Analisi
Corporate governance ai raggi X 8 anni fa - lunedì 11 maggio 2009
Con fallimenti di banche, altre salvate in extremis e scandali sui compensi dei manager, è tornata alla ribalta l’importanza della corporate governance. Le società della nostra selezione, eccetto pochi casi virtuosi, non fanno una bella figura.

 

Con fallimenti di banche, altre salvate in extremis e scandali sui compensi dei manager, è tornata alla ribalta l’importanza della corporate governance. Le società della nostra selezione, eccetto pochi casi virtuosi, non fanno una bella figura.

· Come ogni anno, anche quest’anno abbiamo valutato la qualità della corporate governance di circa 360 azioni tra europee e americane.

· I risultati dell’analisi sono stati molto chiari: il voto medio ottenuto dalle società della nostra selezione è stato insufficiente e pari a 5,4.

LA PAGELLA DELLA CORPORATE GOVERNANCE

Buone: Agfa Gevaert; Altana; Amgen; Amper; At&t; Autonomy; Bankinter; BP; British telecom; Bulgari; Cintra; Coca Cola; Daimler; Delhaize; Diageo; Endesa; Eon; General electric; Generali; Grupo ferrovial; Iberdrola renovables; Ibm; Inditex; Indra systems; Intel; Kpn; Linde; Lonza; Metro; Nokia; Parmalat; Rio Tinto; Sage; Syngenta; Telecinco; Texas instruments; Thomson; Umidore; Vidrala; Vivendi; Vodafone; Zurich financial services.

Sufficienti: Abertis; Acciona; Acerinox; Ackermans & van Haaren; Adidas; Aguas Barcelona; Ahold; Alba; Alcatel; Alleanza; Allianz; Alstom; Antena 3; Autogrill; Azkoyen; Bank of America; Barclays; Barco; Bayer; Benetton; Bnp paribas; Cadbury; Campari; Campofrio; Capgemini; Celesio; Centrica; Cfe; Cir; Cofinimmo; Compass; Csc; Deutsche post; Deutsche telekom; Dupont; Elia; Ercros; Euronav; Exxon; Fastweb; Fiat; France télécom; Geox; Gimv; Glaxosmithkline; Glinnt; Gruppo Coin; Iberia; Johnson & Johnson; Kinepolis; Ladbrokes; L'Espresso; Logica; Mediaset; Merck; Mobistar; Mondadori; Montea; National grid; Novabase; Novartis; Option; Oriflame; Pearson; Pfizer; Philips; Picanol; Pirelli RE; Prisa; Prudential; Randstad; Reckitt Benckiser; Recordati; Sag; Sap; Sonae capital; Sonae industria; Tubacex; Ubi banca; Vinci; Viscofan; Wpp; Zardoya Otis.

Quasi sufficienti: A2A; AB Inbev; Abengoa; Accor; Acea; Acs; Adolfo Dominguez; Aedifica; Aegon; Akzo Nobel; All. Irish Bank; Altri; American ecology; Arcelormittal; Arm holdings; Asml; Astrazeneca; Atenor; Atlantia; Autostrada to-mi; Aviva; Axa; Banco de Sabadell; Banco Pastor; Banco popolare; Banco popular; Banco Santander; Banesto; Banif; Basf; Bbva; Beghelli; Bekaert; Belgacom; Beni stabili; Bes; Bmw; Bpi; Brembo; Brisa; Buzzi; Caf; Carrefour; Cementos Portland; Cepsa; Chevron; Cimpor; Cisco; Clariant; Cmb; Cofina; Corticeira amorim; Crédit Agricole; Crédit Suisse; De’ Longhi; Deceuninck; Deutsche Bank; Dsm; Duro felguera; Eads; Ebro puliva; Edp Renovaveis; Eli Lilly; Ence; Enel; Ericsson; Evs; Exor; Finibanco; Fomento de const.; Fortis; Fresenius; Galp energia; Gamesa; Gas natural; Gbl; Gdf Suez; GM; Givaudan; Grupo catalana occidente; Headwaters; Heineken; Home invest Belgium; Hsbc; Iberdrola; Ibersol; Impresa; Inapa; Indesit; Ing; Intesa; Ion geophysical; Iride; It holding; Italcementi; Jc Decaux; Jeronimo martins; Kbc; Kme group; Kraft foods; Lafarge; Leasinvest RE; Lloyds; L'Oréal; Luxottica; Mabuchi; Man; Mapfre; Mariella Burani; Martifer; Mdc hol.; Media capital; Mediobanca; Mediolanum; Melexis; Metrovacesa; Miko; MPS; Mota Engil; Nestlé; Npm Cnp; Nyrstar; Omega pharma; Pininfarina; Pirelli; Portucel; Psion; Qiagen; Rcs; Red electrica; Reed elsevier; Renault; Retail estates; Reyal urbis; Roche; RBS; Royal dutch; Rwe; Sacyr Vallehermoso; Saint Gobain; Saipem; Sanofi Aventis; Schneider; Schnitzer steel; Seat PG; Senapa; Service point solutions; Siemens; Singulus; Snam; Soares da Costa; Société générale; Sol melia; Solvay; Sonae; Sonaecom; Sorin; Stmicroelectronics; Teixeira duarte; Telecom It.; Telefonica; Telenet; Tf1; Time warner; Tiscali; Tnt; Tod's; Total; Unicredit; Unilever; Union fenosa; Uralita; Van de velde; Veolia; Vestas; Vgp; Volkswagen; Vpk; Waste; Wolters Kluwer; Zeltia; Zetes; Zon.

Insufficienti: Air liquide; Avanquest; Bpm; Bcp; Bg; Bouygues; Brederode; Casino; Colruyt; Danone; Dexia; D'ieteren; Edf; Edison; Edp; Enagas; Eni; Essilor; Estoril Sol; Finmeccanica; Fondiaria; Henkel; Iba; Iris; Lagardere; Lvmh; Merck; Michelin; Natuzzi; Nh hoteles; Nordea; Pernod Ricard; Peugeot; Portugal telecom; Prosegur; Ren; Repsol; Republic airways; Roularta media; Seaspan; Sioen; Sofina; Sos Cuetara; Stefanel; Sumol+Compal; Systemat; Terna; Tessenderlo; Thales; Ubs; Ucb; Unipol; Valeo; Warehouses estates; Wdp.

· La metà delle società analizzate (il 50,1%) è risultata quasi sufficiente (cioè con un punteggio tra 4 e 6) e il 15,1% ha ottenuto un voto insufficiente (inferiore al 4). I 2/3 delle società sono dunque risultate deficitarie in materia di corporate governance. I motivi? Non sempre è rispettato il principio di un’azione un voto, vi è una bassa presenza di amministratori indipendenti, soprattutto nei comitati di remunerazione (che decidono gli emolumenti degli amministratori) e peccano in trasparenza: solo le società inglesi riportano in modo dettagliato le remunerazioni dei propri manager. E queste insufficienze non sono cose da poco: infatti, migliore è il governo di una società, migliore è la sua redditività, con conseguenti effetti positivi sull’andamento del titolo in Borsa.

· Le società che hanno strappato la sufficienza, invece, sono così ripartite: il 22,9% del campione ha un punteggio sufficiente (tra 6 e 7), mentre solo un risicato 11,9% raggiunge un buon punteggio (superiore a 7).

· Infine, da un punto di vista geografico i voti vanno dal 4,4 (Francia) al 6,5 (Gran Bretagna). Contando che il Paese di Sua Maestà è l’unico sufficiente, e con un voto non eccelso, va sottolineato che nessun Paese si distingue veramente dagli altri in fatto di corporate governance.

· E l’Italia com’è andata? Le azioni italiane del nostro campione, sono 61 in tutto, hanno ottenuto un voto medio di 5,2, inferiore, dunque, non solo alla sufficienza piena, ma anche alla media di tutte e 360 le società. La stragrande maggioranza delle società (il 70,5%) non ottiene, infatti, la sufficienza piena e solo 3 azioni (Parmalat, Generali e Bulgari), un misero 5%, strappano un voto superiore al 7.

· Come si spiegano questi risultati? Semplice. Su molti aspetti le società italiane devono ancora fare molta strada. Se si guarda, infatti, all’indipendenza del comitato per le remunerazioni, solo 12 società su 61 possono vantare di avere comitati composti solo da soggetti indipendenti.

· Ma i limiti delle società di casa nostra sorgono anche se si analizza quante hanno un consiglio di amministrazione con almeno il 50% di membri indipendenti (34 su 61), chi ha un comitato per il governo societario (11 su 61) e chi pubblica i risultati trimestrali in meno di 1 mese (7 su 61).

· L’unico aspetto su cui le nostre società non sfigurano è il rispetto del principio un’azione un voto (49 su 61).

· Tra le società con il voto più basso troviamo Natuzzi, Unipol, Edison, Finmeccanica e Stefanel. Per queste società ha pesato il mancato rispetto del principio un’azione un voto (tutte le società hanno azioni che non hanno diritto di voto, come azioni di risparmio o privilegiate ) oppure vi è la presenza di un limite alla quota di capitale detenibile da soggetti che non siano lo Stato o un ente statale (Finmeccanica al 3%, ma è anche il caso di Eni, anch’essa tra le società insufficienti). Ancora, queste società non hanno un comitato per la remunerazione formato totalmente da soggetti indipendenti, mancano di un comitato per il governo societario e gli amministratori indipendenti non superano mai il 50% dei componenti il consiglio di amministrazione (escluse Stefanel e Finmeccanica). Vi è comunque da notare che questi limiti non sono di esclusiva pertinenza di tali società, ma, come visto in precedenza, sono problemi che interessano molte aziende di casa nostra.

LA CLASSIFICA DELLE SOCIETÀ ITALIANE

Parmalat

7,45

Brembo

5,85

Acea

4,7

Generali

7,25

Sorin

5,85

Iride

4,65

Bulgari

7,2

Intesa

5,65

De’ Longhi

4,6

Cir

6.,

Beni stabili

5,6

Banco Pop.

4,35

Recordati

6,9

Seat - pg

5,6

Kme group

4,35

Alleanza

6,8

Atlantia

5,45

Enel

4,2

Geox

6,7

Mediobanca

5,3

Rcs

4,2

Benetton

6,45

Tod's

5,3

A2a

4,15

Mediaset

6,45

Autostrada to-mi

5,2

Saipem

4,15

Mondadori

6,4

Snam R.G.

5,15

Buzzi Unicem

4,05

Ubi banca

6,35

Mps

5,15

Exor

4

Autogrill

6,2

Indesit

5,1

Eni

3,95

Fastweb

6,2

Mariella Burani

5,05

Terna

3,95

L'Espresso

6,15

Unicredit

5

Bpm

3,85

Campari

6,1

It Holding

4,95

Fondiaria

3,8

Fiat

6,1

Beghelli

4,9

Stefanel

3,5

Gruppo Coin

6,1

Telecom Italia

4,9

Edison

3,45

Pirelli re

6,1

Tiscali

4,9

Finmeccanica

3,45

Luxottica

5,95

Italcementi

4,85

Unipol

3,25

Pirelli

5,95

Pininfarina

4,85

Natuzzi

2,8

Mediolanum

5,9

 

· Quello che ha pesato sul voto di queste società rispetto a altre, che invece hanno ottenuto voti superiori, è la concomitanza di tutti questi limiti.

· Che dire, invece, delle uniche società, Parmalat, Generali e Bulgari, che sono risultate le migliori? Il voto è stato ottenuto grazie al rispetto del principio un’azione un voto, alla presenza di un comitato per il governo societario (eccezion fatta per Bulgari), alla presenza di più del 50% di soggetti indipendenti nel consiglio di amministrazione e, Parmalat e Bulgari, per avere un comitato per le remunerazioni formato al 100% da soggetti indipendenti.

· Il punteggio della corporate governance di tutte le nostre società lo trovate anche sul Supplemento Tecnico. Per averlo basta telefonarci allo 02/6961520 e potrete usufruire di un periodo di prova gratuito di 4 numeri.

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