Analisi
Economie e mercati 10 anni fa - lunedì 18 febbraio 2008
Migliora la fiducia in Germania, mentre l'economia europea nel 2007 è cresciuta più del previsto.

IN EUROPA

L'indice Zew, che misura la fiducia nell'economia tedesca a febbraio è migliorato di 2,1 punti risalendo a quota -39,5 (da -41,6). Seppure assai sotto la media storica (+30,7) il dato è positivo se confrontato con le attese che, anziché una ripresa, prevedevano un ulteriore indebolimento a -43,5. Il dato si spiega con la convinzione che l'attuale crisi non si dovrebbe ripercuotere in modo pericoloso sull'economia tedesca; in più le aspettative circa le esportazioni (uno dei motori dell'economia teutonica) sono positive. A fornire ulteriore slancio all'inversione di tendenza verso il bello della qualità delle notizie in uscita, contribuisce pure il dato preliminare sul Pil della zona euro  nel 2007: sarebbe salito del 2,3% annuo, lievemente più di quanto atteso dai mercati (+2,2%). Non mancano, però, dati che frenano il buonumore: la produzione industriale della zona euro a dicembre è scesa, infatti, dello 0,2% su base mensile, contro attese di un +0,6%. In Italia le cose sono andate pure peggio: a dicembre la produzione industriale è calata dello 0,5% su novembre, contro attese di crescita (+0,5%). Intanto l'inflazione inglese a gennaio si è attestata al 2,2%, meno del 2,3% atteso dal mercato. Un segnale negativo è, tuttavia venuto dai prezzi alla produzione (che prima o poi potrebbero ricadere su quelli al consumo e, quindi sull'inflazione), saliti a gennaio del 5,7% su base annua, contro il 5,1% previsto dai mercati. Infine i disoccupati inglesi a gennaio sono scesi di 10.800 unità sul mese precedente contro attese di un calo di sole 5.000 unità.

NEL MONDO

Questa settimana, anziché con gli Usa iniziamo con una notizia dal Sol Levante: nel quarto trimestre del 2007 il Pil nipponico (la ricchezza prodotta in un anno dal Giappone) è cresciuto su base annua di ben il 3,7%, molto al di là del +1,7% atteso dagli operatori. A scaldare l'economia sono stati gli investimenti delle aziende saliti del 2,9% in un trimestre. Il dato brillante, tuttavia, non diminuisce il rischio di un rallentamento giapponese nel 2008, visto che neppure Tokio può prescindere dai tempi di crisi negli Usa. A questo proposito, tra l'altro, il governatore della Fed, la banca centrale Usa, Bernanke, nel corso di un incontro col Senato ha spiegato che l'economia americana dopo un inizio 2008 al rallentatore, dovrebbe riscoprire la via della crescita verso la fine dell'anno. Intanto gli Usa ci offrono pure qualche dato buono. La bilancia commerciale a dicembre ha ridotto il suo deficit a 58,8 miliardi di dollari, dai 63,1 di novembre e più del previsto (61 miliardi). Positivo anche il dato delle vendite al dettaglio di gennaio che dovrebbero essere salite dello 0,3% contro attese di un lieve calo. Il dato è ancora soggetto a revisione, man mano che si raffinano le informazioni in possesso del Dipartimento del commercio che lo elabora, ma è incoraggiante. Poco incoraggianti, invece sono stati sia l'Empire State survey (indice delle condizioni del settore manifatturiero a New York crollato da quota 9 a -11,7 (le attese erano per un modesto calo a 7), sia la fiducia dei consumatori americani calata a 69,9 da 78,4 contro attese che la davano in discesa a 73.

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