Analisi
Lo spauracchio 9 anni fa - lunedì 3 marzo 2008
Il timore di una stagflazione e la paura del fallimento di alcune piccole banche Usa hanno depresso sul finire della settimana l'umore delle Borse mondiali.

Il timore di una stagflazione e la paura del fallimento di alcune piccole banche Usa hanno depresso sul finire della settimana l’umore delle Borse mondiali.

Anche questa settimana i principali dati macroeconomici provenienti dagli Usa hanno mostrato la debolezza dell’economia a stelle e strisce (vedi in basso a destra). Inoltre il prezzo del petrolio ha continuato a salire (questa settimana ha segnato un ulteriore rialzo del 4,5%), alimentando i timori di una ripresa della corsa dell’inflazione. In questo contesto, lo spauracchio della stagflazione – situazione tra le peggiori in assoluto, con economia che va male e prezzi che corrono – è tornato ad aleggiare sui mercati. La Banca centrale americana ha escluso che questo scenario possa concretizzarsi, ma ha comunque contribuito a spaventare ulteriormente gli investitori agitando un altro spauracchio: un possibile fallimento di alcune piccole banche americane. Dopo un inizio ben intonato, le Borse hanno quindi accusato tali timori perdendo terreno sul finire della settimana. New York ha chiuso con un calo dell’1,7%, mentre le Piazze europee hanno archiviato, in media, una perdita dello 0,3%. Si è salvata Piazza Affari che è riuscita a chiudere in rialzo dello 0,5%. Le voci di un interessamento di un fondo d’investimento del Qatar per rilevare una quota di Royal Bank of Scotland (+1,9%) e le speranze di un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse americani avevano corroborato il settore finanziario a inizio settimana. Tali guadagni sono stati poi vanificati sul finire della settimana non solo dai timori di stagflazione, ma anche dalla paura di possibili ulteriori svalutazioni da parte di grandi gruppi bancari e assicurativi: il bilancio per il settore si è chiuso con una perdita dell’1,5%. Il rincaro del greggio non ha aiutato i titoli del settore energetico (-0,3%), mentre l’avvio da parte di Ibm (+5,4%) di un piano d’acquisto d’azioni proprie non è stato sufficiente a sostenere il settore tecnologico (indice Nasdaq -1,4%). Non sono bastati, infine, i positivi risultati trimestrali annunciati da Telefonica (+1,2%) a salvare il bilancio borsistico del settore telecom (-1,3%).

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