Analisi
Animi irrequieti 9 anni fa - lunedì 3 novembre 2008
Dopo i bruschi cali della settimana precedente, questa volta il bilancio delle Borse si è chiuso registrando cospicui guadagni. Nonostante ciò, gli investitori non sembrano ancora affatto sereni.

Dopo i bruschi cali della settimana precedente, questa volta il bilancio delle Borse si è chiuso registrando cospicui guadagni. Nonostante ciò, gli investitori non sembrano ancora affatto sereni.

La continua alternanza tra momenti di pessimismo e fasi di euforia che sta caratterizzando ormai da settimane l’andamento delle Borse non è altro che un indice del nervosismo degli investitori. Anche i sette giorni appena trascorsi ne sono stati un esempio. I motivi di preoccupazione non sono mancati. In particolare fanno tremare i dati sulla fiducia dei consumatori americani – con le loro spese sono un pilastro dell’economia di quel Paese – che si sono dimostrati peggiori delle previsioni (vedi in basso a destra). Allo stesso tempo, però, ci sono stati diversi elementi che hanno entusiasmato i mercati. In primo luogo la riduzione dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale Usa, che ha anche lasciato la porta aperta a ulteriori future riduzioni del costo del denaro (vedi a fianco). Anticipando di un giorno questa decisione, la Borsa di New York ha guadagnato nella sola seduta di martedì scorso il 10,8%. Positive notizie sono arrivate anche da alcuni conti societari. Citiamo soprattutto i risultati di Visa (+15,4%) di cui ha beneficiato tutto il settore finanziario (+8,4%): nonostante il mercato delle carte di credito sia considerato uno di quelli che rischia di risentire drammaticamente della crisi, il gigante americano ha mostrato risultati in crescita rispetto al terzo trimestre del 2007, sorprendendo gli analisti finanziari. Complessivamente il bilancio della settimana ha visto la Borsa di New York chiudere in rialzo del 10,5%, mentre l’indice dei principali 50 titoli europei è salito del 10,1%. Un po’ col freno tirato Milano, il cui guadagno si è limitato a +7,5%. Nonostante un prezzo del petrolio in sostanziale stabilità (-1,8%), molto brillante è stato il settore energetico (+18,5%), grazie agli ottimi risultati trimestrali mostrati da tutti i big del settore.

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