Analisi
Economie e mercati 10 anni fa - lunedì 5 novembre 2007
L'inflazione sale in Italia e non cala in Germania. Lo spettro del carovita aleggia su tutta l'Ue.

IN EUROPA

Il dato preliminare sull'inflazione in Italia a ottobre non è stato buono: i prezzi sono saliti dello 0,8% su settembre e del 2,3% su ottobre 2006 spinti da alimentari e trasporti. Anche i dati preliminari sull'inflazione tedesca relativi a solo sei Stati (land) della Repubblica federale sono cattivi: i prezzi tedeschi a ottobre sono saliti del 2,4% rispetto al 2006, in linea con le attese dei mercati. Il dato armonizzato europeo (quello che fa media con l'inflazione degli altri Paesi per fornire il dato europeo su cui poi la Banca centrale basa le sue scelte) è al 2,7% portando un forte contributo alle stime di Eurostat (l'istituto europeo di statistica) che vede i prezzi della zona euro crescere del 2,6% annuo a ottobre, sopra le attese del 2,3%. In linea con questa tendenza anche i dati (resi noti solo a fine ottobre) dei prezzi alla produzione di settembre che, su base annua, in Italia sono cresciuti del 3,5% (contro attese del 3,1%) e in Francia sono saliti del 2,7% (contro attese del 2,5%). A contribuire al carovita potrebbero presto venire pressioni salariali dovute al fatto che la concorrenza tra disoccupati per un posto di lavoro in Europa si sta assottigliando per il mercato del lavoro forte. I disoccupati europei a settembre sono infatti scesi al 7,3% dal 7,4% di agosto e dall'8,1% di settembre 2006. Infine a ottobre l'indice Pmi manifatturiero (indice di fiducia delle imprese) della zona euro è sceso a 51,5: ai minimi da agosto 2005.

NEL MONDO

L'economia Usa a rischio mutui e credito, beffandosi del pessimismo, nel 3° trimestre del 2007 (comprendendo i giorni neri di agosto e i postumi della crisi, a settembre) ha spiazzato tutti con una crescita al 3,9% (le previsioni erano al 3,1%). In particolare sono saliti i consumi (+3%), mentre le esportazioni sono ai massimi dal 1996. Il reddito disponibile (che avanza dopo le tasse) delle famiglie è salito del 4,4%. Il dato mostra la resistenza dell'economia Usa di fronte agli shock, ma non deve creare illusioni: è difficile si ripeta in futuro. I segni di rallentamento restano: il giorno prima del buon dato sulla crescita è uscito un indice di fiducia dei consumatori Usa (Conference board) che a ottobre è crollato a 95,6 da 99,5 di settembre, sotto le attese. Come se questo non bastasse l'indice Pmi di Chicago (una sorta di fiducia dei direttori degli acquisti della zona dei grandi laghi) è stata pessima: a ottobre siamo a quota 49,7 da 54,2 di settembre contro attese di un flebile calo a quota 53. A parziale consolazione è venuto l'Ism manifatturiero (fiducia delle aziende manifatturiere) di ottobre in calo a quota 50,9, ma comunque a un livello che indica crescita. Infine in Giappone la disoccupazione a settembre è salita al 4% della popolazione attiva, contro il 3,8% di agosto. Nel frattempo (sempre settembre) le vendite al dettaglio sono salite dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2006, trainate dalle vendite di carburante (+1,2%).

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