Analisi
Economia e mercati 10 anni fa - lunedì 19 novembre 2007
I dati sulla crescita economica europea relativi al 3° trimestre non sono male. Crolla però la fiducia in Germania, e intanto l'economia Usa alterna segnali di forza a segnali di debolezza.

IN EUROPA

 

L'economia della zona euro nel 3° trimestre è cresciuta dello 0,7% portando al 2,6% la crescita annua, e superando, seppur di poco, le attese degli operatori che davano rispettivamente un +0,6% e un +2,6%. Se si allarga poi lo sguardo all'intero continente includendo anche i Paesi dell'Ue che non hanno adottato l'euro il valore è lievemente più alto (+0,8% trimestrale e +2,9% annuo). C'è da dire che il bel Paese resta la Cenerentola della situazione e le stime per il 3° trimestre dell'Italia sono nettamente sotto l'Eurozona con un +0,4% trimestrale e un +1,9% annuo. Siamo, dunque, ben alle spalle di  Francia (+0,7% trimestrale) e Germania (+0,7% trimestrale). Tra i dati della settimana spiccano quelli definitivi per l'inflazione di ottobre che in Italia si attesta al 2,1% annuo (confermato il 2,6% per l'intera area euro). In questo contesto non negativo, la crisi dei subprime non ha esitato, però, a ridurre il buonumore e lo Zew tedesco di novembre (che misura la fiducia nel futuro dell'economia teutonica) è crollato da -18,1 a quota -32,5, un livello di pessimismo ben peggiore delle attese (-20). Infine prezzi alla produzione in forte ascesa in Gran Bretagna (+3,8% contro il 3,3% atteso). A premere sulle aziende inglesi anche la bassa disoccupazione che nel 3° trimestre è stata al 5,4%, identica al trimestre precedente, ma in calo dello 0,2% da inizio anno.

NEL MONDO

È calata negli Usa a ottobre la produzione industriale (-0,5%) e lo ha fatto in controtendenza rispetto alle attese (+0,1%). Il dato sull'uso della capacità industriale (cioè quanto viene utilizzato, in percentuale, delle potenzialità produttive degli impianti) è anch'esso  (81,7%) sotto le attese (82%). Questi dati contrastano, tuttavia con la crescita tranquilla, ma inattesa mostrata dall'indice Philly Fed, un importante indicatore della fiducia nell'economia calcolato nel distretto industriale di Filadelfia che è salito a novembre a quota 8,2 dal 6,8 di ottobre, nonostante attese di un calo a quota 5. A riprova del fatto che l'economia Usa non demorde stan poi i prezzi caldi. L'inflazione Usa è in forte crescita (+3,5%), spinta dai prezzi dell'energia. La percentuale senza energia e alimentari (componenti assai ballerine) è stata del 2,2%. Si tratta comunque di dati nelle attese.  I prezzi stanno crescendo con forza anche in Cina dove l'inflazione a ottobre è al 6,5%, trainata dai prezzi degli alimentari (+17,6%) e, comunque, sostenuta dai bassi livelli della valuta locale che tendono a mantenere cari i prodotti importati. Infine l'economia corre a tutta birra in Giappone dove, nel terzo trimestre il dato annuo è stato un bel +2,6%. Il buon risultato è legato al boom delle esportazioni che approfittano della debolezza dello yen, ma anche di un elevato tasso di investimenti, il tutto nonostante il calo della spesa pubblica.

 

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