Analisi
Finalmente un piano concertato per le banche europee 9 anni fa - lunedì 13 ottobre 2008
Dopo quelle americane, è toccato anche alle autorità politiche europee andare in soccorso delle loro banche, minacciate da fallimenti in serie. Finalmente, infatti, i Governi europei, dopo aver privilegiato in un primo tempo l’azione nazionale e il caso per caso, sembrano aver trovato una risposta comune alla crisi finanziaria.

Panico sui mercati

Fortis e Dexia in Belgio, Bradford & Bingleys (B&B) in Gran Bretagna o Hypo Real Estate in Germania, in appena una settimana la crisi del settore finanziario ha fatto diverse vittime in Europa. Certo alla base della crisi di sfiducia che ha investito queste banche c’erano delle ragioni specifiche – l'acquisto a caro prezzo di ABN Amro nel caso di Fortis, la controllata americana FSA molto esposta ai  subprime per Dexia, il mercato immobiliare britannico alla deriva per B&B e troppi attivi a rischio per Hypo Real Estate– ma una volta instaurato il clima di sospetto, i rubinetti del credito hanno cominciato a chiudersi uno dopo l’altro, tanto che le autorità pubbliche nazionali sono dovute intervenire per evitare il peggio: nazionalizzazione in vista della vendita nel caso di Fortis, ricapitalizzazione franco-belga per Dexia, smantellamento nel caso di B&B e rifinanziamento per Hypo Real Estate. Ma nel frattempo la crisi di sfiducia si era allargata a tutto il settore bancario, mettendolo sotto pressione.

Problemi di liquidità…

In un questo generalizzato clima di sospetto, e soprattutto dopo il fallimento di Lehman Brothers, le banche hanno cominciato, infatti, a esitare a prestarsi denaro tra di loro, tanto che il mercato interbancario è restato quasi fermo e le rare transazioni si facevano solo per periodi brevi e a dei tassi d’interesse molto elevati. Per evitare la paralisi di un mercato indispensabile al buon funzionamento del settore bancario, le autorità monetarie hanno moltiplicato i loro interventi. Nella zona euro, la Banca centrale europea ha aumentato la frequenza e la quantità di liquidità immessa sul mercati. Negli Usa le autorità monetarie, oltre ad una maggiore iniezione di denaro sui mercati, hanno reso più facile l’accesso al credito allargando la gamma degli attivi esigibili in garanzia. Ma, visto che tutte queste misure non sono bastate a ristabilire il buon funzionamento del mercato interbancario, le autorità monetarie mondiali hanno deciso in seguito un’azione coordinata a livello dei tassi d’interesse. L’8 ottobre la Fed, la Bce, la Banca del Canada, la Banca d’Inghilterra, la Banca centrale svedese e la Banca centrale svizzera hanno così abbassato in contemporanea i loro tassi ufficiali.

… o di solvibilità?

· Con l’azione shock del ribasso coordinato dei tassi ufficiali , le autorità monetarie hanno esaurito tutti gli strumenti di cui dispongono per riportare liquidità sui mercati; ma anche ciò non è bastato a riconquistare la fiducia dei mercati. Il male è infatti più profondo che una semplice mancanza di liquidità e, in certi casi, si tratta piuttosto di un problema di solvibilità.

· Dall’inizio della crisi, le banche hanno dovuto infatti realizzare importanti svalutazioni e, visto che la crisi non è stata ancora superata, dovranno continuare a farlo nei prossimi mesi. Da qualche decina di miliardi all’inizio della crisi oltre un anno fa, la stima delle svalutazioni è salita ora a oltre 1000 miliardi e continuerà inevitabilmente a crescere finché la situazione immobiliare, finanziaria e economica non si sarà stabilizzata. Al di là delle norme internazionali di solvibilità che sembrano essere nelle maggior parte dei casi rispettate dalle banche, è legittimo quindi dubitare della loro capacità di onorare i propri impegni a medio e lungo termine.E, quando le risorse mancano, una ricapitazzazione si impone. Ma, nel clima attuale le risorse possono venire solo dalle autorità pubbliche.

L’unica soluzione

· Visto che l’azione delle autorità monetarie è stata insufficiente è toccato ai Governi assumersi le proprie responsabilità. A quattro giorni dalla presentazione del piano britannico, le 12 ottobre i Governi della zona euro hanno definito il loro quadro comune di azione. Accanto alla revisione delle norme contabili e a misure tese a facilitare il finanziamento delle banche, la ricapitalizzazione pubblica delle banche in difficoltà è stato l’elemento chiave per salvare il settore bancario europeo. In concreto, le banche che lo desiderino potranno fare appello al denaro pubblico per ricapitalizzarsi. In cambio, lo Stato riceverà delle azioni privilegiate che danno diritto a un dividendo annuo predeterminato. Inoltre, le banche che richiedono denaro pubblico dovranno seguire le raccomandazioni dello Stato, a prescindere della partecipazione statale più o meno grande nel loro capitale.

· Un piano che presenta diversi vantaggi. Innanzitutto, stabilisce un quadro chiaro per tutte le banche e per i loro clienti. Non ci saranno più dubbi sul fatto che un Governo sia più o meno pronto a intervenire e si conoscono già in anticipo le condizioni di un tale intervento. Questo piano permette inoltre il salvataggio del settore finanziario senza mettere a rischio le finanze pubbliche. Esigendo, come una giusta contropartita per i fondi pubblici e per il rischio assunto dallo Stato, un dividendo nettamente superiore ai tassi del mercato, ogni operazione di ricapitalizzazione potrà addirittura concorrere ad alleggerire gli oneri per gli interessi sul debito pubblico.

· Se il salvataggio, caso per caso, delle banche in difficoltà non è stata certo la soluzione ideale per restaurare la fiducia nel sistema bancario, l’adozione, nei Paesi della zona euro come anche nel Regno Unito, di un quadro comune per il salvataggio delle banche in difficoltà dovrebbe avere senz’altro un’accoglienza migliore. Certo ogni aumento di capitale, facendo aumentare il numero delle azioni in circolazione, ridurrà l’utile per azione e l’arrivo di un azionista preferenziale generosamente ripagato limita le prospettive di dividendo, ma ai Governi non spetta soccorrere gli azionisti, ma assicurare la sopravvivenza del settore finanziario e attenuarne al massimo le conseguenze negative per l’economia reale.

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