Analisi
Tassi e valute 9 anni fa - lunedì 17 marzo 2008
Davanti a dati economici sempre più negativi e allo scarso effetto dell’immissione di liquidità, la Fed ha ripreso in mano le forbici tagliando il tasso di sconto.

Taglio a sorpresa

Davanti a dati economici sempre più negativi e allo scarso effetto dell’immissione di liquidità, la Fed ha ripreso in mano le forbici tagliando il tasso di sconto.

A inizio settimana la Fed (la Banca centrale statunitense) aveva ricominciato a sorpresa la “cura di iniezioni” con cui aveva già tentato di guarire i mercati qualche mese fa. Per far fronte alla crisi di liquidità ha immesso nuovi finanziamenti per 200 miliardi di dollari e ha modificato, aumentandone la portata, l’accordo stipulato con altre Banche centrali (in particolare quella europea e quella svizzera) che a loro volta sono intervenute sul mercato. La mossa della Fed ha temporaneamente calmato le acque e ha permesso al tartassato dollaro di tirare il fiato, ma l’effetto è durato solo un paio di giorni: davanti a dati economici ancora una volta negativi il mercato ha considerato l’intervento della Fed come un mero palliativo e non una vera e propria cura, costringendola così a nuove azioni. E infatti, nel fine settimana, è arrivato un altro annuncio a sorpresa: la Fed ha abbassato dal 3,5% al 3,25% il tasso di sconto. Ma non è detto che sia finita qui: gli investitori (e noi con loro) scommettono su altri tagli nella riunione del 18 marzo. Ne sono una prova i tassi di mercato: già a fine settimana erano più bassi dello 0,3% sulle scadenze brevi e dello 0,1% su quelle più lunghe, ma dopo il taglio del tasso di sconto hanno iniziato la nuova settimana con ulteriori cali. Settimana sull’ottovolante per il dollaro: dopo la fiammata in seguito all’immissione di liquidità della Fed è tornato a scivolare chiudendo la settimana in calo da 1,54 a 1,56 per un euro, mentre all’apertura di questa settimana ha toccato nuovi record negativi a 1,59. Ma non è l’unico a perdere terreno: la scorsa settimana tutte le principali valute si sono indebolite nei confronti dell’euro. La sterlina passa da 0,76 a 0,77 per un euro, il dollaro canadese da 1,52 a 1,54, quello australiano da 1,65 a 1,66. Anche la Bce, questa settimana, si è dichiarata preoccupata per il livello dei cambi. Interventi “verbali” che però non sembrano essere il preludio a interventi di mercato: e infatti i tassi rimangono quasi fermi sia sulle scadenze brevi sia su quelle più lunghe. Rendimenti in lieve ripresa, invece, per le aste dei titoli di Stato di settimana scorsa: 3,8% il rendimento lordo del BTp a cinque anni, così come quello del BoT annuale.

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