Analisi
Cambi d'umore 9 anni fa - venerdì 9 maggio 2008
I listini azionari hanno reagito nervosamente alle notizie contrastanti provenienti sia dal fronte societario sia da quello macroeconomico.

I listini azionari hanno reagito nervosamente alle notizie contrastanti provenienti sia dal fronte societario sia da quello macroeconomico.

Questi ultimi giorni sono stati caratterizzati da un grande nervosismo. Nel settore finanziario le tensioni sono affiorate subito a inizio settimana a seguito delle voci che volevano Bank of America in procinto di rinunciare al perfezionamento dell’acquisto dello specialista del credito immobiliare Countrywide. Nonostante tali indiscrezioni siano state poi smentite e il segretario del Tesoro Usa abbia dichiarato che il peggio della crisi dei mutui sia ormai alle spalle, i risultati inferiori alle attese di Commerzbank, Swiss Re e Aig hanno contribuito a mantenere in negativo il bilancio del settore. Avvio in rosso anche per il settore tecnologico, con la decisione di Microsoft di rinunciare alla conquista di Yahoo!. I dati trimestrali superiori alle attese di Cisco Systems, che ha confermato anche gli obiettivi per il trimestre in corso, così come le speculazioni sulla discesa in campo di nuovi pretendenti proprio per Yahoo! hanno, però, aiutato il settore a contenere le perdite. La decisione della Banca centrale europea di lasciare invariato il costo del denaro era attesa e non ha influenzato le Borse. È piuttosto la motivazione, il rialzo dell’inflazione, a preoccupare. A sostenere questi timori, la corsa del prezzo del greggio che ha stracciato ogni record volando ben oltre i 120 dollari al barile. Da un lato questo fa festeggiare il settore energetico (tra i pochi in positivo), ma dall’altro fa riaffiorare la paura che la fiammata dei prezzi possa pesare sulle spese dei consumatori. Ad allontanare un po’ questi timori sono, però, arrivati i dati sulle vendite di aprile di alcuni colossi della distribuzione Usa: Wal Mart e Costco hanno riportato risultati superiori alle previsioni. Attenzione però, nel complesso i dati sulle vendite non sono stati così brillanti: i consumatori mostrano di essere ancora cauti nelle spese e di rivolgersi piuttosto alle grandi catene discount, come quelle citate.

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