Analisi
Tagli ai tassi? Ecco come reagire 10 anni fa - giovedì 24 gennaio 2008
A sorpresa (o quasi) la Fed ha abbassato i tassi ufficiali. Come ha reagito il mercato? Ne approfittiamo per fare il punto su tutta la nostra strategia obbligazionaria.

A sorpresa (o quasi) la Fed ha abbassato i tassi ufficiali. Come ha reagito il mercato? Ne approfittiamo per fare il punto su tutta la nostra strategia obbligazionaria.

Usa: più che una spintarella, uno scrollone...

· Preoccupata per l’andamento dell’economia a stelle e strisce, la Fed (la Banca centrale Usa) ha deciso di non aspettare la prossima riunione del 29 e 30 gennaio, ma di agire subito con una decisa sforbiciata. I tassi ufficiali sono stati abbassati dello 0,75%, passando dal 4,25% al 3,50%.

· Una decisione certo influenzata anche dal pessimo inizio di settimana, quando sia le Borse europee sia quelle asiatiche (Wall Street era chiusa) hanno segnato pesanti cali sulla scia dei timori di recessione negli Usa. Timori già emersi settimana scorsa, quando da un lato le dichiarazioni delle autorità monetarie, dall’altro i dati economici, hanno contribuito ad affossare sempre più la fiducia dei mercati.

· E se anche l’ipotesi di recessione appare forse troppo drastica, un rallentamento economico era ormai innegabile. Anche noi ne abbiamo tenuto conto nei nostri modelli di valutazione: già settimana scorsa abbiamo abbassato le stime sulla crescita economica americana dall’1,7% allo 0,7% per il 2008 e dal 2,2% all’1,5% per il 2009.

· A preoccupare gli investitori, e quindi a spingere la Fed a un intervento immediato, è stato soprattutto l’andamento dei consumi. Gli ultimi dati hanno infatti mostrato che, anche in un periodo come quello natalizio tradizionalmente legato a grandi spese, i consumatori americani hanno tirato la cinghia. Questo significa che le difficoltà del Paese non sono legate solo al settore immobiliare o a quello finanziario coinvolto nella crisi dei subprime, ma si estendono un po’ a tutta l’economia. I consumi, infatti, sono una componente fondamentale del Pil (la ricchezza prodotta nel Paese) innestando una specie di “circolo virtuoso”: i soldi incassati dalle vendite vengono investiti in nuove attività, che danno nuovi posti di lavoro, che generano nuovi stipendi, che creano nuovi consumi... e così via.

· Il taglio dei tassi può dare una mano in questo meccanismo: in un’economia come quella Usa dove i risparmi delle famiglie non sono elevati, un modo per alimentare i consumi è prendere a prestito il denaro. Fino a poco tempo fa bastava il rialzo immobiliare a sostenere il “gioco”, dato che le abitazioni servivano a garanzia dei prestiti. Ora, con il settore immobiliare in crisi, il rinnovo dei prestiti per cifre via via crescenti non può più essere garantito dai prezzi delle case. Per stimolare i consumi serve quindi agire sul costo dei prestiti, il tasso d’interesse.

...ma sarà sufficiente?

· Resta ora da capire se la mossa della Fed sarà sufficiente o se invece è solo il prologo per altre manovre simili. Questa settimana i tassi di mercato hanno già reagito con un ribasso, ma se l’economia continuerà a mostrare segni di difficoltà la Fed potrebbe di nuovo mettere mano alle forbici, con conseguenze anche sui tassi di mercato.

· In prima battuta, le mosse della Fed hanno influenza sui tassi a breve, che infatti sono quelli che hanno registrato i maggiori ribassi rispetto a un anno fa (vedi grafico). I tassi a lungo termine, invece, sono meno influenzati dalle mosse della Fed e più influenzati dall’andamento dell’economia (in termini di crescita e in termini di inflazione). Per questo motivo, non hanno mostrato bruschi ribassi ma si sono gradualmente assottigliati man mano che le prospettive economiche del Paese sono risultate sempre più deludenti.

· Una situazione che riteniamo continuerà a presentarsi anche nei prossimi mesi: secondo noi, infatti, lo scenario più probabile è che l’economia a stelle e strisce continui a mostrare segni di affanno. I tassi a breve dovrebbero quindi continuare a scendere, ma anche i tassi a lungo termine risentiranno delle incertezze dell’economia.

· Come approfittare di questa situazione? Allungando la scadenza del vostro portafoglio di bond in dollari: se fino a oggi vi consigliavamo titoli con scadenza compresa tra 7 e 10 anni, per i nuovi acquisti vi suggeriamo di orientarvi su scadenze comprese tra 10 e 15 anni (trovate qualche esempio a pagina 11 e una selezione più ricca sul nostro sito alla sezione obbligazioni). Questo perché, in caso di ribasso dei tassi, i prezzi delle obbligazioni più “lunghe” tendono a beneficiare di rialzi più consistenti. In pratica vengono comprati più per essere rivenduti a rialzo di prezzo avvenuto che per essere mantenuti fino a scadenza – la strategia che di solito consigliamo. Per questo motivo, chi non teme il rischio può addirittura speculare su scadenze ancora più lunghe: già settimana scorsa vi abbiamo indicato il titolo Bei zero coupon 6/11/2026, isin XS0070553820.

· E i bond che già avete in portafoglio? Potete mantenere quelli con scadenza compresa tra 7 e 10 anni; vendete invece quelli con scadenza più breve (tra 3 e 6 anni) che vi avevamo suggerito in passato e che, con i ribassi dei tassi dell’ultimo anno, dovrebbero aver già registrato significativi guadagni (reinvestendo ancora in dollari annullate l’effetto negativo del caro-euro).

TASSI USA PIÙ BASSI? SCADENZA PIÙ ALTA!

Rispetto a un anno fa (linea sottile), i tassi d’interesse in dollari Usa hanno già segnato significativi cali. Partendo dalla situazione di oggi (grassetto) ci aspettiamo nuovi cali; reagite allungando la scadenza del vostro portafoglio.

Passiamo a guardare casa nostra

· E l’Europa? Pur tenendo conto che le economie mondiali sono tra loro correlate, ci sono alcune differenze rispetto a Oltreoceano. Innanzitutto le prospettive economiche non sono allo stesso livello di quelle Usa: abbiamo abbassato le stime sulla crescita dal 2% all’1,7% per il 2008 e dal 2% all’1,9% per il 2009, certo non sono dati entusiasmanti ma sono comunque migliori di quelli relativi agli Usa.

· In secondo luogo, la politica monetaria della Bce (la Banca centrale europea) è diversa da quella della Fed. La Bce ha infatti come obiettivo statutario il controllo dell’inflazione: la ricerca della stabilità dei prezzi è praticamente scritta nel dna dell’istituto e la crescita economica è solo un obiettivo “secondario”, subordinato alla capacità di raggiungere lo scopo principale. A riprova questa settimana, nonostante le pressioni del mercato per seguire le orme della Fed, il Presidente della Bce ha ribadito ancora una volta che i tassi europei restano legati all’inflazione.

· Se nell’ultimo anno i tassi a lungo termine sono cresciuti (vedi grafico) per paura dell’inflazione che rimane elevata, i dati economici non brillanti imporranno alla recalcitrante Bce di soprassedere al rialzo dei tassi ufficiali, e anzi forse ad abbassarli. Riteniamo che anche i tassi a lungo termine seguiranno la stessa strada, e anzi nell’ultimo mese hanno già cominciato a calare. Per questo motivo, anche per le obbligazioni in euro abbiamo allungato la scadenza del nostro portafoglio: per i nuovi acquisti preferite titoli con scadenza tra 10 e 15 anni, potete comunque mantenere i titoli a 7-10 anni che vi abbiamo consigliato fino a oggi.

· Diversamente dai bond in dollari, per i titoli in euro al momento non vi consigliamo obbligazioni con scadenza ancora più lunga: l’inflazione in Europa stenta a tornare nei ranghi e questo ostacola un calo marcato dei tassi a lunghissimo termine. Se da un lato il raffreddamento del prezzo del petrolio potrebbe dare una mano sul fronte dell’inflazione, dall’altro un’eventuale ripresa del dollaro nei confronti dell’euro agirà in senso opposto. Staremo a vedere.

TASSI EURO: DOPO IL RIALZO, NUOVI CALI IN VISTA?

I tassi in euro registrati oggi (grassetto) superano quelli di un anno fa (linea sottile) per le scadenze più lunghe. Per il futuro ci aspettiamo però un ribasso: approfittatene allungando la scadenza dei vostri bond in euro.

L’Australia continua a viaggiare a pieno ritmo

· L’economia del Paese dei canguri continua a viaggiare a ritmi più elevati rispetto a Usa e Europa (per il 2008 e il 2009 stimiamo una crescita rispettivamente del 3% e 3,2%). Anche gli ultimi dati pubblicati, come il calo della disoccupazione di cui vi abbiamo parlato la scorsa settimana , lo confermano.

· Proprio la vitalità dell’economia potrebbe però alimentare il rischio inflazione: ne è una prova il dato pubblicato questa settimana, in base al quale i prezzi nell’ultimo trimestre 2007 sono cresciuti dell’1,05% contro attese di un aumento dello 0,8%.

· Aumentano quindi le probabilità che, nelle prossime riunioni, la Banca centrale decida di aumentare i tassi per “raffreddare” l’economia a rischio surriscaldamento. Sempre che a “raffreddare” l’economia non intervenga un altro elemento, il calo dei prezzi delle materie prime; l’Australia è infatti la prima esportatrice mondiale di acciaio, ha importanti giacimenti di metalli e combustibili e la sua economia è trascinata dalle esportazioni.

· I nostri modelli macroeconometrici al momento non ci danno segnali chiari in una direzione o nell’altra e preferiamo attendere che la situazione si chiarisca prima di tornare a consigliarvi di acquistare ancora titoli in dollari australiani. Non vediamo però nemmeno ragioni per vendere. Il nostro consiglio sulle obbligazioni a 3-6 anni che vi abbiamo finora consigliato passa perciò a mantenere.

Infine un’occhiata a Svezia e Gran Bretagna

· Per quanto riguarda la Svezia, abbiamo abbassato le stime sulla crescita economica dal 2,9% al 2,7% per il 2008 e dal 2,5% al 2,4% per il 2009. Un taglio che però non ci porta a modificare la nostra strategia di portafoglio: potete acquistare le obbligazioni con scadenza tra 7 e 10 anni, il cui rendimento è rimasto più o meno stabile rispetto a un anno fa (è invece notevolmente calato il rendimento delle obbligazioni con scadenza più breve).

· Taglio delle stime di crescita anche per la Gran Bretagna: dal 2,3% all’1,8% per il 2008, dal 2,4% al 2% per il 2009. Rispetto a un anno fa i tassi di interesse si sono abbassati un po’ su tutte le scadenze. Tenendo conto di questi elementi, anche in questo caso il consiglio non cambia: mantenete i titoli che vi abbiamo consigliato in passato (sia a tasso fisso sia a tasso variabile) ma non acquistatene di nuovi.

 

LA NOSTRA STRATEGIA IN UN COLPO D’OCCHIO

Obbligazioni in euro

Acquistare i titoli con scadenza 10-15 anni; mantenere i titoli con scadenza 7-10 anni.

Obbligazioni in dollari Usa

Acquistare i titoli con scadenza 10-15 anni; mantenere i titoli con scadenza 7-10 anni.
Gli speculatori possono puntare su scadenze oltre 15 anni.

Obbligazioni in dollari australiani

Mantenere i titoli con scadenza 3-6 anni

Obbligazioni in corone svedesi

Acquistare i titoli con scadenza 7-10 anni

Obbligazioni in sterline

Mantenere i titoli sia a tasso fisso sia a tasso variabile

 

 

 

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