Analisi
Kraft Foods 11 anni fa - venerdì 20 luglio 2007
Nuovo ingresso nella nostra selezione

Nuovo ingresso nella nostra selezione

Prezzo al momento dell'analisi (19/07/2007): 36,33 USD

Questa settimana aggiungiamo alla nostra selezione di azioni l’americana Kraft Foods (KFT.N), il n° 2 al mondo del settore alimentare alle spalle della svizzera Nestlé. Sganciatasi a fine marzo dalla casa madre Altria, il gruppo ha ritrovato un nuovo slancio che dovrebbe permettergli, secondo noi, di tornare a mettere a segno una crescita degli utili a partire dal 2008. Ai prezzi attuali l’azione è conveniente.
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Un’offerta diversificata

· Kraft non è diventata dall’oggi al domani il colosso attuale. La sua storia risale alla fine dell’800 ed è caratterizzata da una lunga serie di fusioni e acquisizioni.

· Con un fatturato di oltre 34 miliardi di dollari nel 2006, il suo portafoglio di marchi (Kraft, Oscar Mayer, Post, Nabisco) copre diversi segmenti alimentari – gli snack (29% delle vendite), i formaggi (19%), i piatti pronti (16%), le salse (15%) – ed è ben piazzata anche sul mercato delle bevande (specialmente caffè).

· A livello geografico Kraft è presente in 155 Paesi. Il Nord America ne rappresenta lo sbocco principale (67% delle vendite nel 2006), mentre in Europa il gruppo è noto soprattutto per marchi come Philadelphia (formaggio), Milka e Côte d’Or (cioccolato) e Jacobs (caffè).

Degli anni difficili

· Kraft Foods, quotata nel giugno 2001 a un prezzo di 31 dollari, non può certo andare molto fiera del suo cammino in Borsa (36,33 dollari il prezzo attuale). Nonostante degli inizi promettenti, il gruppo non è infatti riuscito a mantenere le promesse. Dal 20% del 2002 il suo margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) non ha fatto altro che scendere di anno in anno fino al 12% del 2006.

· Diversi i motivi all’origine di questi risultati negativi. Innanzitutto il gruppo ha dovuto fare i conti con la corsa sfrenata dei prezzi delle materie prime (cacao, latte, caffè, grano). Inoltre l’intensificarsi della concorrenza, e soprattutto la guerra dei prezzi scatenata dai marchi degli hard discount, ha eroso i suoi margini di guadagno.

· Kraft ha cercato di reagire lanciando un piano di ristrutturazione, chiudendo impianti produttivi, riducendo il personale; tutte misure che non sono però bastate a rilanciare la crescita. In questi ultimi anni è infatti sembrato che il management rincorresse i concorrenti senza riuscire ad affrontare alla radice i problemi (mancanza di innovazione, qualità non sempre soddisfacente).

· Infine, fino a pochi mesi fa, Kraft subiva il pesante controllo di Altria (ex-Philip Morris; 89% del capitale), i cui margini di manovra erano ridotti dalle cifre astronomiche che doveva sborsare per risarcire le vittime del fumo negli Usa.

Una nuova era per Kraft

· Negli ultimi mesi Altria, grazie anche a una serie di decisioni giudiziarie a lei favorevoli nelle cause da fumo, ha deciso che era arrivato il momento di sganciarsi dalla controllata Kraft per rifocalizzarsi sul tabacco; una separazione che è diventata effettiva il 30 marzo 2007. Poco prima di questa fatidica data, il management di Kraft aveva svelato la sua strategia per ritrovare una crescita dinamica. A grandi linee, il piano mira a rinnovare l’offerta affinché risponda meglio alle aspettative dei consumatori, ad aumentare gli investimenti nella qualità, l’innovazione e il marketing, nonché a sviluppare le attività internazionali (in Europa, nei mercati emergenti) attraverso delle acquisizioni. In quest’ottica il gruppo ha lanciato negli ultime settimane un’offerta sulla divisione biscotti della francese Danone, che porterà al 40% la quota del fatturato realizzato da Kraft al di fuori del Nord America. Anche se il gruppo ha ripreso in mano il suo destino, ci vorrà comunque del tempo prima che la nuova strategia si rifletta positivamente sui risultati. Per attuarla serviranno infatti dei grossi investimenti e non sarà facile per il management far ripartire una nave con oltre 90.000 persone a bordo.

Ritorno della crescita

· A nostro avviso il gruppo può comunque contare su una solida capacità finanziaria (debole indebitamento) e su dei mezzi adeguati (grosse dimensioni, importante portafoglio di marchi) per rilanciare la crescita, specialmente ora che, sganciato dalla casa madre, potrà sfruttare al massimo il suo potenziale. Non per nulla il management, mostrando la sua fiducia nel futuro, ha già annunciato un piano di acquisto di azioni proprie per ben 5 miliardi di dollari, una cifra pari al 9% della capitalizzazione di Kraft (numero delle azioni esistenti moltiplicato per il loro prezzo).

· Tenendo conto dei massicci investimenti indispensabili per colmare il ritardo accumulato negli ultimi anni, per quest’anno stimiamo ancora un calo del 7,7% degli utili a 1,56 dollari per azione. Nel 2008, però, il gruppo dovrebbe cominciare a raccogliere i primi frutti della ristrutturazione prima di beneficiarne appieno nel 2009. Stimiamo un utile per azione di 1,74 dollari nel 2008 e di 1,97 dollari nel 2009.

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