Analisi
Banche italiane 9 anni fa - lunedì 22 settembre 2008
Il tracollo di Lehman Brothers avrà effetti negativi anche sui conti delle banche italiane, e l’andamento dei prezzi di Borsa di questi giorni lo conferma. Ma l’effetto negativo è di portata tale da giustificare un cambiamento di consiglio?

Gli impatti diretti...

· Il tracollo di Lehman Brothers avrà effetti negativi anche sui conti delle banche italiane, e l’andamento dei prezzi di Borsa di questi giorni lo conferma. Ma l’effetto negativo è di portata tale da giustificare un cambiamento di consiglio?

· Abbiamo “quantificato” il costo del crack Lehman per gli istituti italiani. Partiamo dagli effetti “diretti”, cioè derivanti dai crediti vantati dalle banche italiane nei confronti della stessa Lehman (obbligazioni, finanziamenti...).

· Nella tabella qui sotto trovate l’importo dei crediti dichiarato dalle stesse società. Certo in valore assoluto le cifre sono di tutto rispetto, ma l’impatto appare fortemente ridimensionato una volta che i crediti vengono rapportati alle “dimensioni” delle banche italiane. Per quantificare le “dimensioni” abbiamo utilizzato tre parametri: gli utili, il patrimonio (riferiti al bilancio 2007) e la capitalizzazione (il numero di azioni moltiplicato per il prezzo).

· Nella tabella abbiamo indicato anche “l’esposizione” delle assicurazioni italiane. In alcuni casi il peso dei crediti verso Lehman è più pesante rispetto alle banche, ma c’è anche da considerare che, in molti casi, questi crediti sono relativi a polizze in cui il rischio è a carico del cliente, e non della società (per esempio, i 160 milioni di euro di Mediolanum sono interamente legati a queste polizze, mentre i 350 milioni di Unipol sono relativi a bond in portafoglio per 250 milioni e alle polizze per 100 milioni). In questi casi, a rimetterci non è l’azionista ma il cliente.

· Sia per le banche sia per le assicurazioni occorre poi considerare che parte dei crediti potrebbero essere recuperati con il processo di liquidazione (vedi pagina 12).

 

...e quelli indiretti

· Un’altra “penalizzazione” per le banche italiane deriva dal possibile rallentamento dell’attività (con conseguente calo dei ricavi) in seguito alla crisi delle Borse. In tutte le banche italiane, infatti, convivono due tipi di attività: quella della banca al dettaglio e quella della banca d’investimento.

· La prima è la meno toccata dalla crisi delle Borse: i ricavi di questa attività sono infatti dati dalle commissioni su determinati servizi (servizi di pagamento, bancomat...) e dal cosiddetto margine di interesse.

 

L’esposizione delle assicurazioni italiane...

 

In milioni

In % sull’utile

In % sul patrimonio

In % sulla capitalizzazione

Alleanza

10

2,3%

0,4%

0,2%

Fondiaria-Sai

37

7,3%

1%

1,3%

Generali

110

3,8%

0,8%

0,4%

Mediolanum

160

75,4%

19,8%

6,8%

Unipol

350

90%

8,8%

9,3%

...e quella delle banche

B. Pop. Milano

10

3,1%

0,3%

0,4%

Banco Popolare

60

9,7%

0,6%

0,8%

Intesa Sanpaolo

260

3,6%

0,4%

0,5%

Mediobanca

0

0%

0%

0%

Monte Paschi

50

4,3%

0,8%

0,8%

Ubi Banca

18,3

2,1%

0,2%

0,2%

Unicredit

120

2%

0,2%

0,3%

· Quest’ultimo è il saldo tra gli interessi percepiti sui prestiti alla clientela (mutui, credito al consumo, prestiti personali...) e quelli pagati alla clientela per conti correnti, conti di deposito, e così via.

· I ricavi più sensibili alla crisi delle Borse sono invece quelli derivanti dalla banca d’investimento. Ci sono, innanzitutto, una serie di commissioni: ad esempio quelle legate al risparmio gestito o quelle percepite per l’attività di consulenza alle società in occasione della quotazione in Borsa, di operazioni di fusione, e così via. Ci sono poi i ricavi derivanti dalla compravendita di titoli per conto proprio (la cosiddetta attività di negoziazione), i dividendi percepiti su questi stessi titoli e, infine, la rivalutazione (o svalutazione) delle attività detenute in portafoglio.

· Nella tabella a fondo pagina trovate quanto pesano i vari proventi sui ricavi complessivi del 2007. Le banche italiane sono prevalentemente orientate alla banca al dettaglio, anche se la banca d’investimento ha un ruolo importante. Unica eccezione è Mediobanca, che storicamente è presente solo in alcuni “rami” della banca al dettaglio (ad esempio il credito al consumo) e che da poco ha avviato altre iniziative in questo campo con la nascita di CheBanca!

 

Due importanti incognite

· Ma non è finita. Bisogna considerare altri due aspetti potenzialmente negativi, pur se difficilmente quantificabili.

· Il primo è la possibilità che il crack di Lehman si trasformi in un nuovo “caso” Parmalat o Cirio: esiste cioè la possibilità che le banche debbano affrontare una serie di cause giudiziarie per aver “piazzato” i titoli Lehman alla clientela senza informarli adeguatamente del rischio.

· Il secondo riguarda il capitolo derivati: questo tipo di prodotti, infatti, può generare perdite ben più ampie di quelle risultanti dai bilanci attuali. Per avere un’idea, seppur vaga, del potenziale impatto sui conti, abbiamo raffrontato il totale degli impegni sottostanti a derivati al patrimonio e al totale degli investimenti delle banche risultanti dal bilancio 2007. Si tratta, però, di dati da prendere “con le molle”: non tengono infatti conto del tipo di contratto derivato, insomma non è detto che a una percentuale più bassa corrisponda un rischio minore.

 

Da vendere... o no?

· Alla luce di questi elementi, le banche italiane sono ancora interessanti per un investimento o è il caso di stare alla larga? In generale, vale secondo noi la pena di mantenere i nervi saldi e non lasciarsi prendere dal panico; non è il momento di vendere. Ma vediamo caso per caso.

· Continuiamo a consigliare di mantenere, ma non acquistare, i titoli Monte Paschi (1,97 euro): il gruppo presenta una significativa esposizione “diretta” nei confronti di Lehman, che pesa su un bilancio già indebolito dalla costosa acquisizione di Antonveneta. Aumentiamo da 3 a 4 il nostro indicatore di rischio.

· Pur alzando a 4 il livello di rischio, continuiamo a consigliare di mantenere anche Mediobanca (9,92 euro; vedi anche a pagina 6): nonostante il cambio di strategia degli ultimi anni, l’attività di banca d’investimento resta comunque preponderante.

· Vista l’esposizione a Lehman, non preoccupante ma comunque significativa, preferiamo passare a mantenere anche il titolo Banco Popolare (12,2 euro), che oltretutto è quello in cui la banca d’investimento ha il maggior peso (30% dei ricavi 2007). Alziamo a 4 l’indicatore di rischio.

· Per le altre banche consigliate all’acquisto, “l’effetto Lehman” ci sembra tutto sommato sostenibile; continuiamo perciò a consigliarvene l’acquisto in un’ottica di lungo periodo, senza rivedere la nostra strategia.

· Tuttavia, tenendo conto del fatto che l’attività di banca d’investimento conta per almeno il 20% dei ricavi, alziamo a 4 anche il livello di rischio di questi titoli: Banca Popolare di Milano (6,53 euro), Intesa Sanpaolo (3,94 euro), Ubi Banca (15,45 euro), Unicredit (3,58 euro).

· Per le assicurazioni, infine, l’unica che presenta un’esposizione significativa (a carico del gruppo e non dei clienti) è Unipol (1,57 euro). Alziamo a 4 l’indicatore di rischio e il consiglio sul titolo passa a mantenere.

La ripartizione dei ricavi per le banche italiane
Bpm Banco Popolare Intesa Sanpaolo Mediobanca
Interessi 59,2% 54,4% 58,9% 43%
Commissioni (banca al dettaglio) 14,3% 11% 17,3% 4,1%
Commissioni (banca d’investimento) 19,4% 19,5% 16,9% 18,8%
Attività di negoziazione -3,3% 1,4% -0,9% 4,1%
Dividendi 10,9% 4,2% 4,6% 2,5%
Valutazione/svalutazione di attività -1,9% 5,2% 1,8% 27,5%
Altro 1,4% 4,3% 1,4% 0%
Totale ricavi da banca d’investimento 25,1% 30,3% 22,4% 52,9%
Mps Ubi Banca Unicredit
Interessi 60,4% 65,1% 53,2%
Commissioni (banca al dettaglio) 14% 13% 16,7%
Commissioni (banca d’investimento) 17,3% 17,8% 19,2%
Attività di negoziazione -8,5% 0,8% 2,1%
Dividendi 11,8% 2,1% 4%
Valutazione/svalutazione di attività 0,6% 0,1% 0%
Altro 4,4% 1,1% 4,8%
Totale ricavi da banca d’investimento 21,2% 20,8% 25,3%

 

 

 

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