Analisi
Recessione: ora che anche Buffett, il guru, ne parla e tutti tremano 9 anni fa - lunedì 10 marzo 2008
La settimana scorsa Warren Buffett si è schierato con i catastrofisti dicendo che l'economia Usa entrerà in recessione. Siamo, dunque, senza via di scampo?

· L'ultimo dato sull'economia americana che l'ha vista crescere solo di uno 0,6% annuo nel 4° trimestre del 2007 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Se a lungo la schiera degli ottimisti circa l'andamento dell'economia Usa è rimasta maggioritaria, oggi si sta facendo più esigua, mentre i catastrofisti si diffondono a macchia d'olio.

· Il finanziere Warren Buffett ( l'uomo più ricco del mondo) si è, dunque, allineato all'ex timoniere della Fed (la Banca centrale Usa) Greenspan nel prospettare tempi bui.

· Tra i meno pessimisti sono rimasti soprattutto il presidente Usa Bush (ma d'altronde il tema è squisitamente politico) e l'attuale governatore della Fed Bernanke che continua a gettare acqua sul fuoco, pur ammettendo che la crisi sarà peggiore di quanto inizialmente preventivato.

· Altri analisti sostengono che si riuscirà alla fine a deviare il colpo nel 2008, ma che non si potrà fare nulla per schivarlo nel 2009, altri ancora che l'allarmismo è eccessivo.

 

Gli istinti animali conducono al macello?

· Dire con certezza se l'economia entrerà in recessione o meno non è oggi alla portata di nessuno, e resta sempre il dubbio che come i secolaristi che prevedevano la fine del mondo nell'anno 1000 anche i catastrofisti di oggi si godono i pingui dividendi di un mestiere a rischio zero: se arriva la recessione possono dire l'avevo detto, se non arriva possono dire meglio così.

· La realtà è però un'altra: in genere il comportamento umano in materia economica dipende dagli umori, più che dalla razionalità (vedi riquadro). Ad esempio oggi le Borse non sono care (il rapporto prezzo utili di New York è ai minimi da anni), ma questo non basta: gli investitori sono in fuga perché hanno paura e questa fuga autoalimenta i timori di ulteriori crolli.

· Tornando al problema recessione Usa: l'andamento dell'economia dipende dai consumi degli americani che a loro volta dipendono non tanto da quanti soldi hanno in tasca, ma da quanti soldi credono di avere in tasca. Se la percezione è che l'economia va male, avranno la sensazione di essere meno ricchi e, di conseguenza spenderanno di meno non aiutando l'economia a riprendersi. Viceversa andranno le cose se la percezione è che l'economia va bene. Con ciò non riteniamo che tutto dipenda dalle percezioni, ma che la voce delle Cassandre può dare un colpo di freno all'economia solo per il fatto di essersi fatta sentire. E tra l'altro questo processo spesso colpisce le Borse per tempo.

· Se date un'occhiata al grafico Le ultime nove debolezze , in cui è indicato l'andamento della Borsa americana attraverso 7 fasi di rallentamento economico dal 1950 a oggi notate che in molti casi la Borsa ha iniziato a ripiegare un po' prima che scoppiasse la crisi economica (ad esempio nel 1974), per poi assestarsi con bruschi cali dopo l'inizio della recessione e ripartire in anticipo sulla ripresa economica. Se si guardano i dati dal 1900 un simile processo si è ripetuto assai spesso (soprattutto all'inizio del secolo scorso) mentre nel 1929 lo scoppio della bolla di Borsa venne dopo e non prima della crisi economica.

 

Un po' di luce in fondo al tunnel?

Sicuramente la situazione oggi è più malmessa di quanto inizialmente è stato fatto trapelare, ma è bene essere anche attenti a non cogliere falsi segnali. Se prima vi abbiamo mostrato come spesso le Borse anticipano le recessioni, è anche vero che le Borse a volte scivolano anche senza recessioni (vedi grafico), ma che con un po' di pazienza recuperano tutte con poche eccezioni. L'unica Piazza che non ha saputo tornare sopra i massimi toccati in passato è quella di Tokio, ma è anche vero che l'economia giapponese ha subito uno stallo lungo oltre un decennio, fatto che nessuno si sogna di contestare all'economia americana. Si parla sì di crisi, ma sempre e solo come di un fatto temporaneo. L'ottimismo sulle sorti della nazione americana non è mai tramontato, come anche l'attuale campagna elettorale dimostra.

 

Razionale con i soldi? No grazie!

· Lo psicologo Daniel Kanehman, premio nobel per l'Economia, un giorno, insieme al collega Tversky, propose a un gruppo di persone il seguente test.

· Prima situazione: che cosa scegliereste tra...

a) perdere 3.000 euro;

b) perdere 4.000 euro con una probabilità dell'80% e con una probabilità del 20% non perdere nulla.

· Seconda situazione: che cosa scegliereste tra...

a) guadagnare 3.000 euro;

b) guadagnare 4.000 euro con una probabilità dell'80% e con una probabilità del 20% non guadagnare nulla.

· Ora visto che 4.000 euro con una probabilità dell'80% sono pari a 3.200 euro (4.000 x 80%), una risposta perfettamente razionale sarebbe "a)" nella prima situazione (meglio perdere 3.000 euro che perderne, in media, 3.200) e, viceversa "b)" nella seconda situazione. La maggior parte degli intervistati da Kaneman, però, rispose, invece, "b)" nella prima situazione e "a)" nella seconda. La maggioranza degli intervistati era dunque disposta a rischiare di perdere tanto, nella speranza di non perdere affatto, ma era avversa a rischiare di guadagnare tanto preferendo ottenere meno, purché con certezza.

 

LE ULTIME NOVE DEBOLEZZE

L'economia Usa ha avuto nove momenti di frenata (in grigio) dal 1960 a oggi e spesso la Borsa li ha previsti iniziando a scendere un po' prima della crisi. Attenzione ai falsi segnali: la Borsa Usa (linea sottile) è molto più ballerina della crescita economica e di crisi e riprese ne ha conosciute di più.

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