Analisi
Le azioni del domani? 10 anni fa - venerdì 8 febbraio 2008
Quali azioni sembrano promettere un grande futuro? Come scovare dei titoli con un potenziale molto elevato? Quali settori sono i più promettenti?

Quali azioni sembrano promettere un grande futuro? Come scovare dei titoli con un potenziale molto elevato? Quali settori sono i più promettenti? Visto che il petrolio è salito alle stelle, le società capaci di ridurre la nostra dipendenza dalle energie fossili – come Ersol Solar Energy (prodotti fotovoltaici) o Vestas Wind Systems (energia eolica) – hanno veramente un grande avvenire? È il caso di puntare sui titoli delle biotecnologie o dell’elettronica? Tutte domande a cui non è affatto facile rispondere. Cerchiamo comunque di fare chiarezza.

Orizzonte temporale

· Scegliere un titolo significa fare delle ipotesi sul futuro. Per farlo, spesso ci immaginiamo che le tendenze del momento (invecchiamento della popolazione occidentale, prezzi elevati del petrolio, successo delle tecnologie…) siano destinate a perdurare all’infinito; il che non è affatto scontato.

· Prova ne è il fatto che quando nel 1999 l’americana Celera annunciò, insieme a un consorzio internazionale, la scoperta della mappa del genoma umano, il prezzo del titolo spiccò il volo, passando dai circa 8 dollari del 1999 ai 240 dollari nel 2000. Nel 2002, però, era già risprofondato a 9 dollari. Certo si trattava di una scoperta importante, ma l’entusiasmo degli investitori si è subito raffreddato quando si sono accorti che il cammino verso i profitti era ancora molto lungo. Lo stesso vale per le nuove tecnologie: può passare molto tempo prima che dei prodotti, molto promettenti sulla carta, si ritrovino sugli scaffali dei negozi. Inoltre, niente assicura che i pionieri di una tecnologia siano anche capaci di sfruttarla sul piano commerciale; dei concorrenti possono, ad esempio, arrivare prima di loro a lanciare dei prodotti basati sulle loro scoperte.

Che redditività?

· Anche quando un settore è molto promettente non è detto che tutte le società che vi appartengono riescano a mettere a segno dei lauti profitti. All’aumento del volume d’affari non corrisponde infatti necessariamente una crescita della redditività. E la Borsa guarda soprattutto ai profitti.

· Vediamo, ad esempio, il caso del mercato dei semiconduttori. Anche se questo settore è destinato a crescere ancora (i semiconduttori si trovano in un numero crescente di prodotti a forte contenuto elettronico, come TV, computer, iPhone), visto che la sua attività è legata ai cicli economici, soffre di tanto in tanto di una capacità produttiva superiore alla domanda. L’offerta superiore alla domanda, mettendo sotto pressione i prezzi di vendita, penalizza gli utili di alcuni operatori, facendo orientare al ribasso i loro titoli (è il caso attuale, ad esempio, della francese STMicroelectronics, 8,01 euro, che potete comunque mantenere).

· Lo stesso vale per i titoli di altri settori indubbiamente promettenti, come quello dell’energia solare. Ersol (51,44 euro), ad esempio, soffrendo attualmente della penuria di silicio (la sua principale materia prima), non è per il momento in grado di soddisfare la forte domanda e i suoi risultati ne soffrono, anche se un loro miglioramento è atteso a partire da quest’anno (potete continuare ad acquistare il titolo).

· Niente garantisce, infine, che una società che mette a segno una forte crescita degli utili in un periodo determinato, sia in grado di ripetere all’infinito queste brillanti performance: basti considerare il boom delle vendite di materiale informatico alla vigilia del 2000.

A che prezzo?

· Molti investitori si sono lasciati tentare prima o poi dall’acquisto di titoli con una larga copertura mediatica e che, dall’oggi al domani, sono crollati. Ma quando si acquista un titolo sull’onda delle suggestioni mediatiche si rischia spesso di arrivare tardi e quindi di pagarlo troppo caro. A fine 2005, ad esempio, Option (4,15 euro) ha subìto un crollo vertiginoso (potete comunque mantenerlo).

· Per gli stessi motivi, non è giustificato vendere un titolo quando le difficoltà della società sono al centro dell’attualità. Il prezzo del titolo crolla infatti bruscamente e spesso quando l’investitore arriva a vendere è già troppo tardi e finisce per vendere al prezzo peggiore.

Calma e sangue freddo

· Gli investitori fanno spesso l’errore di dare un peso eccessivo agli eventi più recenti, che vanno invece relativizzati alla luce di altri elementi ben più importanti, come i risultati degli ultimi anni, la qualità del management, la valutazione dell’azione. Inoltre, i risparmiatori si concentrano spesso sui settori di cui si parla di più (come attualmente il petrolio, l’elettricità, le materie prime) trascurando di diversificare il loro portafoglio di titoli. Noi, invece, preferiamo un portafoglio diversificato. Ad esempio, pur ritenendo che il prezzo del greggio resterà a lungo a livelli elevati, non vi consigliamo di investire massicciamente e indiscriminatamente in questo settore. Solo alcuni titoli petroliferi – come BP (536 pence), Chevron (78,74 USD) e National Grid (767 pence) sono secondo noi interessanti, mentre riteniamo che, ai prezzi attuali, la maggior parte dei titoli incorpori già le buone prospettive del settore.

· In conclusione, chi va alla ricerca dei settori del domani e della prossima stella della Borsa intraprende, secondo noi, un cammino spesso molto pericoloso e disseminato di ostacoli. Noi preferiamo, invece, analizzare le basi stesse della società: strategia, redditività, ricompense agli azionisti. Solo questi elementi permettono infatti di stabilire se un’azione è conveniente. E solo in base a questi parametri consigliamo o meno un’azione, senza dare eccessiva importanza ai titoloni dei media.

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