Analisi
Settore auto in crisi 9 anni fa - venerdì 16 gennaio 2009
Visto che il settore auto è fra i più sensibili ai cicli economici, i produttori automobilistici sono abituati anche a periodi di magra, ma raramente hanno dovuto far fronte a una crisi così grave come quella attuale.

Un nuovo calo della domanda

· Dopo una fine d’anno nera, il 2009 non si annuncia migliore per il settore auto. Gli Usa, il principale mercato mondiale, “pagano” il clima macro-economico molto sfavorevole (crollo della fiducia dei consumatori, accesso più difficile al credito, aumento della disoccupazione): quest’anno le vendite potrebbero scendere addirittura a 10,5 milioni di unità, un livello di molto inferiore ai 16-17 milioni di veicoli venduti negli anni precedenti. Anche per il Vecchio Continente le previsioni sono pessimistiche e anticipano, per alcuni mercati dell’Europa occidentale, cali che possono arrivare al 20%.

· Va tuttavia sottolineato che, anche al di là dei motivi congiunturali, nei Paesi industrializzati la domanda di auto non tende strutturalmente ad aumentare. In Paesi come Giappone e Usa (il cui parco auto conta circa un 1 veicolo per ogni americano in età da guida), il mercato auto è arrivato ormai a saturazione, diventando essenzialmente un mercato di sostituzione (si acquista un’auto nuova solo per sostituire una vecchia). Al suo interno si produce tuttavia un certo dinamismo che alcuni attori – quelli più capaci di altri di identificare le aspettative dei consumatori producendo nuovi veicoli “di nicchia” – possono sfruttare a loro vantaggio e a scapito dei produttori generalisti.

Delle grosse sfide…

· Il crollo della domanda evidenzia come l’industria automobilistica abbia una capacità produttiva nettamente superiore al fabbisogno. Se quando il settore aveva il vento in poppa (come dal 2003 al 2007), questo problema era meno accentuato, ora rappresenta una vera e propria spada di Damocle, soprattutto per quei produttori che l’hanno trascurato quando tutto andava bene. La capacità produttiva superiore alla domanda gonfia infatti i costi fissi per ogni auto prodotta, ancora più difficili da “digerire” nel difficile contesto attuale. E così i produttori di auto già poco redditizi quando la congiuntura era favorevole accusano ora delle perdite (come, ad esempio, Peugeot), mentre altri, pur limitando i danni grazie a margini più elevati, vedono scendere fortemente i loro utili (vedi Bmw).

· Resta infine da sapere – anche se la questione è passata un po’ in secondo piano con la crisi – se l’industria automobilistica dovrà finanziare da sola la transizione tecnologica verso veicoli meno inquinanti.

…e delle scelte indispensabili

· Per superare la crisi attuale, l’industria automobilistica dovrà fare delle scelte, non sempre indolori visto che la posta in gioco da dividere è sempre più piccola. Per assicurarsi il futuro, il settore dovrà trasformarsi profondamente e a vincere saranno quei gruppi che si adatteranno meglio ai cambiamenti. Secondo noi, tra questi ci saranno soprattutto quelli capaci di specializzarsi su segmenti di nicchia (come ad esempio le auto di lusso).

· I generalisti dovranno, invece, giocare la carta della concentrazione per sopravvivere: secondo l’amministratore delegato della Fiat, la crisi attuale dovrebbe portare ad un movimento di concentrazione che dovrebbe creare solo sei colossi automobilistici a livello mondiale.

· Noi siamo però più cauti. Non esistono infatti delle ricette miracolose per le fusioni/acquisizioni (vedi, ad esempio, l’insuccesso di quella tra Daimler e Chrysler, che poi si sono di nuovo separate). Inoltre gli Usa, volendo proteggere sia i loro “campioni” nazionali sia l’occupazione, potrebbero frenare il movimento di concentrazione del settore.

La prudenza si impone

· Non ci aspettiamo che la maggioranza dei produttori di auto sia in grado di centrare i propri obiettivi per il 2009. Il calo della domanda, gli importanti costi fissi e gli sforzi per ristrutturarsi peseranno fortemente sulla loro redditività, mentre la minore liquidità limiterà il loro margine di manovra per gestire la crisi.

· Per salvaguardare la propria solidità finanziaria, i gruppi dovranno quindi operare delle scelte. Ci aspettiamo che continuino a dare la priorità agli investimenti (per i nuovi modelli e l’espansione nei Paesi emergenti) anche a costo di sopprimere i dividendi per il 2008 e il 2009; il che ovviamente andrà a scapito degli azionisti.

· Va comunque notato che, malgrado l’aumento dell’indebitamento, i bilanci dei gruppi automobilistici europei dovrebbero restare sani, anche se solo i risultati che saranno pubblicati nei prossimi mesi ci daranno un quadro più preciso della loro situazione finanziaria e delle indicazioni più precise sulle loro strategie.

· Dopo il crollo vertiginoso subìto nel 2008, il settore auto non è secondo noi caro. Tenuto però conto delle sfide che dovrà affrontare a breve e lungo termine e della possibilità che la crisi attuale perduri sino al 2010, vi consigliamo per il momento di non acquistare titoli del settore auto, anche se, in gran parte, possono essere mantenuti.

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