Analisi
Tassi e valute 10 anni fa - venerdì 27 aprile 2007
La Bce si fermerà al 4%? Parrebbe di no, almeno stando alle dichiarazioni di esponenti della Banca centrale. E il dollaro soffre.

TASSI E VALUTE

Dato per assodato che il prossimo 6 giugno la Banca centrale europea alzerà di un quarto di punto i tassi ufficiali della zona euro, il mercato ora si pone un’altra domanda: “L'aumento al 4% sarà l’ultimo?” La questione non è di lana caprina proprio perché da quest’evento dipenderanno, tra l’altro, le sorti delle Borse e dell’euro. Una risposta è giunta la scorsa settimana da alcuni esponenti della Bce che, commentando il buono stato di salute dell'economia europea, hanno dichiarato come gli aumenti in atto da sedici mesi facciano parte di un processo di "normalizzazione" e che i tassi ufficiali di Eurolandia si trovano ancora a un livello "accomodante". Ciò farebbe proprio pensare che i rialzi nei tassi proseguiranno anche dopo giugno o, quantomeno  oltre il 4%, sempre che la crescita economia del Vecchio continente non mostri nel frattempo segni di stanca eccessiva. Il mercato ha accolto la notizia con dei tassi euro a breve in salita. Il buono stato di salute dell'economia europea – in particolar modo di quella tedesca – ha poi spinto al rialzo anche i tassi a medio e lungo termine. Oltreoceano sono invece scesi i tassi di tutte le scadenze. Il mercato ha così risposto al rallentamento della crescita economica statunitense ed esprime le proprie attese che la Fed – la Banca centrale americana – interverrà presto con un taglio dei tassi. Sul mercato valutario, la scorsa settimana il dollaro ha oscillato attorno quota 1,36 sulla nostra moneta. A far bene al biglietto verde è stata la notizia che gli ordini di beni durevoli americani sono saliti a marzo del 3,4%. Lo hanno invece penalizzato sia il calo di fiducia dei consumatori Usa – esprime il futuro andamento di spesa delle famiglie americane – sia la fragilità del mercato immobiliare. In futuro cosa accadrà? Nel breve periodo il dollaro potrebbe ancora soffrire, complice l'assottigliarsi del differenziale fra i tassi ufficiali Usa – attesi al ribasso – e quelli di Eurolandia – attesi invece al rialzo. Nel medio/lungo termine il biglietto verde dovrebbe invece recuperar terreno, essendo già oggi sottovalutato nei confronti dell'euro.

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