Analisi
La Fed e la Bce affilano le armi 10 anni fa - lunedì 14 gennaio 2008
Pur muovendosi in direzioni quasi opposte, una cosa accomuna le due principali Banche centrali: messa al bando ogni timidezza, hanno sfoderato gli artigli.

Pur muovendosi in direzioni quasi opposte, una cosa accomuna le due principali Banche centrali: messa al bando ogni timidezza, hanno sfoderato gli artigli.

Nella scelta tra contenimento dell’inflazione e sostegno alla crescita, la Banca centrale Usa e quella europea si muovono su binari diversi. La prima è preoccupata per il rallentamento economico, la seconda non perde di vista il rialzo dei prezzi. Se questo non è una sorpresa, la novità è la determinazione mostrata nel perseguire gli obiettivi. Nella riunione di giovedì la Bce ha mantenuto al 4% i tassi ufficiali, come già previsto (i tassi di mercato non si sono quasi mossi) Più interessanti le dichiarazioni seguite alla riunione, che rivelano come la Bce abbia discusso due ipotesi: mantenere lo statu quo o alzare i tassi. Nessuna chance di ridurre il costo del denaro per agevolare l’economia: ha prevalso la preoccupazione per la dinamica dei prezzi, alla vigilia di un periodo di rinnovi contrattuali (specie in Germania) che potrebbero alimentare ancora l’inflazione. Un rialzo dei tassi è improbabile, date le incertezze dell’economia, ma le dichiarazioni sono comunque un segnale forte. Nel frattempo non è arrivato nessun taglio dei tassi neanche da parte della Bank of England, che li ha mantenuti al 5,50% (li aveva abbassati dello 0,25% a dicembre); in seguito a questa notizia la sterlina è scivolata da 0,75 a 0,76 per un euro, i tassi sono scesi dello 0,1% solo sulle scadenze brevi. Passando oltreoceano, in vista della riunione di fine gennaio la Fed (tramite la conferenza tenuta dal suo Presidente) mostra con inedita chiarezza l’intenzione di abbassare ulteriormente i tassi ufficiali (oggi al 4,25%): mossa finora auspicata dal mercato, ma mai palesata dall’Istituto. Pur tenendo presente la minaccia ai prezzi derivante dal caro-petrolio, i deboli dati economici Usa sembrano quindi prevalere, dando ragione al mercato (il dollaro è stabile a 1,48 per un euro; fermi i tassi a lungo termine, in calo dello 0,1% quelli a breve). Infine un’occhiata alle altre valute: ancora in calo il dollaro canadese (da 1,48 a 1,51), sale quello australiano (da 1,69 a 1,66). In lieve calo la corona svedese (da 9,38 a 9,39 per un euro).

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