Analisi
Dubbi e speranze 9 anni fa - lunedì 15 dicembre 2008
Le Borse continuano a essere nervose, ma, aggrappandosi alla speranza del varo del piano di salvataggio del settore automobilistico Usa, sono comunque riuscite a chiudere la settimana in attivo.

Le Borse continuano a essere nervose, ma, aggrappandosi alla speranza del varo del piano di salvataggio del settore automobilistico Usa, sono comunque riuscite a chiudere la settimana in attivo.

Il tema centrale della settimana appena trascorsa è stato il destino del settore automobilistico americano: senza un piano d’aiuti sostanzioso, vi è il rischio concreto che colossi come Chrysler e General Motors (-3,4%) possano essere costretti a dichiarare fallimento. Per questo le Borse hanno seguito con apprensione le sorti del piano di salvataggio a loro destinato. Si sono esaltate a inizio settimana quando l’accordo tra le parti politiche sembrava ormai trovato. Sono poi sprofondate nel panico quando, dopo essere stato approvato dalla Camera dei rappresentanti, il piano di salvataggio è stato a sorpresa bocciato dal Senato americano. Si sono, infine, rincuorate quando la Casa Bianca ha dichiarato che non lascerà in ogni caso collassare il settore, a costo anche di “dirottare” verso quest’ultimo i soldi destinati a sostegno del settore finanziario. Nel complesso, dopo varie oscillazioni, New York ha chiuso la settimana con un guadagno dello 0,4%, mentre l’indice dei principali 50 titoli europei ha messo su il 4,3%. Piazza Affari è salita del 6,7%. Il settore auto mondiale ha guadagnato l’8,8%. Gli elementi di preoccupazione però non sono esauriti e non si limitano solo ai titoli automobilistici. Anche le notizie che provengono dal settore finanziario (+3,9%) non rassicurano: è “saltato” un importante gestore di fondi Usa, i cui prodotti sono finiti nei portafogli di diverse banche europee, Jp Morgan (-7,2%) ha preannunciato un quarto trimestre “terribile” e nei conti del colosso assicurativo Aig (-7,2%), già in crisi di liquidità (vedi Soldi Sette n° 803), potrebbe nascondersi un ulteriore buco da 10 miliardi dollari. Inoltre preoccupa l’allarme lanciato dal gruppo di spedizioni FedEx (-5,2%), i cui conti sono considerati uno dei “termometri” dello stato di salute dell’economia: il gruppo ha ridotto le stime d’utile per il 2008/2009 (l’anno si chiude a maggio).

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