Analisi
General Motors 10 anni fa - lunedì 26 marzo 2007
Migliorano le prospettive

Migliorano le prospettive

Prezzo al momento dell'analisi (23/03/2007): 31,99 USD

Negli ultimi quindici mesi le prospettive di General Motors (GM) sono nettamente migliorate, ma è presto per cantar vittoria. Oltre a ridurre i costi per sostenere la ripresa, il gruppo dovrà rilanciare le vendite per poter generare finalmente delle liquidità. La Borsa resta molto perplessa, ma ai prezzi attuali l’azione è secondo noi sottovalutata. Visto che il titolo è molto rischioso acquistatelo solo se volete speculare e, in ogni caso, investitevi solo una piccola parte del vostro portafoglio.

Risultati in rosso nel 2005…

Il calo delle vendite negli Usa, una capacità produttiva superiore alla domanda e dei pesanti costi fissi (ad esempio per la copertura sanitaria dei pensionati) hanno fatto subire al gruppo una perdita netta di 18,7 euro dollari per azione nel 2005. Minacciato dal fallimento, il colosso americano ha quindi preso il toro per le corna e si è lanciato in una drastica cura dimagrante: la capacità produttiva è stata ridotta del 30% in Nord America e sono stati tagliati 35.000 posti di lavoro (20% del personale nordamericano).

… e “inaccettabili” nel 2006

· I risultati 2006 hanno messo in evidenza i progressi realizzati con le ristrutturazioni. Secondo il management i costi di produzione sono diminuiti di 2000 dollari per veicolo e quelli totali sono scesi di 6,8 miliardi di dollari a fine 2006, in leggero anticipo rispetto al piano.

· Da notare inoltre che nel quarto trimestre l’attività auto americana, anche se leggermente in perdita, ha migliorato i risultati di circa 1,4 miliardi di dollari, e che si è stabilizzata la quota di mercato di GM negli Usa (a febbraio 2007 è risultata anche in leggero progresso).

· La mancanza di liquidità continua però a essere il vero problema del gruppo. Nel 2006, infatti, le uscite di cassa hanno superato le entrate di 3,8 miliardi di dollari e questo rapporto dovrebbe restare negativo anche nel 2008. Ed è proprio per questo che il management ha ritenuto “inaccettabili” i risultati 2006, anche se l’utile corrente per azione è salito a 3,88 dollari.

Ridimensionamento necessario

· Dopo essere riuscita a ridurre i costi e a stabilizzare la situazione finanziaria, GM si impegna ora a rilanciare le vendite, ma non cerca più, come aveva fatto in passato, di aumentare a tutti costi i volumi anche a scapito dei margini. I nuovi veicoli sono stati ben accolti dalla stampa specializzata e rappresenteranno quest’anno circa il 40% delle vendite totali (in volume) contro il 30% del 2006.

· GM continuerà inoltre la politica di selettività nelle vendite che gli ha già permesso di ridurre gli sconti in media del 17% rispetto al 2005. In particolare verrà ridotto ulteriormente il peso delle vendite destinate alle società di noleggio di auto (segmento poco redditizio). Certo quest’anno la quota di mercato del gruppo diminuirà un po’, ma ciò andrà a tutto vantaggio dei margini.

· Il gruppo continua, inoltre, a controllare i costi, con l’obiettivo che quelli fissi assorbano solo il 25% del fatturato entro il 2010 (contro il 34% a fine 2005 e il 30% nel 2006). La riduzione delle capacità degli impianti produttivi in Nord America dovrebbe inoltre far salire il loro tasso di utilizzo dall’80% del 2006 al 100% nel 2008 (economie di costi). Inoltre il management conta sulla riapertura delle negoziazioni con i sindacati per mettere in discussione il sistema pensionistico ereditato dagli anni d’oro del gruppo. Tutte misure che permetteranno a GM adeguarsi meglio all’evoluzione del mercato.

· Altro segnale del cambiamento dei tempi: finalmente GM ammette che le sue dimensioni attuali rappresentano un handicap e, anche se i vertici vi si oppongono, si riserva la possibilità di cedere uno degli 8 marchi americani. Una cessione che secondo noi, oltre ad alleggerire la gestione del gruppo, darebbe più visibilità ai marchi chiave.

Sete di liquidità

· Apprezziamo l’impegno del management per migliorare la capacità di generare liquidità. La liquidità infatti, oltre a sostenere gli utili, consente di finanziare gli investimenti (in nuovi modelli) per sviluppare l’attività e ricompensare gli azionisti (dividendi e piani di acquisti di azioni proprie). Per finanziare le recenti ristrutturazioni, invece, il gruppo è stato costretto a aumentare l’indebitamento. Né la vendita del 51% delle attività finanziarie (GMAC) è bastata a migliorare la sua solvibilità, cioè la capacità di far fronte agli impegni. La situazione dovrebbe restare critica anche quest’anno, tanto più che il gruppo ha previsto di investire 9 miliardi di dollari (8 miliardi nel 2006) negli impianti produttivi.

Titolo ad alto rischio

Il rinnovamento della gamma e i tagli ai costi potrebbero non essere sufficienti a una ripresa duratura della situazione. I clienti potrebbero infatti non lasciarsi sedurre dalle novità, soprattutto ora che i costi per il carburante sono elevati. Né la concorrenza resta con le mani in mano. Toyota, ad esempio, ha già annunciato di voler ridurre ancora i propri costi. In questo contesto, convincere un potenziale cliente a scegliere una Pontiac, una Buick o una Candillac invece di una Honda o una Toyota non è affatto facile. La quota di mercato di GM potrebbe quindi diminuire a tal punto da non permettere al gruppo di generare liquidità sufficiente al suo sviluppo. Ed è proprio per questa ragione che manteniamo il suo coefficiente di rischio al livello massimo.

La nostra opinione

GM deve ancora dimostrare che la sua ripresa è duratura e ciò spiega la diffidenza degli investitori e le pressioni subite dal titolo. Ora che nel settore automobilistico le quote di mercato hanno perso di importanza rispetto alla ricerca della redditività, pensiamo comunque che il gruppo abbia imboccato la strada giusta. Nell’immediato il lancio di nuovi modelli negli Usa e la buona tenuta delle vendite all’estero contribuiranno alla crescita del fatturato. A più lungo termine, la cura dimagrante potrebbe, secondo noi, fargli guadagnare in dinamismo; ma ciò deve essere ancora provato, soprattutto perché sul mercato automobilistico occidentale (globalmente maturo) la concorrenza non può che diventare sempre più agguerrita. Tenendo conto di tutto ciò restiamo prudenti sulle prospettive e stimiamo un utile per azione di 4,60 dollari nel 2007 e di 5,20 dollari nel 2008. Su questa base, e tenendo conto di un dividendo stabile a 1 dollaro sia per il 2007 che per il 2008, l’azione resta conveniente. Ne consigliamo però l’acquisto solo a chi accetta un grado di rischio elevato.

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