Analisi
La luce in fondo al tunnel 8 anni fa - lunedì 9 marzo 2009
Gli investitori non la intravedono e il panico è ormai tornato a dominare i mercati. La settimana scorsa si è chiusa per le Borse con bilanci in profondo rosso.

Gli investitori non la intravedono e il panico è ormai tornato a dominare i mercati. La settimana scorsa si è chiusa per le Borse con bilanci in profondo rosso.

Quando qualche settimana fa si erano diffuse le voci – poi rivelatesi infondate – che il piano di salvataggio del sistema finanziario Usa avrebbe incluso la sospensione della norma contabile del mark-to-market – quella che obbliga le banche a valutare le attività “tossiche” ai correnti prezzi di mercato e che sta determinando le voragini nei loro bilanci – le Borse avevano festeggiato (vedi qui). La scorsa settimana, invece, le indiscrezioni di stampa che vogliono la commissione finanza del Congresso Usa in procinto di riprendere in considerazione la sospensione di questa norma, non hanno sortito lo stesso effetto. È un segnale della mancanza di fiducia degli investitori sulla soluzione alla crisi del credito. E se le banche non tornano a concedere prestiti, è difficile che l’economia possa tornare a riprendersi. Del resto le notizie che giungono da due dei simboli del capitalismo americano non sono certo rassicuranti: General Motors (-35,6%) è per sua stessa ammissione ormai sull’orlo del fallimento e General Electric (-17%), per colpa delle sue finanze traballanti, potrebbe perdere per la prima volta nella sua storia il suo rating di AAA, “eccellente” (con le conseguenze di maggiori oneri finanziari che questo comporterebbe). Se poi i consumatori Usa, motore dell’economia americana, concentrano le loro spese sui discount (Wal Mart; -0,7%) tralasciando quelle voluttuarie al punto da far quasi fallire la catena di noleggio video Blockbuster (-62%) c’è poco da stare allegri. Tutto questo genera panico. Il bilancio della scorsa settimana ha visto la Borsa di New York perdere il 7% e le Piazze europee, in media, scendere dell’8%. Tra queste Milano è stata la peggiore: complice un peso elevato dei titoli finanziari sul listino, e, secondo indiscrezioni, speculazioni al ribasso legate all’affidabilità del nostro Paese, ha lasciato sul terreno il 15,6%.

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