Analisi
Far soldi con luce, acqua, gas e rifiuti 8 anni fa - venerdì 20 marzo 2009
Negli ultimi anni il settore delle utility ha messo a segno una forte crescita. Le azioni di questo settore sono normalmente considerate stabili, quasi come delle obbligazioni. La crisi economica rischia, però, di rimettere in discussione questa tesi.

Negli ultimi anni il settore delle utility – le società che offrono servizi alla collettività come vendita e distribuzione di acqua, gas, elettricità e trattamento dei rifiuti – ha messo a segno una forte crescita (+41,1% dal 1/1/2003 contro il -15,7% dell’indice DJ Stoxx 50). Le azioni di questo settore sono normalmente indicate come “difensive”: poiché si ritiene che il rendimento dei loro dividendi sia in qualche modo “sicuro” sono considerati dei titoli stabili, quasi come delle obbligazioni . La crisi economica rischia, però, di rimettere in discussione questa tesi.

Le basi solide delle utility

· Per lungo tempo il rischio legato agli investimenti sui titoli del settore utility è stato percepito come molto limitato. Si tratta, in maggioranza, di società in grado di occupare una situazione di quasi monopolio, anche dopo l’apertura dei loro mercati ai concorrenti. Inoltre, per i servizi non regolati da norme di legge, la cui redditività è comunque garantita, con l’impennata del greggio degli anni scorsi queste società hanno potuto aumentare le loro tariffe di vendita. La loro attività ha quindi continuato a generare per diverso tempo flussi di denaro con una crescita regolare e relativamente prevedibile.

· Forti di queste caratteristiche, queste società, dopo essersi garantite la propria quota di mercato sul territorio nazionale, hanno cominciato, così, a svilupparsi anche all’estero per raggiungere una “taglia” critica che permettesse loro di realizzare risparmi di costo. Complice la possibilità di ottenere finanziamenti a costi non elevati, in quest’ottica, ad esempio, la francese Edf (28,4 euro) ha acquisito British Energy, la tedesca Rwe (51,8 euro) l’olandese Essent, la francese GdF la connazionale Suez, la nostra Enel (3,45 euro) la spagnola Endesa (15,31 euro).

· Nella corsa all’espansione, non sono stati comunque trascurati gli azionisti, che ricevevano, in generale, quasi il 50% degli utili (è il caso, ad esempio, di National Grid; 548,50 pence) attraverso dei dividendi in crescita regolare e che non sembravano affatto a rischio.

… sconvolte dalla crisi

· Malgrado i loro punti di forza e la loro crescita regolare anche le società del settore utility non sono scampate alla crisi. Come appena detto, negli ultimi anni molte di loro, per finanziare la propria espansione, hanno fatto ricorso all’indebitamento. Ma ora, con la crisi attuale, il peso del loro indebitamento è diventato sempre meno sostenibile: oneri finanziari sempre più elevati, rifinanziamento del debito a delle condizioni sempre più sfavorevoli… Basti pensare che E.On (19,35 euro) ha visto raddoppiare i suoi oneri finanziari, mentre Enel, per non vedere il suo rating ridotto, è stata costretta a un aumento di capitale .

· La crisi pesa, inoltre, sulla loro capacità di generare liquidità, malgrado vengano spesso sospesi i piani di acquisto di azioni proprie e “congelati” gli investimenti. L’aumento delle tariffe nel gas e dell’elettricità non è, infatti, più all’ordine del giorno, con il petrolio che è crollato rispetto ai massimi dello scorso anno. Senza contare che la crisi economica ha provocato un calo della produzione industriale che ha portato anche alla chiusura di fabbriche, grosse consumatrici di energia. E se tutti questi elementi hanno portato a un calo dei consumi energetici, anche l’attività trattamento dei rifiuti è in netto arretramento in seguito al rallentamento dell’attività industriale.

· Infine i Governi, per migliorare il potere d’acquisto dei propri cittadini, prendono talvolta delle misure che vanno a scapito del settore delle utility. È il caso, qui da noi, della cosiddetta “Robin Tax”, che ha pesato molto sul risultato di Edison (0,79 euro). In Francia, invece, è stato annunciato un calo del 10% delle tariffe nel gas a partire dal 1 aprile 2009.

· Tutti questi elementi pesano, ovviamente, sulla loro redditività e quindi sui loro risultati. Non per nulla gruppi come E.On e Edf hanno pubblicato dei risultati 2008 in netto calo.

Dividendi, che passione!

· Una generosa politica di remunerazione dell’azionista è sempre stata, e lo è ancora, al centro delle strategia degli attori del settore che contano di continuare a distribuire dividendi generosi ai propri azionisti; un obiettivo che ci sembra ambizioso. Per riuscirvi, cercano di ridurre i costi di produzione (GdF-Suez; 25,14 euro; ha annunciato un piano di risparmi da 1,8 miliardi di euro), vendere delle attività (E.On intende cedere attivi per 10 miliardi di euro) e/o ridurre gli investimenti (come Enel).

· Inoltre, per ridurre l’indebitamento e ottenere liquidità le società del settore possono sempre varare un aumento di capitale. Enel, ad esempio, ne ha appena annunciato uno da 8 miliardi di euro, dopo aver acquisito da Acciona (82,45 euro) il 25% della spagnola Endesa, di cui detiene ormai il controllo assoluto (92% del capitale).

· In ogni caso, secondo noi, alcune società del settore saranno costrette a ridurre i dividendi. Con le tutte incertezze legate alla recessione, utilizzare le liquidità in cassa per pagare i dividendi, mentre diventa sempre più difficile generare la liquidità necessaria per finanziare il proprio indebitamento, non ci sembra, infatti, sostenibile. Inoltre, ci aspettiamo che in tutto il settore vengano abbandonati i piani d’acquisto di azioni proprie.

Consigli per gli acquisti

· A lungo termine le prospettive del settore delle utility restano secondo noi positive (aumento dei fabbisogni energetici, sviluppo delle energie rinnovabili, trattamento dei rifiuti, depurazione delle acque…). Secondo noi, però, ai prezzi attuali, la maggioranza delle azioni di questo settore tiene già conto di queste buone prospettive.

· Tenendo conto di tutto quanto visto, i nostri consigli di acquisto si limitano a National Grid e Enel, due gruppi che, malgrado la recessione, continuano a svilupparsi e che dovrebbero mantenere un elevato rendimento derivante dal dividendo (rispettivamente del 6% e del 7%).

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