Analisi
Nestlé 10 anni fa - lunedì 26 maggio 2008
Nonostante l’impennata dei prezzi delle materie prime, Nestlé continuerà a coniugare la crescita del fatturato con quella della redditività come ha fatto nello scorso decennio?

Nonostante l’impennata dei prezzi delle materie prime, Nestlé (502 CHF) continuerà a coniugare la crescita del fatturato con quella della redditività come ha fatto nello scorso decennio? Ai prezzi attuali l’azione resta correttamente valutata.
> Mantenere

Un campione di regolarità

Con un fatturato di oltre 100 miliardi di franchi svizzeri, con quasi 280.000 dipendenti e 480 siti di produzione in varie parti del mondo, Nestlé è il leader mondiale del settore alimentare. Tra i suoi marchi, ce ne sono 27 (Nescafé, Kitkat, Buitoni, Maggi, Friskies…) che vantano un fatturato annuo di oltre 1 miliardo di franchi svizzeri. Nonostante queste imponenti dimensioni, negli ultimi anni il gruppo ha mostrato una grande agilità: tra il 1996 e il 2006, il fatturato (senza acquisizioni/cessioni e effetti di cambio) è cresciuto in media del 5,7% annuo, mentre la redditività industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) è progredita in media dello 0,3% annuo, passando dal 10,2% del 1996 al 13,5% nel 2006. E il 2007 è stata un’annata eccellente con una crescita interna del 7,4% e un margine industriale del 14%. Contrariamente a concorrenti come Kraft o Unilever, Nestlé è inoltre riuscita a realizzare questi risultati senza i grossi errori che possono derivare da pesanti programmi di ristrutturazione.

Chi va piano...

· All’origine del suo successo è la capacità di saper ben interpretare le attese del mercato. Basti pensare, ad esempio, all’azzeccato sviluppo nel cibo per animali domestici (Purina nel 2001) o anche nei gelati (Mövenpick e Dreyer’s nel 2003); due segmenti in cui i consumatori sono pronti a pagare di più per dei marchi “premium”. Altro notevole successo, le capsule del caffè Nespresso, che mettono attualmente a segno una crescita di oltre il 40% all’anno benché siano le più care del mercato. Dieci anni fa, inoltre, il gruppo ha iniziato un vasto programma di sviluppo in prodotti che hanno a cuore la “salute” e il “benessere” dei consumatori; un segmento oggi in pieno boom.

· Malgrado tutti questi prodotti ben posizionati sui loro mercati, Nestlé non si è lanciata in iniziative azzardate. Certo cresce a un ritmo superiore al settore, ma non vuole rischiare il surriscaldamento con investimenti troppo rapidi, che potrebbero comprometterne la redditività o l’equilibrio delle finanze. Se necessario, il gruppo realizza delle acquisizioni di dimensioni modeste, ma in generale preferisce distribuire agli azionisti una grossa fetta degli utili (dell’ordine del 45%) in dividendi e investire il resto per assicurarsi una crescita, che peraltro non fa che migliorare da un anno all’altro.

Prezzi alimentari alle stelle

· Da qualche mese l’impennata dei prezzi delle materie prime suscita legittime preoccupazioni e Nestlé ne subisce i contraccolpi; non è comunque il caso di lasciarsi prendere dal panico. I suoi costi di produzione potrebbero venir maggiorati quest’anno di circa 2 miliardi di franchi svizzeri, ma per il momento il gruppo riesce a trasferire questi costi aggiuntivi sui prezzi di vendita. Basti pensare che quest’anno la crescita interna del fatturato (pari a quasi il 10%) è dovuta per oltre la metà all’aumento dei prezzi di vendita; segno che i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti Nestlé.

· Ovviamente, non si può escludere un peggioramento della situazione se i prezzi delle materie prime dovessero salire ancora molto o se una crisi economica dovesse ridurre drasticamente il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il graduale sviluppo di Nestlé in prodotti con un forte valore aggiunto fa diminuire automaticamente il peso delle materie prime nei suoi costi di produzione (attualmente pari a circa il 20%).

Nuovi sviluppi

Nella scelta del nuovo direttore generale, Nestlé ha optato per la continuità. L’accento resterà sul rafforzamento nei prodotti ad alto valore aggiunto (benessere, salute; oggi meno del 10% del fatturato) dove il gruppo è in anticipo rispetto ai concorrenti e che, oltre a buone prospettive di crescita, offrono anche eccellenti margini. Vista l’evoluzione degli stili di vita (sempre più persone mangiano fuori casa), il gruppo conta, ad esempio, di più che raddoppiare in dieci anni la sua presenza nella ristorazione professionale (meno del 10% del fatturato totale), dove è già leader mondiale. Tra dieci anni, infine, i Paesi emergenti, che rispetto a oggi avranno un miliardo in più di consumatori potenzialmente interessati ai suoi prodotti, dovrebbero rappresentare la metà del fatturato del gruppo (contro un terzo attuale). La concorrenza rischia però di essere agguerrita, soprattutto da parte di gruppi locali.

Un’azione da mantenere

· Nestlé è, secondo noi, all’altezza delle sue ambizioni. Ben posizionato su segmenti e regioni in forte crescita, il gruppo ha già dimostrato di saper combinare la complessità dei suoi mercati su scala mondiale con una grande efficienza a livello industriale.

· Inoltre, non gli mancano i mezzi finanziari: ha appena annunciato la cessione, in due tempi, della partecipazione in Alcon (farmacia) e con l’introito (40 miliardi di franchi svizzeri da qui al 2011) potrà gestire l’indebitamento, continuare la politica di acquisto di azioni proprie iniziata nel 2005 e realizzare anche qualche acquisizione. Anche se potrebbe essere interessato ad acquisire L’Oreal (di cui detiene già il 28%), dubitiamo che la voglia acquistare ad ogni costo, rischiando di compromettere la propria crescita.

· Stimiamo un utile per azione di 31,2 franchi svizzeri nel 2008 e 35,9 franchi svizzeri nel 2009. Ai prezzi attuali, l’azione è correttamente valutata e può far parte di un portafoglio diversificato di azioni.

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