Analisi
Non esistono pasti gratis 8 anni fa - lunedì 16 marzo 2009
Davanti alla crisi dei mercati e alla previsione di nuovi ribassi in Borsa, esistono diverse “strategie” per cercare di difendere il proprio portafoglio. Ma ognuna di queste comporta dei costi.

Prima strategia: vendo tutto!

· Sembrerebbe l’unica cosa da fare: se le previsioni sono di nuovi ribassi in Borsa, meglio vendere tutto oggi e ricomprare domani a prezzi più bassi.

· In realtà anche questa “semplice” strategia nasconde costi e incertezze. Tra i costi, ci sono le commissioni di acquisto e di vendita applicate dalla banca. Inoltre, anche ipotizzando di “azzeccare” la previsione, resta il problema di scegliere il momento giusto per riacquistare i titoli. In questo periodo, infatti, il nervosismo dei mercati porta le Borse a registrare consistenti perdite, ma anche spettacolari recuperi: ne è una prova l’andamento della Borsa di Milano in questi ultimi giorni (vedi a pagina 2). Recuperi che per ora appaiono ancora effimeri, ma che prima o poi si tradurranno nell’inizio della ripresa delle Borse. Quando questo avverrà, chi ha adottato la strategia del “vendo tutto” e non è ancora rientrato sul mercato non potrà beneficiarne: non si tratterà solo di mancati guadagni, ma di vere e proprie perdite che costituiscono il costo neanche tanto occulto di questa scelta.

Seconda strategia: mi “copro” con le opzioni put

· Un secondo modo per difendersi dai cali di Borsa è mantenere i titoli che si hanno in portafoglio, ma affiancandoli a un’opzione put. Già negli scorsi mesi (vedi Soldi Sette775, 796 e 797) ve ne abbiamo parlato, mettendone in luce i vantaggi ma anche i costi elevati: si tratta infatti di una sorta di “polizza assicurativa” e come tutte le assicurazioni ha un costo. Ci concentriamo in particolare sull’opzione put sull’indice S&P Mib, quotata a Milano. Piazza Affari quota anche opzioni su singole azioni, ma dovreste stipulare una serie di contratti, uno per ogni azione in portafoglio: considerata anche la correlazione che lega l’andamento dei titoli in Borsa, meglio puntare su un unico contratto che copra il rischio di tutto il portafoglio.

· Al momento dell’acquisto dell’opzione put, pagate il prezzo dell’opzione (il premio): consideratelo un po’ come l’ammontare che pagate annualmente sulla vostra polizza RC auto. Alla scadenza dell’opzione, se l’indice S&P Mib sarà sceso sotto un dato livello (valore d’esercizio) riceverete la differenza tra il valore d’esercizio e il valore dell’indice: in pratica vi vengono risarcite le perdite che avete subito, così come fa l’assicuratore in caso di incidente. Se l’indice non scende sotto il valore d’esercizio, non riceverete nulla.

· Per vedere le quotazioni dell’opzione possiamo andare sul sito della Borsa italiana, alla sezione derivati: e qui ci troviamo di fronte al primo problema. Scopriamo infatti che non esiste un’unica opzione put, ma anzi ci sono 12 diverse scadenze, ognuna con 21 diversi valori di esercizio: totale, 252 opzioni tra cui scegliere. E la scelta non è facile: le scadenze più brevi costano meno (il premio è più basso perché l’indice dovrebbe scendere molto velocemente sotto il valore d’esercizio), ma dopo poche settimane, allo scadere dell’opzione, vi trovereste di nuovo di fronte al bivio tra rinnovare “l’assicurazione” (pagando un nuovo premio) o cessare di essere assicurati. Scegliere una scadenza più lunga evita questo dilemma, ma costa decisamente di più: ad esempio allungare di soli due mesi la scadenza, passando da aprile a giugno 2009, significa triplicare il premio da pagare.

· Anche il valore di esercizio fa la differenza in termini di costo: per tutelare al massimo il portafoglio dobbiamo scegliere un valore d’esercizio vicino al valore corrente dell’indice, ma il premio è molto elevato. Per risparmiare possiamo scegliere un valore d’esercizio più basso, ma in questo caso l’opzione ci tutelerà meno dalle perdite.

· Insomma l’esito positivo o negativo di questa strategia dipende da una serie di scelte tutt’altro che facili. Proviamo a vederlo con un esempio concreto, utilizzando l’opzione che scade ad aprile 2009 e supponendo di avere un portafoglio di azioni per 20.000 euro. Il primo passo è calcolare quanto ci costa l’opzione: le quotazioni che trovate sul sito di Borsa sono espresse in punti indice, ognuno dei quali vale 2,5 euro. Se ad esempio il prezzo di un’opzione è 200 punti indice, dovrete pagare 200x2,5=500 euro. Nella tabella qui sotto, nella prima colonna trovate le quotazioni attuali: come potete vedere, il premio diventa dieci volte tanto passando dal valore d’esercizio più basso al più alto.

· Scegliamo ad esempio l’opzione con valore d’esercizio 11.500: oggi dobbiamo pagare 340 euro per assicurarci dal rischio di calo di Borsa. Supponiamo che il calo si verifichi davvero da qui a aprile, ma che sia solo del 10%: l’indice di Borsa passa dagli attuali 13.804 punti a 12.423, troppo poco per far “scattare” l’opzione put (che protegge solo per i cali sotto gli 11.500 punti). L’operazione sull’opzione si chiude quindi con una perdita pari al premio pagato, 340 euro (lo trovate nella colonna guadagno/perdita sull’opzione), e nel frattempo il vostro portafoglio avrà perso il 10% cioè 2.000 euro (colonna guadagno/perdita in Borsa): totale, vi ritrovate con una perdita 2.340 euro (colonna guadagno/perdita complessivo).

· Una perdita, dunque, superiore al solo mantenimento dell’investimento in Borsa, nonostante abbiate “azzeccato” la previsione di un calo dei mercati.

· E se la Borsa avesse perso il 20%, con l’indice in calo da 13.804 a 11.043 punti? Il premio dell’opzione rimane di 340 euro, ma alla scadenza di aprile vi saranno ripagati 457 punti indice (11.500 – 11.043) cioè 1.142,5 euro: il vostro contratto di opzione si sarebbe quindi chiuso con un guadagno di 802,5 euro (1.142,5-340) che va parzialmente a compensare i 4.000 euro (20% di 20.000) persi in Borsa. E se la Borsa avesse perso il 30%? Il guadagno sull’opzione sale a 4.253 euro (vedi tabella), ma ancora una volta non basta a compensare le perdite subite in Borsa.

· Nella tabella della pagina precedente trovate i risultati con valori di esercizio diversi: con le opzioni put si può arrivare a coprire interamente le perdite di Borsa, ma si può anche peggiorare la situazione. A questo link  trovate la stessa tabella “declinata” per casi diversi: investimento in Borsa di 20.000 o 50.000 euro, scadenza dell’opzione aprile, giugno o settembre 2009, acquisto di una singola opzione oppure due...

Terza strategia: nervi saldi

In sintesi, la strategia di vendere tutto rischia di far perdere il momento “di svolta” del mercato, mentre la strategia di coprirsi con le opzioni si rivela efficace solo in caso di consistenti cali dell’indice e comporta costi elevati (per non parlare delle difficoltà di scegliere l’opzione più adeguata, dilemma che si ripresenta a ogni scadenza). La nostra strategia preferita rimane quindi la stessa: mantenete il vostro portafoglio di azioni in attesa della ripresa dei mercati, senza farvi spaventare dall’andamento attuale.


Valore di esercizio

Premio (in euro) al 13/03

Guadagno/perdita sull’opzione se l’indice cala del...

Guadagno/perdita in Borsa se l’indice cala del...

Guadagno/perdita complessivo se l’indice cala del...

 

 

10%

20%

30%

10%

20%

30%

10%

20%

30%

10.000

77,5

-77,5

-77,5

765,5

-2.000

-4.000

-6.000

-2.077,5

-4.077,5

-5.234,5

10.500

140

-140

-140

1.953

-2.000

-4.000

-6.000

-2.140

-4.140

-4.047

11.000

207,5

-207,5

-207,5

3.135,5

-2.000

-4.000

-6.000

-2.207,5

-4.207,5

-2.864,5

11.500

340

-340

802,5

4.253

-2.000

-4.000

-6.000

-2.340

-3.197,5

-1.747

12.000

525

-525

1.867

5318

-2.000

-4.000

-6.000

-2.525

-2.133

-682

12.500

790

-599

2.852

6.303

-2.000

-4.000

-6.000

-2.599

-1.148

303

13.000

1.150

291

3.742

7.193

-2.000

-4.000

-6.000

-1.709

-258

1.193

13.500

1.625

1.066

4.517

7.968

-2.000

-4.000

-6.000

-934

517

1.968


 

condividi questo articolo