Analisi
Economia e mercati 8 anni fa - lunedì 13 luglio 2009
Confermato il calo del Pil europeo, regge meglio del previsto la produzione industriale italiana. Settimana (quasi) del tutto positiva negli Usa. Sale la disoccupazione in Australia, ma meno del previsto.

IN EUROPA

Confermato il calo del Pil europeo, regge meglio del previsto la produzione industriale italiana.

In linea con le attese, i dati definitivi sul Pil (la ricchezza prodotta) confermano per l’eurozona le indicazioni preliminari: nel 1° trimestre 2009 il calo è del 2,5% sul trimestre precedente. Confermato anche il dato relativo ai consumi (-0,5%), una delle componenti più importanti del Pil; per gli investimenti, il calo resta consistente (-4,1%) ma è leggermente meglio rispetto alle indicazioni preliminari (-4,2%). In Italia, la produzione industriale a maggio si è attestata sugli stessi livelli di aprile: una buona notizia, visto che il mercato si era preparato a un calo dell’1,1% mensile. Andando però più nel dettaglio, si scopre che la “qualità” della produzione ancora langue: ad aumentare sono solo i beni di consumo non durevoli (+4,9%), mentre la produzione di beni economicamente più “impegnativi” continua a contrarsi (-3,4% i beni di consumo durevoli, ad esempio le auto, -1,6% i beni strumentali, ad esempio i macchinari). In Gran Bretagna va anche peggio: oltremanica la produzione industriale è calata dello 0,5% mensile , ci si aspettava un progresso dello 0,2%. La debolezza dell’economia si riflette solo in parte sul carovita: i prezzi alla produzione britannici sono sì calati a giugno dell’1,2% annuo (-0,8% le attese), ma solo a causa del petrolio (-19,9%) che ha più che compensato i rincari degli altri settori  

NEL MONDO

Settimana (quasi) del tutto positiva negli Usa. Sale la disoccupazione in Australia, ma meno del previsto.

In un periodo ancora dominato dall’incertezza, arrivano sprazzi di sereno dagli Usa. La bilancia commerciale migliora a maggio: il saldo import-export resta negativo ma risale da -28,8 a -26 miliardi di dollari (-30 le attese) grazie alla ripresa delle esportazioni (da 121,4 a 123,3 miliardi) . Bene anche le richieste di sussidi di disoccupazione, scese da 617.000 a 565.000 (605.000 le aspettative). Perfino il settore immobiliare mostra segni di risveglio, con l’indice relativo alle richieste di mutui in aumento del 10,9%; buona parte del balzo è però dovuto alle richieste di rifinanziamento (un modo con cui le famiglie Usa si procurano liquidità; +15,2%), mentre le richieste per l’effettivo acquisto di un immobile salgono solo del 6,7%. A rovinare lo scenario positivo è però arrivato l’indice di fiducia dei consumatori calcolato dall’Università del Michigan, sceso da 70,8 a 64,6 (70,6 le attese). Passando a Est, il Giappone è alle prese con un aumento dei fallimenti societari (+8,2% nel 1° semestre) mai così numerosi negli ultimi sei anni. La Cina, invece, tira un mezzo sospiro di sollievo: gli scambi con l’estero restano in calo ma a ritmi meno intensi (-21,4% annuo l’export, -13,2% l’import). In Australia, il tasso di disoccupazione è in aumento a maggio dal 5,7% al 5,8%, ma il mercato si aspettava di peggio (5,9%).   

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