Analisi
Cavalcare la ripresa delle banche? 8 anni fa - lunedì 20 aprile 2009
Nelle ultime settimane il settore finanziario ha vissuto una fase di ripresa insperata fino a qualche tempo fa. Ciò nonostante, la nostra posizione sulle Borse rimane improntata alla cautela.

Qualche (timido) spiraglio
· Dopo mesi di crolli, nelle ultime settimane i mercati finanziari hanno rialzato la testa: da inizio marzo, l’indice delle Borse mondiali ha guadagnato il 19%. Una ripresa alimentata, negli ultimi giorni, anche dal cauto ottimismo espresso sia dalla Fed (la Banca centrale Usa) nel suo bollettino periodico sia dal presidente Usa, che ha parlato di “segni di speranza”. In parte condividiamo l’opinione che il peggio possa essere passato, tanto che da questa settimana ampliamo il numero di azioni che vi consigliamo (vedi a pagina 4): continuiamo a pensare che l’acquisto di azioni debba essere ben ponderato, ma la lista di titoli “selezionati” è ora un po’ meno ristretta.
· Un ottimismo, comunque, più che cauto: le autorità politiche e monetarie hanno specificato che non siamo ancora fuori dalle secche, suffragate dai dati economici di questi giorni: negli Usa marzo è stato contrassegnato da un calo ben superiore al previsto sia nella produzione sia nelle vendite (vedi a pagina 3), e la disoccupazione è destinata ad aumentare. Insomma non è il caso di farsi prendere da eccessivi entusiasmi: visto lo stato attuale dell’economia, la ripresa delle Borse ci appare ancora fragile.

Settore finanziario: incognita debiti...
· Il settore finanziario merita un capitolo a parte. Se è vero che da inizio marzo a oggi ha guadagnato più delle Borse in generale (l’indice del settore è salito del 32%), qui la cautela è ancora più d’obbligo.
· Così come già avvenuto con i subprime, le difficoltà dell’economia rischiano infatti di ripercuotersi in maniera pesante sui conti delle banche; conti che, in molti casi, sono ancora oggi indeboliti dalla débacle sui mutui. Ne è un esempio emblematico la svizzera Ubs: dopo la colossale perdita di 20 miliardi di franchi svizzeri nel 2008 ha annunciato un “rosso” di altri due miliardi di franchi per i primi tre mesi del 2009, che la costringerà a tagliare altri 8.700 posti di lavoro (l’11% del personale complessivo).
· Negli Usa, il prossimo settore che potrebbe mettere “a rischio” i conti delle banche è quello delle carte di credito. Le famiglie americane, caratterizzate da un basso livello di risparmio, hanno sempre sostenuto i propri consumi con la “ricchezza” proveniente dalla rivalutazione degli immobili o delle azioni; ora che il valore di questi beni ha subìto un duro colpo, col rallentamento dell’economia l’eventuale perdita del posto di lavoro renderebbe ancora più difficile ripagare i debiti, non più solo quelli legati al mutuo ma anche quelli più “spiccioli” legati alla carta di credito.
· Quanto all’Europa, se le famiglie sono mediamente poco indebitate, i problemi potrebbero arrivare dalle imprese: la società di rating Moody stima che il 15% delle società con bassa affidabilità finirà in fallimento nel 2009, S&P è ancora più pessimista stimando un 29% di fallimenti entro il 2010.

...e incognita trasparenza
· Certo non è detto che tutte le banche siano coinvolte allo stesso modo in queste nuove difficoltà. L’esperienza dei mutui subprime ha tuttavia dimostrato come i problemi di singole società del settore siano spesso percepiti come “generali”: infatti, il crollo di Borsa non ha riguardato solo le banche direttamente esposte nei mutui subprime, ma ha contagiato tutto il settore, comprese le società (ad esempio molte banche italiane) che non avevano in portafoglio queste attività. Un andamento che potrebbe riproporsi con le carte di credito, o con altri casi simili: non sarebbero solo le società specializzate a risentirne, ma tutti gli operatori dello stesso settore o di un settore affine. Questa reazione può apparire a prima vista irrazionale, ma in realtà si basa su un dato di fatto: la scarsa trasparenza che, ancora oggi, contraddistingue i conti delle banche.
· C’è chi teme (e secondo noi, non del tutto a torto) che le banche non abbiano ancora svelato del tutto i problemi di bilancio generati dalla crisi finanziaria: supportate più o meno esplicitamente dalle autorità di controllo, banche e assicurazioni starebbero cioè rimandando ai prossimi mesi alcune brutte sorprese. Motivo per cui continuiamo ad andare con i piedi di piombo per i titoli di questo settore: mantenete quelli che già avete, ma non acquistatene altri.

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