari), il maggior produttore mondiale di olio vegetale. Troppo cara, invece, la tedesca CropEnergies (8,34 euro), leader europeo del settore.

Casa, dolce casa...

· Analogamente al settore auto, la diminuzione dell’inquinamento può venire anche da una maggiore efficienza energetica delle abitazioni. Sia per motivi economici sia per motivi regolamentari, sarà sempre maggiore la richiesta di sistemi di isolamento delle case. La francese Saint-Gobain (73,50 euro) opera in questo settore, ma ai prezzi attuali risulta cara. Un po’ più interessante, ma al massimo da mantenere, la britannica SIG (1228 pence).

· Anche in tema di illuminazione l’efficienza energetica è sempre più importante: tra gli operatori del settore segnaliamo l’olandese Philips (29,53 euro), che però ai prezzi attuali risulta cara, e la francese Schneider (93,50 euro), da mantenere.

Il settore assicurativo

· Una delle conseguenze dei cambiamenti climatici è la sempre maggior frequenza di eventi catastrofici come gli uragani. Una situazione di cui certo il settore assicurativo non beneficia, ma al quale sta anche imparando a far fronte.

· Un esempio emblematico è quello della riassicurazione (la quota di rischio che gli assicuratori “girano” a loro volta a altre società). Le società di riassicurazione sono quelle che dovrebbero maggiormente risentire di eventi catastrofici, ma il cambiamento della situazione globale le ha portate a riequilibrare sempre più il rischio lasciandone una parte maggiore a carico delle assicurazioni. E così i conti delle società di riassicurazione, come la svizzera Swiss Re (103 CHF), continuano a godere di buona salute; il titolo è secondo noi da acquistare.

· Ci sono poi società assicurative, come American International Group (69,56 dollari; acquistare) che hanno reagito al nuovo scenario sviluppando una serie di prodotti assicurativi mirati, per esempio quelli legati al commercio del carbone.

Per chi vuole avere tutto in uno...

Per puntare su questi settori in modo “cumulativo” invece che tramite singole società, ABN Amro ha lanciato dei “certificate” sull’acqua (127,1 euro; codice Isin NL0000019735), sull’energia solare (123,85 euro; codice Isin NL0000732261) e sulle energie rinnovabili (112,25 euro; codice Isin NL0000019750), tutti e tre quotati a Piazza Affari. Il prezzo di questi certificati è basato sull’andamento di dieci titoli di società del settore; rispetto all’investimento in singole azioni, permettono quindi di diversificare l’investimento anche con importi limitati. I costi da sostenere sono di due tipi: una commissione di gestione annua di 1,5 euro per ogni certificato, e la differenza (oggi pari all’1%) tra il prezzo “lettera” – quello a cui acquistate – e il prezzo “denaro” – quello a cui potete rivendere i certificati. A differenza di altri tipi di certificati (vedi Fondi Comuni n° 117) questi tengono in considerazione anche i dividendi staccati dalle società dell’indice; rimane però l’altro “difetto”, quello di avere una scadenza predefinita (in questo caso maggio 2011) che vi costringe a liquidare l’investimento e a ricercarne uno nuovo, con conseguenti nuove commissioni da pagare. Esiste anche un “certificate” sui biocombustibili (104 euro; codice Isin NL0000600237), anch’esso quotato a Piazza Affari. Lo riteniamo però troppo rischioso in quanto il suo andamento non è legato a un gruppo di azioni ma a strumenti derivati (future) su materie prime: zucchero, granoturco, olio di soia...

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