Analisi
UCB 10 anni fa - venerdì 19 ottobre 2007
Dovendo far fronte a importanti perdite di brevetti, la belga UCB ha tentato di assicurarsi l’avvenire rifocalizzandosi sulla bio-farmacia.

Dovendo far fronte a importanti perdite di brevetti, la belga UCB (UCB.BR) ha tentato di assicurarsi l’avvenire rifocalizzandosi sulla bio-farmacia. Una virata rischiosa che, secondo noi, non giova all’azionista. L’azione è cara.
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Prezzo al momento dell'analisi (18/11/2007): 40,11 euro

I cambiamenti strategici

· UCB è specializzata nei settori delle malattie infiammatorie (allergie) e delle malattie nervose (epilessia), con un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro nel 2006 senza tener conto di cessioni e acquisizioni. Presente in oltre 40 Paesi, nel 2006 ha realizzato il 46% del fatturato negli Usa e il 38% in Europa.

· Attualmente UCB deve far fronte alla perdita dei brevetti dei suoi due prodotti chiave (insieme 43% del fatturato). Il brevetto dell’antistaminico Zyrtec scadrà infatti a fine 2007 negli Usa e quello del Keppra (contro l’epilessia) nel 2009 negli Usa e nel 2010 in Europa. Delle perdite di brevetti che potranno essere compensate solo in parte dal prossimo lancio dello Xynal negli Usa (in collaborazione con Sanofi-Aventis) e di una versione migliorata del Keppra (Keppra XR).

· Queste scadenze dei brevetti non colgono comunque impreparato il gruppo, che da tre anni si è rafforzato nel campo della biofarmacia, sganciandosi dalle attività chimiche. Nel 2004 ha infatti acquistato la britannica Celltech e alla fine del 2006 la tedesca Schwarz Pharma (di cui detiene attualmente l’88%). Il gruppo ha così raggiunto delle dimensioni adeguate, ha sviluppato il suo portafoglio di molecole in sviluppo e, più in generale, le sue capacità nella ricerca e lo sviluppo. Oggi UCB può vantare così 13 molecole a diversi stadi di sviluppo clinico.

E l’azionista?

· Ma questa transizione verso la bio-farmacia porta vantaggi all’azionista? Certo UCB è riuscita a integrare piuttosto bene le acquisizioni, raccogliendo già nel primo semestre 2007 i primi effetti tangibili delle sinergie di costi derivate dall’integrazione di Schwarz. Forte di questi risultati il gruppo ha così potuto rivedere al rialzo, portandoli a circa 380 milioni (dai 300 inizialmente stimati) i risparmi di costi derivati dall’integrazione di Schwarz. Tuttavia questo ritrovato dinamismo non deve farci dimenticare che UCB ha pagato troppo care le sue acquisizioni. Basti pensare che il prezzo pagato per Schwarz ha superato del 44% il prezzo medio dell’azione nei 12 mesi precedenti l’offerta di UCB. Per rendere redditizia quest’acquisizione dovranno necessariamente andare in porto diversi progetti in corso. Ed è proprio qui il problema: il prezzo attuale del titolo UCB anticipa già, secondo noi, dei successi commerciali che, se va bene, si realizzeranno solo nel tempo. Il gruppo del resto prevede solo per il 2010 il debutto di una fase di crescita intensa.

· Per l’azionista, già deluso dal magro progresso del dividendo negli ultimi anni (il dividendo lordo è cresciuto solo del 12,5% tra il 2002 e il 2006), le delusioni non sono quindi, secondo noi, terminate. Se quest’anno gli utili verranno frenati dagli sforzi di integrazione di Schwarz, a breve termine tutto dipenderà dall’approvazione o meno del Cimzia (contro il morbo di Crohn) negli Usa. Inoltre il contesto resta delicato: il dollaro debole e la crescente concorrenza dei farmaci generici non lasciano infatti ben sperare.

· In base alla nostra analisi UCB figura inoltre tra i gruppi con una valutazione insufficiente a livello di corporate governance (insieme delle regole e dei principi che garantiscono i diritti degli azionisti). Oltre a un’informazione finanziaria a volte scarsa, a UCB si rimprovera, da una parte, la possibile emissione di 30 milioni di azioni a beneficio del suo principale azionista (Financière de Tubize) per ostacolare ogni tentativo di Opa ostile e, dall’altra, la scarsa presenza di amministratori indipendenti (meno della metà)all’interno del consiglio d’amministrazione. Anche riguardo la corporate governance la società non ha quindi molto di cui andare fiera.

La nostra opinione

Vista la scarsa visibilità sulle prospettive di UCB, oggi in fase di transizione, il prezzo attuale è secondo noi troppo elevato. Il nostro consiglio resta quindi invariato: vendete quest’azione cara.

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